domenica 12 novembre 2017
Dell'oroscopo da conservare fino al 2018 e poi ancora
domenica 30 luglio 2017
Delle parole di Lucia
Il tempo che mi rimane.
La consapevolezza della mia finitezza mi fa amare ogni battito del mio cuore, ogni minuto della mia esistenza, ogni mio passo in questo mondo, ogni pioggia, ogni tramonto, ogni persona che abbraccio, ogni bimbo che incontro.
Il tempo che mi rimane.
Lo voglio riempire di bellezza, di colori, di poche cose, di denso, di silenzio, del sobrio, dell'importante.
Il tempo che mi rimane.
Lo voglio passare imparando a volermi bene, a rispettarmi, a non sprecarmi in cose che mi fanno male, ad avere più benevolenza, e meno severità nei miei confronti.
Il tempo che mi rimane.
Voglio che diventi un tempo importante, un tempo consapevole, un tempo dolce e struggente, a tratti felice, un tempo sorridente.
Il tempo che mi rimane.
Non lo so quanto sarà, ma voglio che diventi la cosa più bella che io abbia mai visto.
mercoledì 12 luglio 2017
Del terzo compleanno di Bloodino
mercoledì 5 luglio 2017
Di Edward Bunker
Sebbene il mio corpo fosse esausto, la mente si rifiutava di rinunciare al turbine di pensieri. Più di ogni altra cosa mi concentrai sulla sensazione di essere vivo, sul soffio dell'aria condizionata che mi scivolava sul petto nudo, sul sapore e l'odore del mio sigaro, sulle pulsazioni del mio polso, sul dolore dei miei muscoli stanchi, sull'infinito lavorio del mio stomaco. A un certo punto, desiderando di provare il contatto con un altro essere vivente, accarezzai la spalla di Allison. La vita era preziosa. La vita era tutto ciò che contava. Ma se non la vivevi come volevi, ecco che all'improvviso non importava nulla.
[Edward Bunker]
mercoledì 28 giugno 2017
Dei miei primi 15 anni
Oggi sono 15 anni esatti da quando "si sono presi quel bel pezzo a brutto muso". E un po' di blues ce l'ho. E non è bastato finire un corso da 150 ore, non è bastato comprarmi un servizio di piatti, una caffettiera, delle matite colorate e un pareo con un teschio per giocare a far finta e farmela passare.
Mi prenderò il lusso di essere autoreferenziale e userò le mie stesse parole per fermare questo promemoria che ha il sapore di un traguardo affannato e sofferto, eppure, a suo modo conseguito.
Non è che la vita della gente vada sempre a gambe all'aria senza motivo.
"Dieci anni
Dieci anni da quella sala operatoria, dieci anni dal male, dieci anni di insegnamenti, rinunce, prese di coscienza e spiegazioni, dieci anni di sospiri e rammarico.
Dieci anni di incoraggiamenti e spugne da gettare via lontano con tutte le mie forze e dieci anni di cazzate, perchè tanto altri dieci anni mica ci sarebbero stati a detta loro.
Dieci anni e io penso a chi sta peggio, ma cazzo, anche a chi sta meglio.
Dieci anni da quello squarcio, dieci anni dall'addio alla normalità. Dieci anni sciolti in una bustina che sa di arancia e va masticata come se fosse farina, polvere che indolenzisce lo stomaco e spacca i reni, il fegato e a volte non serve nemmeno a un bel niente.
Dieci anni a guardarmi nuda allo specchio con la testa piegata su una spalla, a volte detestandomi, a volte accudendo me stessa come se fossi una bambina.
Dieci anni nella speranza di un miracolo, di un'aggiustatina, di un rammendo, di un ripristino, di un ctrl + alt +canc, di una soluzione o anche solo della ripresa delle trasmissioni da dove si erano interrotte: come se niente fosse mai successo.
Dieci anni da quel letto di ospedale, dieci anni dalle preghiere degli altri alle quali avrei risposto con bestemmie e maledizioni. Dieci anni di ricordi, dieci anni di amara accettazione e saggezza da dispensare pacatamente.
E ora, a dieci anni? E ora, dopo dieci anni splendo nel "far finta", ma anche nel "fa niente". Perchè se non lo dico io, nessuno lo sa, nessuno se ne accorge.
Buon anniversario alla mia pancia, che è una panzona, ma che è la base del mio albero. Buon anniversario alla mia cicatrice, l'unica che non mi sarei mai scelta.
Buon anniversario al mio addome senza muscoli, molle come pasta per il pane, sempre pallido e ben nascosto.
Buon anniversario a me, perchè neanche da spezzata retrocedo, e me lo sono pure scritta addosso, perchè sono cattiva come l'erbaccia, acida come un limone, ma buona come lo zucchero a velo su una torta appena sfornata.
No, non sei bastato nemmeno tu a levarmi dalle palle.
Caro destino, rassegnati, perchè sono più velenosa che mai.
Occhi un po' lucidi, capelli raccolti male, sorriso di circostanza, trucco sfatto e una giornata come tutte le altre".
28 Giugno 2012
martedì 20 giugno 2017
Di Bloodino lontano, anche se per poco
Sono scema, vero? Certo che lo sono. Ti ho salutato alle sette di stamattina eppure sembra chissà quanto in più.
mercoledì 10 maggio 2017
mercoledì 12 aprile 2017
Della resilienza. E di una bella canzone che stringo a due mani.
martedì 24 gennaio 2017
Dell'insonnia che diventa mia alleata
Ci sono i pensieri che mi rosicchiano l'anima quasi fossi tarlata. Ci sono preoccupazioni che sembrano ingigantirsi a dismisura e alcune volte mi soffocano, altre volte mi sfiniscono, altre volte arrivano e se ne vanno distrattamente. Poi ci sono anche le aspettative che mi rendono trepidante e che vorrei già poter stringere tra le mani.
Infine ci sono le mancanze, quelle oggettive e fisiologiche, quelle che solo la pazienza potrà ammansire e il tempo - semmai - compensare.
Domenica mattina la sveglia è stata improvvisa - e immotivata - ben prima delle cinque. Ero spaventata all'idea di trascorrere una giornata vuota, trascinandomi per casa in modo inconcludente. In fondo, si trattava pur sempre dell' unico giorno senza lavoro della settimana. Ma poi ho avuto un'intuizione, mi sono presa di coraggio e, in compagnia del mio fido bestiolino, ho deciso di sfidare il freddo e l'orario proibitivo e ho guidato fino a Colico: ho guidato fino a Casa.
Poche ore. Ore intense, rigeneranti, salvifiche.
Momenti in cui godere della solitudine, del privilegio di non dover rendere conto a nessuno, della grazia di non dover subire più - mai più - nessuno.
Dibò me l'ha fatta davvero grossa quando, preso dall'estasi che la libertà senza guinzaglio infonde, si è lanciato senza remore nel lago cacciando un gruppo di papere, uscendone subito dopo stranito, congelato, tremante. Un soccorso di emergenza fatto della mia sciarpa che gli frizionava il pelo, carezze per capire quanto fosse inzuppato e quanto invece congelato, un asciugacapelli a disposizione a soli 10 minuti di macchina, ringraziando chi di dovere in Cielo.
E poi l'allegria per aver trascorso insieme alcune ore in un silenzio surreale, ovattato da gelo e una spolverata di neve, tra erba che scricchiola e si spezza sotto i piedi, una manciata di croccantini golosi in tasca, un tè caldo ben riposto in un thermos e sei gradi al di sotto dello zero a pizzicarmi in viso.
I paesaggi sono sempre quelli, così come lo sono i luoghi, eppure, per ritrovare me stessa e per dare voce a quello che accartoccio e nascondo nella pancia, mi capita sempre più spesso di cercare i miei luoghi sicuri, quelli che mi confortano e mi infondono energia. E domenica ne ho ritrovati molti. E mi sono sentita bene.
E poi un hamburger per me e uno per Bodibò, un pisolino vicini, una leggerezza al cuore che ieri mattina continuava a canticchiare leggera e spensierata, perchè ci sono forme di benessere autentiche, che sanno fare per bene il loro lavoro.
giovedì 19 gennaio 2017
Della cassettiera dell'Ikea
Dopo il lavoro, nel tardo pomeriggio di ieri, vagabondavo per l'Ikea di Carugate in queste condizioni: in tacchi, ben truccata, con il cappotto adagiato nell'incavo del braccio indolenzito e con un carrello da carico pesante che trasportava due bulbi, quattro ganci da appendere, un culetto di cagnino in plastica (anch'esso gancio) e due mini pupazzetti.
Un po' mi divertiva osservare la curiosità stranita di chi si imbatteva nel mio tentennare sbandante e mi guardava quasi chiedendosi: "Ma sta scema lo sa che ci sono i sacchi gialli?".
È che mi serviva una cassettiera, da poco, una senza pretese. La stessa cassettiera che mi sono rifiutata di comprare da Marzo dell'anno scorso, infliggendo nuova precarietà a quella in cui - già di mio - dovevo sguazzare. Perché comprarla avrebbe comportato una presa di coscienza e un'accettazione alle quali non potevo essere già pronta.
Poi, non so cosa sia successo in quell'ufficio a Monza, dopo la lezione del primo pomeriggio. Mi sono decisa, mi sono convinta, ma forse mi sono rassegnata.
E quella stessa rassegnazione l'ho portata a passeggio mentre rendevo omaggio al cuscino della palla numero 8 che avevamo sulla poltrona da barbiere, ai mobili sparsi per la camera, lo studio, il soggiorno con angolo cottura, il bagno, il ripostiglio e pure l'ingresso. Quella che credevo fosse casa era ovunque, ma non più in me. Non quanto temessi.
Ho deglutito amarezza e rancore, bestemmie e malaguri, "ma crepa" e "mammt" a profusione ad ogni bicchiere, utensile, candela, cestino e decorazione che conoscevo bene e di cui ricordavo esattamente la collocazione.
E poi ho pensato che quello che mi strazia non è che sia finita, anzi, ma come sia potuta andare mentre tutto sarebbe stato ancora possibile, se soltanto ci fossero stati decenza, rispetto, dignità, sobrietà e contegno.
Perché ci sono circostanze che non dovrebbero esistere nemmeno in letteratura.
Ma tant'è, ahimè.
Non scrivo per rognare, per parlare del Lupo Cattivo, scrivo perché davanti ad un ambiente con i mobili neri e gli accessori verdi e bianchi, uno di quelli che angosciano nella loro pretesa di sfoggiare un design a basso costo - buono a stento per un residence - ho capito che non ho nessuno accanto perché non voglio nessuno.
Perché non esiste odore che non mi dia il voltastomaco.
Perché non mi voglio accontentare di nuovo.
Perché non sceglierò per consolazione o bisogno, ma soltanto per volontà e slancio di felicità.
E poi perché sto bene, in fondo.
Ma sì, dai.
Ho una cassettiera da montare e una casa da trovare.
Ho il culo grosso e la pelle secca.
Sono ipocondriaca, stronza e isterica.
Ho così tanta roba che si accumula dentro e fuori dagli armadi e dalle scatole, che se mi incrociasse Marie Kondo farebbe harakiri con la gruccia in metallo della lavanderia, dopo essersi frustata con il guinzaglio stiloso di Bloodino.
Ho esorcizzato pure l'Ikea.
E chi mi ferma più?















