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lunedì 21 novembre 2016

Del farcela, del pigiama zebrato


È da sabato mattina che ho in mente questo post, ma di solito succede così: prima penso ad una frase, una bella frase eh, una di quelle da centomila milioni di condivisioni, applausi, premio Pulitzer e posto fisso con tredicesima e ferie pagate. Una frase che da sola diventa un best seller. Poi me la dimentico. E - di conseguenza - poi mi dimentico anche del post della vita, che un po' come tutto il resto, mi passa di mente e buonanotte ai suonatori.

Nel corso degli ultimi giorni mi sono imbattuta in circostanze che mi hanno coinvolta emotivamente e mi hanno portata a riflettere. E poi a singhiozzare sotto la doccia, a scuotere la testa cercando di scacciare la nostalgia e - in particolare - scagliare via la distorsione della realtà nella cui pratica il mio cervello bacato non ha rivali. Fortunatamente, non sono sola perchè l'asse Solaro - Siziano è indomito nel supportarmi e ancor di più nel sopportarmi, ma io ho anche Padre Mauri ad incoraggiarmi. Succede così che la solitudine diventi un privilegio che scelgo di concedermi per riposare o per riprendere fiato.


Mi sono ritrovata a pensare a me stessa come ad una donna sempre più forte, sempre più consapevole, sempre più disincantata e persino sempre più selettiva.
Che spettacolo!
- Ma come... proprio tu , Milvina?
- Già. Proprio io, mondo caro (o mondo cano per dirla alla Faletti ai tempi d'oro).
Passeggiavo con Bloody per i campi lo scorso sabato. 

Ogni qual volta il tempo ce lo consente, ne approfittiamo sempre per sfuggire all'asfalto e ai tubi di scarico, ma anche ai convenevoli da guinzaglio. Basta che prenda la macchina, due uscite di superstrada e siamo in un mondo tanto surreale quanto rigenerante.
Avevo l'autonomia della batteria del cellulare, ormai da cambiare (perchè i Samsung allo scoccare dei due anni si autodistruggono in una manciata di giorni), agli sgoccioli. Eppure ho voluto scattare qualche foto, tra l'altro ben riuscita a detta dei seguaci su Instagram. Attraverso quelle istantanee senza pretese sono riuscita ad immortalare persino i pensieri che, insolitamente, da giorni continuano a farsi ripetere tra le tempie e continuano a rimbombare nel silenzio delle labbra serrate.



Se ce la fanno le gocce di pioggia a rimanere aggrappate ai rami, alle bacche e alle foglie, allora ce la posso fare anch'io.
Se ce la fanno i fiori nei prati a resistere al gelo, alle zampate ciniche e alle suole delle scarpe indifferenti, allora ce la posso fare anch'io. 
Se ce la fa la gambetta più corta di Bloody a correre come se nulla fosse, prendendo velocità ad ogni attrito con la terra, allora posso farlo anch'io.
Se i bambini imparano ad allacciarsi le scarpe, allora ce la posso fare anch'io.
Se non ho mai ceduto, se non ho mai ipotizzato di tornare sui miei passi, se scaccio l'amarezza a suon di hard rock, allora ce la sto facendo.
E col cazzo che mi accontento.
Ed è bellissimo potermi concedere la sfacciataggine di fissare questo traguardo, uno tra i più insperati e sostanziosi: sentire che ce la sto facendo.



In fondo, sono una tettona che canta David Coverdale e Charlie Daniels. E pure i Mountain di Leslie West. 
Sono una che sta così bene, da comprarsi pure un pigiama zebrato e fottersene della lingerie che l'età prescriverebbe propedeuticamente all'accasamento, ma è che non ho nemmanco mezzo psycho con cui sfoggiarla: perchè decido io che sia così.

Mi sa che inizio a crederci.
Mi sa che sto lavorando bene.
E chi mi ammazza?
Di certo non tu. E nemmeno tu. Figuriamoci te.

Nota: dopo non so quanti anni, mi sono arrogata il diritto di salire su un'altalena e di rimanere a far ciondolare le gambe fino a quando non mi è girata la testa e non mi è venuta la nausea.
E se si fosse rotta, per colpa del mio dolce peso, dei miei anni e della mia altezza... ecco, non sarebbe stato un problema mio.




Soundtrack of the day: Golden Earring - Radar Love
Clicca qui per ascoltare Radar Love

domenica 31 luglio 2016

Di quello che è successo

E poi è successo che, di ritorno da Las Vegas, sia partita anche per l'Olanda e che sia riuscita a rendere costante una collaborazione professionale che ora mi impegna ogni giorno dal lunedì al venerdì.

E poi è successo che abbia sentito la voglia e spesso il bisogno di scrivere, ma che mi sia imposta di non farlo - se non via social - per evitare di recriminare sul solito dolore, per non dare al peggio di me la possibilità di avere la meglio e per non continuare a infilzare lame dentro a ferite che non ne volevano sapere di rimarginarsi.

E poi è successo che mi sia ritrovata a perseguire l'equilibrio, la sensatezza, la pacatezza, perché convivere con aspetti del mio carattere che mi sfiniscono quanto delle montagne russe di entusiasmo e disperazione, mi stava logorando.

E poi è successo che abbia deciso di avere cura di me stessa come se si trattasse di qualcuno che amo, ritrovatosi in una condizione di grave difficoltà, e mi sono accorta di quanto poco basti per accarezzarsi anziché infliggersi nuove mortificazioni.

E poi è successo che persino la pelle più sottile e delicata si sia ispessita e che abbia ricominciato ad alzare la testa, certa del fatto che solo credendoci, avrei iniziato a venirne fuori.

E poi è successo che mi sia ritrovata a provare sdegno, perché i filtri spessi dell'amore, o chi per esso, rendono ciechi, stupidi, insensati e anche parecchio ritardati.

E poi è successo che mi sia ritrovata a piedi nudi nell'erba, con la testa bagnata al sole, con il viso senza trucco e le guance asciutte. E allora è successo che abbia trattato me stessa con rispetto e benevolenza, scacciando le colpe insensate e le malinconie di film proiettati soltanto tra le lacrime dei miei occhioni miopi dalle ciglia troppo lunghe.

E poi è successo che mi sia tornata la voglia di dire.
E anche quella di raccontare.
Ma ancora di più, quella di ricominciare ad essere.

domenica 29 maggio 2016

Di A. e della sua arte addosso. Per sempre



Saranno stati quasi dieci anni fa. E io ricordo ancora perfettamente quando mi sono imbattuta nei tuoi disegni addosso a qualcuno per la prima volta.
Gianni, il mio fidanzato dell'epoca con il quale vivevo un bell'amore profondo e spensierato, sapeva della mia neonata passione per i tatuaggi e - a seguito della mia intenzione di accrescere il numero dei miei ghirigori - mi aveva fatto notare la precisione e la cura con cui erano stati realizzati ricami di ispirazione giapponese sulle braccia del suo amico e collega I. (abbreviazione di un terzo di cognome), che - se la memoria non mi frega - partiva da Magenta per raggiungerti in studio a Monza.

Prima di farti visita e prendere coraggio per telefonarti, mi ero improvvisata investigatore privato e chiedevo a chiunque fosse tatuato se ti conoscesse, e quando avevo la fortuna di imbattermi in qualcuno che ti portava in bella mostra su di sé, mi ritrovavo ad immaginarti attraverso chi ti conosceva già e per te nutriva ammirazione e rispetto.

Ricordo ancora la prima telefonata in studio, prima di prendere appuntamento per venire a mostrarti la foto di un fiore di cactus, e ricordo ancora meglio la soggezione che ho provato di fronte a te e alla tua diffidenza scrupolosa, alla tua parlata scazzata, al fatto che stessi per gettare la spugna prima ancora di venirti a trovare, immagonita dalla tua freddezza al telefono, che proprio non mi aspettavo. Ma io mica lo sapevo che ricevevi ennemila telefonate al giorno, mica mi passava per la mente che oltre a chi si fa tatuare per davvero, c'è una costellazione di indecisi, insicuri, rognosi e fanfaroni che ti assillavano (e forse assillano) prima, dopo e durante il lavoro.

Ricordo i miei occhi sgranati di fronte alle pareti del tuo studio così piene di riconoscimenti e ricordo quanto fossi incredula all'idea di essere proprio lì, davanti a te, timorosa di sembrarti una rincoglionita o anche solo una che non avesse niente da dire, con la mia pelle quasi ancora del tutto candida come mamma Angela l'aveva fatta. Ricordo persino quanto desiderassi starti anche solo un po' simpatica, simpatica a sufficienza per farmi fissare un appuntamento e avere finalmente un tatuaggio che sapevo sarebbe stato unico e meraviglioso, degno di un ricordo così importante.

Erano tempi in cui, per riuscire a farsi ricamare dalle tue mani, bisognava aspettare mesi, se andava di culo erano un paio, erano tempi in cui un tatuaggio per me era un'autentica trasgressione, una rivoluzione, significati ben lontani dal bisogno quasi fisiologico - consolidato anno dopo anno - di fermare un pezzo di storia della mia vita: perché è così che vivo i segni del passaggio degli aghi intrisi di colore che mi faccio infilare sotto pelle.

Ricordo quando mi hai chiesto se fossi sicura della posizione che avevo scelto, perché era molto visibile, perché richiedeva determinazione e sicurezza, e non hai esitato a ricordarmi che mi avrebbe potuto creare problemi sul lavoro. Ricordo il tuo accenno di sorriso quando ti ho spiegato il perché quel fiore, con appoggiata sopra una farfalla, fosse così imprescindibile dall'interno del mio avambraccio: perché era lì che sentivo la pressione del braccio flebile della mia nonna nelle notti che hanno preceduto quella del nostro addio. E ricordo che poi, improvvisamente, hai sorriso, lasciando andare almeno una manciatina di riserve nei miei confronti.

Sono trascorsi quasi dieci anni da quel primo sigillo d'amore, e sopra il letto, in camera mia c'è ancora la foto delle tue mani al lavoro (il primo di ogni singolo altro lavoro che da quel momento in poi soltanto tu hai impresso su di me) e la mia mano che accompagna quella della mia nonnina. Ormai ho perso il conto delle bestioline, delle parole, dei simboli, dei fiori e dei frutti che mi hai regalato nel per sempre della mia stessa vita. Ed è anche per questo che ti ho così a cuore.



Il tempo è trascorso e come direbbe Alda Merini "E fiorita son tutta"  grazie ai tuoi ricami e alle tue incisioni. Di recente siamo persino passate dal "Lei" al "tu", dalle strette di mano agli abbracci lunghi e stretti, abbracci per salutarsi, abbracci per infondere forza, abbracci per consolare, i tuoi, e per ognuno di loro ti sono riconoscente. Quando sono più fragile, quando mi verrebbe da rognare, riascolto la tua voce, e non passa quasi giorno senza che tu non scelga di esserci anche solo un cenno, una parola atta a sussurrare la tua presenza sempre graziosa, sempre riservata, sempre generosa. Le tue parole mi hanno segnata, così come il tuo portarmi a riflessioni disincantate eppure necessarie per ricominciare a vivere e lasciare alle spalle quel recente dolore "pari ad un lutto" che ancora mi fa zoppicare, che ancora mi rende incredula, che ancora devo imparare ad accettare.

E mentre guardo il tuo capolavoro sul mio braccio,  nato nemmeno due giorni fa e mentre lo stesso capolavoro - soltanto un filino più puzzolente - dorme acciambellato ai miei piedi, ho bisogno di congedarmi dal tuo Taboo Tattoo attraverso queste parole, forse confusionarie, ma piene di emozioni che ti appartengono e che vorrei ti raggiungessero.

Mi congedo dal tuo studio, ma da lui soltanto, con la stessa pesantezza di cuore che lascia un libro incredibile che devi necessariamente chiudere perché giunto alla fine delle sue parole. Ma ho una libreria zeppa di nuovi libri che mi aspettano, e uno di questi parla di zampine di micette, un altro di una casa che è fatta di sogni, sacrifici e ostinazione dalle cui finestre si scorgono piante dai frutti antichi, un altro ancora è un giallo in cui viene persino svelato il mistero delle consegne di Amazon a novecento metri di altezza montanara, e poi c'è in una raccolta c'è un racconto che parla di un cagnolino buono e nero che sogna una passeggiata su prati che non ha ancora mai visto, ma che in compagnia della sua Zia, diventerebbero di certo un vero e proprio incanto.

Grazie. 
Per tutto quello che è stato, per tutto quello che oggi è, per tutto quello che aspetto e che non vedo l'ora che ancora sia.




lunedì 23 maggio 2016

Del cagnolino che ama i bimbi

Sarà la pioggia battente ad infierire e ad imbronciarmi perché, in fondo, da quando ho ricevuto la bellissima notizia del breve viaggio a Las Vegas a Giugno, ho deciso di investire le mie energie proficuamente, e quindi, anziché accanirmi a straziare mente e cuore con dispiacere, rammarico e tristezza, ho scelto di anteporre la riconoscenza a qualsiasi forma di ricordo e mancanza.

Mi è stato di grande aiuto confrontarmi con il mio medico personale, con la mia sorellina, che mi ha spiegato la naturalità di alcuni stati d'animo, i quali non devono però permettersi di manipolare la realtà più oggettiva e sadica. E questo confronto, davanti a piattoni pieni di sushi e schifezzine gustose, ha contribuito ad accrescere il desiderio di rivendicare il diritto inviolabile alla mia dignità, così come quello di uscire da questo annientamento.

Non sono una ragazzina con tutto il tempo del mondo a disposizione, non posso struggermi più di quanto non abbia già fatto vivendo determinate circostanze, e adesso è l'ora della presa di coscienza del fatto che ci sia solo una strada da percorrere, e che sia quella dell'amor proprio, dimenticato senza pietà nel corso degli ultimi due anni.

Ho lavorato sia sabato che domenica portando a termine il primo dei corsi iniziati tra febbraio e marzo con i miei allievi. Non nascondo che mi mancherà la testa arguta di E. così come mi mancheranno la sua casa piena di vita, movimento e colori, la sua famiglia sempre accogliente e i suoi cagnolini affettuosi, ma posso ritenermi soddisfatta sia dei risultati conseguiti che dal bel rapporto che siamo riusciti ad instaurare e credo che un bilancio positivo di un percorso non possa che giovare al mio spirito.

Sabato pomeriggio, appena tornata da lezione, ho preso guinzaglio e occhiali da sole e mi sono regalata una lunga passeggiata con Bloodino l'esploratore, e dopo aver scovato una bella pianta di ciliegine selvatiche, un paio di prati nuovi ed essermi goduta le prime vere maniche corte all'aperto, mi sono fermata un po' nel giardino condominiale, dove sono stata raggiunta dalla mia vicina di casa S., dalla sua cagnolona Holly (primo amore di Bloodino) e dai suoi due meravigliosi bimbi.



Che Bloody abbia una predisposizione netta nei confronti di chi è più fragile è visibile agli occhi di tutti, ma che lui sia riuscito a giocare e ad interagire con un esserino di tredici mesi, ha riempito il mio cuore di orgoglio e felicità. E' un cane buono e in lui posso riporre piena fiducia. E - una volta tornata a casa -  ho condiviso queste parole, accompagnandole allo scatto che chiude questa pagina di diario.

"Verso l'ora del tramonto ho visto la proiezione di tutto quello che sognavo, di tutto quello che non avrei mai potuto avere, di quello che ancora desidero diventi realtà, di quello che - in futuro - proverò ancora a costruire. E non mi sono sentita sconfitta. Ho provato conforto e speranza.
Bloodino mio, sei incredibile. E non so come dirti grazie per essere stato così premuroso, delicato e sensibile con quella manina fiduciosa, vecchia solo tredici mesi. Mio piccolo Super Dog, con te TUTTO è magia e stupore."

Non mi vergogno di desiderare che momenti come questo, un giorno, possano magari diventare la normalità così come non mi sento in colpa per aver preteso che la mia vita vedesse la fine di modalità deliranti e crudeli, che io ponessi finalmente fine all'approfittarsene e alla cattiveria. E questa nuova consapevolezza mi permette di sentirmi meglio, almeno un po'. Ho grandi sogni, sogni che nessun altro essere umano ha il diritto di denigrare o sminuire e farmi bastare meno di niente, e poi sempre meno, non è la strada che io mi sarei mai potuta concedere di percorrere.

E con un po' di sana rabbia, col mio bel rossetto rosso, con meno tempo da sprecare a osservare quello che ho alle spalle, mi concedo il lusso di vivere un sognetto ad occhi aperti. Una fantasticheria senza pretese che mi fa sorridere e sperare e mi mostra che cosa abbia veramente senso e valore nella vita: la famiglia. Qualsiasi forma e genere di famiglia, purchè tenuta insieme dal rispetto e dall'Amore reciproco.


mercoledì 9 dicembre 2015

Del primo esperimento con il pirografo della Lidl

Vi ricordate il post tragicomico nel quale raccontavo le mie insensate peripezie atte a procacciarmi un pirografo di quelli in offerta alla Lidl? Ecco, lo scorso sabato pomeriggio mi sono messa d'impegno e ho provato a decorare dei sottobicchieri in legno grezzo e morbido - recuperati dai cinesi in confezione da sei per ben 2 euro - e si sono rivelati un'ottima superficie per una principiante alla prima incisione.
decorazioni natalizie pirografo


Ho preso spunto da alcuni oggetti di Natale in vendita su Etsy e mi sono messa all'opera. Diventeranno delle decorazioni per l'albero, o per i pacchetti oppure un'arma da lanciare dal balcone dritta in testa a chi farà degli schiamazzi sotto casa o si farà vivo e non sarà gradito.
Non mi posso lamentare del risultato, sebbene la resa sia oggettivamente imprecisa e tentennante, però per 10 euro non avrei potuto pretendere di più.

decorazioni natalizie pirografo

Mi posso invece lamentare per la difficoltà di impugnatura, per il cavo troppo rigido e corto e per il dolore che ora provo al polso, per le due dita ustionate e per il palmo della mano fuori uso. Pochi accorgimenti renderebbero questo prodotto a prova di impedito, quindi anche a prova di Erica.
Se lo userò di nuovo? Sicuramente! Ho un intero arsenale di utensili da cucina da personalizzare e distruggere irrimediabilmente!

decorazioni natalizie pirografo


martedì 24 novembre 2015

Iger worth mentioning: IGERSITALIA e #5fotoxunpasto

E' bellissima l'iniziativa a favore di ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) promossa attraverso il profilo di Igersitalia, community tra le più interessanti del panorama italiano di Instagram.

A partire dal 24 Novembre fino al 14 Dicembre sarà possibile caricare oppure taggare una foto già presente nella vostra gallery, con gli hashtag #5fotoxunpasto e #igersitaliaRoyal Canin donerà un pasto completo ad ENPA per ogni 5 foto. L'anno scorso sono stati donati circa 3000 pasti a fronte di 14.600 foto postate.

L'invito di Igersitalia è: riusciremo a battere questo record?


Beh, diamogli una mano, armiamoci di fotocamera, chiediamo un po' di collaborazione ai nostri cagnolini e proviamoci tutti insieme! Bloody è già pronto a posare!



lunedì 23 novembre 2015

Del pirografo della Lidl e dei colpi di testa che sembrano lampi di genio

Sono quella dei colpi di testa, dei lampi di genio, delle epifanie improvvise, forse anche delle partenze intelligenti: e stamattina ho dato prova di ognuno dei miei talenti persino al mio cane.

Esce il nuovo volantino delle offerte Lidl. Una parte delle promozioni era dedicata alla creatività e al bricolage, una delle mie innumerevoli passioni in cui mi lancio a capofitto e che poi abbandono una volta realizzati un paio di progetti. Decido che il pirografo debba essere mio e mi vedo già provetta pinstriper a mostrare al mondo le mie prodezze di lettering su utensili da cucina, cornici, pendagli natalizi, braccialetti e qualsiasi oggetto che possa essere inciso o anche solo maltrattato dalle mie manine.

Sorrido, mi compiaccio, gongolo, quasi quasi sguazzo al solo pensiero di possedere un pirografo. Poi, all'improvviso, mi prende l'ansia. Quell'ansia irrefrenabile che mi porta a pensare che se non sarò davanti al supermercato almeno dieci minuti prima dell'apertura un'orda di vecchi e donnette creative assaliranno le poche scorte disponibili e mi ritroverò con un sogno infranto, ragion per cui ieri sera, armata di grugno e intenzioni malefiche, ho annunciato alla famiglia che il mattino seguente avrei sfidato il traffico, il freddo, il sonno, il lunedì e la pigrizia e a varcare la porta di quel supermercato sarei stata la prima, o al massimo la seconda.

Immaginavo che il mio meraviglioso pirografo fosse ben riposto in una scatolona pesante e voluminosa, in fondo fino a ieri non avevo nemmeno idea di che cosa diavolo fosse un pirografo e non ricordavo nemmeno il termine che lo definisce e lo confondevo con poligrafo, pirigrafo, ma anche con "il coso per incidere sul legno". Immaginavo che a disposizione del circondario di Nova Milanese ci fossero giusto una decina di esemplari, rari e preziosi da difendere quanto un ideale. Immaginavo che mi sarei dovuta armare di un porro o un gambo di sedano per infierire colpi ben assestati contro chiunque avesse anche solo ipotizzato di frapporsi tra me e il mio pennino a caldo. Ma sfortunatamente il mio immaginario fa cilecca quasi quanto i miei slanci più genuini e mi sono ritrovata di fronte ad uno scenario inatteso: un intero bancale di scatoline a disposizione di chiunque e nessuno - a parte un vecchietto che avevo pensato di rendere monco per non avere rivali - interessato al mio nuovo amante.


Il tutto alle otto e mezza del mattino, col mio cagnino sdraiato sul sedile posteriore dell'auto a dormire a palline all'aria un po' intontito dall'uscita così mattiniera, il tutto dopo essermi lavata, vestita e truccata alla velocità di Benny Hill e una guida da rallista per ben cinque chilometri.

Spero di cimentarmi già oggi pomeriggio nella creazione di qualcosa, in fondo, una manciata di speranze la ripongo davvero in questi nove euro e novantanove.

(To be continued...)

Song of the day: Big Bad Voodoo Daddy - Mr. Pinstripe Suit

giovedì 10 settembre 2015

Del cucchiaio della Kellogg's

cucchiaio kellogg'sL'attesa è stata lunga, ma finalmente è arrivato! Ricevere un gadget dopo più di quattro mesi di paziente attesa, coglie impreparati e scaccia sorprendentemente la sensazione di aver perso ogni speranza di riceverlo. Parlo del Cucchiaio Kellogg's ottenuto a fronte dell'acquisto di tre confezioni di cereali aderenti all'iniziativa. Bastava registrarsi al sito dedicato all'operazione a premi e inserire i tre codici presenti all'interno di ciascuna confezione per accaparrarsi un bel cucchiaio da personalizzare.


cucchiaio kellogg'sA chi dedicare questo oggetto?  La mia monotonia in quanto ad espressioni d'amore verso il nostro cagnolino non conosce vergogna ed è proprio a Bloodino che abbiamo deciso di intitolare questa chicca d'acciaio.
Ahimè, nell'atto della creazione del cucchiaio (si potevano scegliere la misura da tavola o da caffè, il logo e il font) "Bloody" veniva segnalato come nome non consentito, Kellogg's aveva impostato dei filtri sensatamente restrittivi per evitare che una bella iniziativa degenerasse in una raccolta di amenità imbarazzanti ed ecco che esclusi prima Bloody e Bloody Bastard poi, non restava che tentare con uno degli innumerevoli nomignoli che affibbio meticolosamente all'essere dotato di orecchie grandi e gommose: Bodibò.

La mia natura di gadget maniac è stata pienamente appagata e finalmente posso aggiungere un nuovo vanto alla mia collezione di stoviglie non convenzionali.

E' stato un buon giorno per una scorpacciata di cereali, sebbene questi di Frozen - che ho acquistato con entusiasmo infantilmente tenero qualche settimana fa - si siano rivelati deludenti, sciapi, insapori, gommosi una volta immersi nel latte, insomma da non ricomprare per i miei gusti di golosa seriale!

Se avete aderito anche voi all'iniziativa, ma non avete ancora ricevuto alcunché non demordete e abbiate pazienza, nel concorso viene specificato che l'azienda provvederà al recapito dei premi entro 180 giorni, vedrete che non verrete delusi.

cucchiaio kellogg's

mercoledì 2 settembre 2015

Della mia Erika, del suo bambino

Facebook mi rimprovera e mi dice che non pubblico niente da otto giorni sulla pagina di Dramas and Cookies. Ha ragione, ma lo so da me che è da troppo che non posto alcunché, lo so da sola che forse è il caso che io ricominci a raccontare e condividere, non fosse altro che per non perdere il sano vizio di scrivere. Ho una ricetta e qualcosa da dire, e per una volta separerò le due cose, affinché sentimenti e ingredienti non si perdano l'uno nell'altro, confondendo i miei tre lettori più fedeli tra zucchine, zenzero, salsa di soia, lamenti, mugugni e nostalgia.

Sono silenziosa in questi giorni, chiusa in una perplessità che non mi abbandona mai, ferita dalla staticità, affranta dall'assenza, gravata dai sospiri attraverso i quali cerco di togliermi dai polmoni l'angoscia, addolorata dalle constatazioni che non hanno nulla di amichevole.
Sono preoccupata e non mi piace che lo streben mi mangi viva, che non se ne vada nemmeno a spallate, culate e calci, che non si allontani nemmeno la sera quando ci ritroviamo, nemmeno nell'abbandono al sonno. Ma così è, se mi sveglio di soprassalto mi ritrovo accanto un cagnolino che dorme sul tappeto del mio lato del letto, un cagnolino che mi difenderebbe dal peggiore degli incubi, dal più pericoloso dei mostri, il cagnolino che leccherebbe il muso al demonio e accoglierebbe a suon di feste in casa un ladro, ma nessuno è migliore di lui e non lo cambierei per niente al mondo.

Ieri la giornata si è aperta con una sorpresa inattesa, qualcosa di cui avevo un estremo bisogno. Uno scambio di messaggi improvvisati ed eccomi  a mezzogiorno davanti al Rock on the Road di Desio a riabbracciare Erika dopo mesi dal nostro ultimo caffè, avvenuto in un momento drammatico della mia esistenza: di certo il peggiore dei Natali di tutta la mia vita.

Lei è una delle mie amiche più care e preziose, conosciuta per amore dei conigli, resa affine dalla passione comune per ago e inchiostro, compagna di confidenze, avventure e amici; lei è Amica per scelta e volontà reciproca e non per convenienza, interesse o circostanza. Che bella che è con il suo sorriso grande, che belli i suoi capelli lunghi e scurissimi. Bloody le salta addosso come se la conoscesse da sempre, io sorrido e guardo il suo scricciolo che dorme sul seggiolino del sedile posteriore: e mi ritrovo a perdermi nel musetto sorridente del suo bimbo bellissimo, un bikerino di due anni allegro e buono.
E poi c'è Ypsel, formalmente Pixel, un cagnino che ha sfidato con audacia gli scalini irregolari delle due rampe che portano a casa, batuffolo fragile e morbido che pian pianino potrebbe anche legare con il Mostro delle Paludi tutto nero di casa, il piccolo Mortaretto che ci faceva ridere a crepapelle con le sue corse nei giardini dietro casa dei miei genitori.


Tortello

Mi sono sentita una cretina mentre preparavo il pranzo e la tavola dimenticandomi persino acqua e posate, fuori tempo, fuori dal mondo vero, il mondo degli altri, quello scandito da delle tappe che non possono essere procrastinate ad oltranza, quello dei guadagni, dei doveri, delle esazioni e degli impegni. L'ho osservata, studiandola quasi, nel suo essere così paziente, così premurosa, così ferma eppure adorabilmente affettuosa: la mia compagna di serate a base di thè, carezze ai suoi cuccioli a quattro zampe e fiumi di parole è una donna incredibile che sa essere spontaneamente, genuinamente una brava mamma.

Il tempo è crudele e spietato, trascorre troppo in fretta senza curarsi del nostro bisogno di dire e continuare a dire e dopo una pasta all'orientale, dell'insalata, qualche foto e un caffè è ora di salutarla. Mi stringe lo stomaco rendermi conto di quanto abitino lontane le persone cui tengo di più, a quanto sia fondamentale il telefono per non perderci, a quanto sia riconoscente  nei confronti dei social media per poterle vedere ogni volta  che ne ho bisogno.

E' ora dei saluti, della promessa di rivederci presto, prima che trascorrano altri mesi, ma stavolta per davvero. E' un arrivederci intriso del rimpianto di non potersi concedere una saluto ogni volta che servirebbe farlo, m a è un saluto sorridente, sincero.

E' ora di fare un giro di guinzaglio attorno alla mano e di convincere Bodibò a venire via. E' ora di ripensare ai vicini di casa che se ne vanno e che non sono riusciti a vendere la casa nemmeno dopo due anni di attesa. E' ora di abbassare lo sguardo quando passo davanti al bar di delinquenti e balordi, accelerando il passo, just in case. E' ora di sentire il colpo secco e violento del portone richiudersi alle mie spalle. E' ora di sperare che la russa muoia soffocata dalle sue stesse grida contro i suoi figli, contro quella sottospecie di uomo che ha in casa, contro chiunque la incroci nel momento sbagliato. E' ora di aggrottare l'espressione all'ennesima canzone sudamericana a volume Slayer ascoltata dalle bambine al pian terreno, E' ora di rientrare a casa, un nido che stupisce chiunque ci entri, un luogo che ho sentito fin troppo spesso estraneo, ma che adesso esprime indiscutibilmente anche molto del buono che c'è in me.

Prendo a morsi grandi una pesca tabacchiera, è troppo matura e rischio una doccia appiccicosa e dolciastra. Mi condanno anche ad una banana quasi da buttare. Come sono belle le sorprese, com'è bello ritornare ad essere per qualche ora ciò che dimentico di saper essere.


Ypselino, Pixel, Mortaretto


Song of the Day: Susan Tedeschi - Don't Think Twice, It's Alright

venerdì 14 agosto 2015

Della frangetta: Bentornata, Milvina pin up

La frangetta è come il rossetto rosso : provata una volta non te ne liberi più, se non temporaneamente. Ma come ogni vizio che si rispetti, ogni vizio da manuale, prima o poi ci ricadi.

Una giornata trascorsa a ribaltare casa, provo una stanchezza esponenziale, ma ho parecchi lavori noiosi da sbrigare; mentre ascolto del rock'n'roll (e mi rendo conto che forse mi sono dimenticata come si balli il jive... ballato a modino, intendo) inizio a pensare che mi manca quello che da qualche anno è lo stile che sento più mio, che mi valorizza e che mi infonde sicurezza.
Mi specchio e quello che scorgo non mi piace. Io non sono da Victory Rolls, le mollette mi annoiano, le bandane le uso solo per disperazione: e allora qualcosa deve cambiare.

Avere un parrucchiere a due attraversamenti di strada mi invoglia a buttarmi sotto la doccia e uscire. Sono quasi le otto di sera, scelgo un paio di foto in rete, conscia del fatto che i capelli non verranno mai e poi mai come li sogno, le mostro al pettinatore e aspetto. Pazientemente.

Chiedere ad uno sconosciuto di realizzare una frangetta da quattro peli sulla fronte è un atto di fiducia incondizionata, è un buttarsi di schiena sperando di essere afferrata, è convertirsi all'improvviso - quasi sinceramente - e pregare che nessuno faccia cazzate con la tua testa.

Non è andata male e io mi sento di nuovo me stessa, rigenerata, mi vedo ancora più bella, mi sento più consapevole, attraente, forse persino maliziosa e considerando che nonostante il caldo e la grigliata il biker si sia prodigato a rifilarmi parecchi bacetti inattesi, credo che l'operazione makeover sia stata compiuta egregiamente.

Eccomi rinnovata!
Fatelo anche voi! Se state esitando ad osare, se avete bisogno di vedervi in modo nuovo, se non siete contenti di quello che siete ora: partite da un piccolo passo, una rivoluzione da poco, un lampo di genio o una piccola follia!

Ho pensato che per immortalare l'attimo avrei dovuto rendere omaggio a tutte le donnucce che fanno della bocca a culo di gallina uno stile di vita attraverso il quale esibirsi... Come on, please!

Oh che bello essere vipera!

martedì 28 luglio 2015

Della questione delle prospettive

panino alla segale


Che cosa vedete in questa prima foto?

Un bel panino alla segale con cetrioli, prosciutto e formaggio oppure altro? Io, ad esempio, intravedo dietro al bicchiere di succo d'arancia la cesta così piena di panni da stirare da farmi desiderare di espatriare, vedo una Stirella che mi ridurrà ad un organismo monocellulare con gli occhioni grandi e vedo un ventilatore che si impegnerà anima e corpo a darmi sollievo, ma che difficilmente riuscirà nella sua missione così premurosa.

Sempre osservando il mio pranzo rivedo la mia pignoleria e, in particolare, il breve episodio che mi ha incarognita e stizzita nella mia natura di grammar nazi, o meglio l'unica forma di snobismo nella quale non so fare a meno di cimentarmi.
Scegliendo il pane per quest'oggi ho indicato un panino alla segale, prendendolo in previsione del mezzogiorno in solitaria. Il panettiere, garbatamente e di spalle, mi ha corretta con un cantilenato "Un paaaaanino di segaaaaale alla signooooora". Ordunque, bestiaccia proprietaria dello spazio polifunzionale dei miei sogni, non sei sufficientemente preparato sulla natura di quel pane, il quale non è fatto di farina di segale pura, che altrimenti risulterebbe gradevole quanto una tavoletta di sughero, ma - come la tua dipendente mi ha raccontato - di farina manitoba con una generosa aggiunta di segale... ordunque, non correggermi mai più se non vuoi che torni dalle vecchiette in piazza.

Questo episodio mi pone di fronte all'amara presa di coscienza del fatto che io stia attraversando giorni in cui rogna, peste bubbonica, stronzaggine, cimurro, cattiveria, stanchezza, sfinimento, desiderio di prendere parte a qualche crociata a caso, scocciature, tensione e desolazione stiano avendo la meglio su quel poco di buono che ancora rimane in vita del mio bel carattere.
Aspetto con ansia che mi precipiti addosso una rivoluzione, o che ne arrivi una forgiata a regola d'arte dalle mie stesse mani, una di quelle buone e propositive perché non riesco a godere del tempo inutilmente a disposizione così come risento di tante e troppe limitazioni e frustrazioni con le quali devo barcamenarmi, mio malgrado.
fortune cookie

Il biscotto della fortuna mi prende per il culo e mi dice che la mia situazione finanziaria migliorerà, sebbene (imponendo una traduzione letterale a quanto è scritto) potrebbe venir fuori un "ha intenzione di migliorare". Ecco, biscottino caro - già prontamente disintegrato dalle fauci ferocerrime del mio cagnolino - anche io ci sto mettendo quelle che sono le più fervide delle intenzioni e  mi ingegno di settimana in settimana con azioni atte a farla migliorare.

rockabilly breakfast

Ah. un paio di giorni senza post e quasi mi dimenticavo della mia torta: è venuta proprio come si deve. E' gustosa, soffice, spugnosa, una compagna perfetta per un caffè all'americana preparato di buon mattino. Per farle la foto ho sfoggiato alcune delle chicche che rendono la nostra tavola una vera tavola rock'n'roll e vi propongo questa lista come promemoria per acquisti futuri, nel caso in cui vogliate iniziare a rockeggiare anche tra le vostre mura di casa!

In cucina da qualche giorno ci facciamo tenere compagnia da una tovaglia plastificata raffigurante delle pin up anni 50. L'abbiamo presa in un negozio di cinesi, nei quali spessissimo troviamo delle piccole meraviglie (assolutamente low cost) delle quali compiacerci e con le quali contribuire allo stile unico della nostra petit maison. 
Una tovaglietta checkered bianca e nera acquistata in una gita tra supermercati e grandi magazzini in Svizzera, lì sopra posa un piattino da dessert a pois, preso a Londra qualche settimana fa, complice un clearance da paura. Il caffè all'americana sguazza in una tazza zebrata, bottino da pound shop anch'esso londinese. Già avete letto bene: one pound / una sterlina e ce la siamo portata a casa. E infine un cucchiaino a teschio, il primo degli acquisti che io e M. abbiamo fatto on line per la nostra casetta dopo che lui mi ha chiesto di iniziare a vivere insieme. Simbolicamente imprescindibili, semplicemente fighissimi, questi cucchiaini fanno parte di una collezione (che ci godiamo giorno per giorno) di posate insolite e rare che presto vi mostrerò.

Long Live Rock 'N' Roll!


martedì 21 luglio 2015

Della nobile arte dello Zentangle


zentangle
Oh, Zentangle!

Ovvero: nuova OSSESSIONE.

Ho scoperto questa meraviglia artistica domenica pomeriggio grazie alla carissima Mappi che ha postato una sua creazione su Instagram. Mi sono entusiasmata, sono corsa a recuperare del materiale e ora non posso più farne a meno.
Ok, Milvina, ma che cos'è?  Zentangle = tecnica per scarabocchiare artisticamente.

Rende l'idea? Vi ricordate quando ad educazione tecnica (che poi non so nemmeno se si chiami ancora così) ci facevano tracciare delle linee ad occhi chiusi per poi chiederci di riempire tutti gli spazi con motivi e colori diversi? È qualcosa di molto simile

In pratica potremmo pensare allo Zentangle come ad un metodo di rilassamento, ma anche ad una vera e propria forma creativa e artistica che prevede l'utilizzo di uno specifico kit composto da dei motivi di base, carta e penne.
Si parte dal tracciare una linea esterna (sia astratta che un disegno preciso) e poi si riempie ogni area desiderata con i diversi tangle - che si possono trovare a migliaia in rete - oppure giocando con linee, curve, simboli, punti e tratti che andranno a sviluppare dei piccoli o grandi  motivi decorativi. Poi si dà libero sfogo a fantasia e il risultato dipenderà dalle vostre abilità artistiche, pazienza e precisione. Ovviamente vincete facile se sapete disegnare!

Lo scopo è concedersi del tempo per riflettere, del tempo per non fare nient'altro che consumare una penna, del tempo per tenere (e tenersi) compagnia silenziosamente, come avviene qui nella nostra Rock'n'roll Family mentre il LUI guarda un film e io gli siedo accanto con i miei fogli da disegno, il mio broncio e tanti pennarelli neri: pensate che per ben due sere di fila non l'ho abbandonato al suo destino di cinefilo addormentandomi sul divano!

Qualche consiglio:
- Utilizzate pennarelli neri, penne in gel e indelebili così da dare un intenso senso di profondità a ciò che realizzerete.
- Scegliete della bella carta. Io ho trovato in un bazar cinese dei fogli da disegno ruvidi e particolarmente ricettivi all'inchiostro.
- Non abbiate fretta di completare il vostro capolavoro perché la magia sta proprio nell'assaporare ogni tratto.
- Se a metà dell'opera non siete convinti: non stracciate il vostro foglio iniziandone un altro! Parola di pasticciona: soltanto quando ogni spazio bianco sarà stato riempito potrete lasciarvi stupire dal risultato.
- Fate svagare i vostri ragazzi in spiaggia con lo Zentangle rendendolo un gioco da fare sotto l'ombrellone. Le dita sporche di inchiostro sono più felici di quelle che pigiano lo schermo di uno smartphone.

Zentangle? Creatività alla portata di tutti.
Arte che non pensavate di poter veder nascere proprio dalle vostre mani.

Song of the day:
Bonnie Raitt - Tangle and Dark

zentangle
Love me some Zentangle!

mercoledì 15 luglio 2015

Di Wreck This Journal di Keri Smith


Forse gli operai che stanno lavorando sul tetto di casa mi cadranno addosso, piomberanno dal soffitto della cucina all'improvviso e me li ritroverò tutti impolverati a sorridermi, mentre io - indomita e stralunata - continuerò a scrivere questo post e Bloodino aprirà un occhietto chiedendosi "ci sono biscotti per me?".
Come detesto i lavori senza preavviso, quanto detesto anche quelli programmati, insomma: io sono un orso che ha bisogno di quiete e assenza totale di fastidi!

Oggi mi va di parlare di una recente passione perché ci sono cose, piccole cose, che mi attraggono magneticamente senza le quali sembra che io non possa vivere; spesso sono oggetti che devo comprare e rendere miei, altre volte sono progetti da realizzare, altre volte ancora ricette da sperimentare o magari esperienze da provare.

Tra gli acquisti degli ultimi mesi, quello più accattivante cui mi dedico parsimoniosamente è il Wreck this Journal deliziosa opera di Keri Smith. Un libro/non libro per lasciare libero sfogo a creatività, colori e utilizzo di qualsiasi tipo di materiali e se sapete disegnare, allora non potete non averlo.

Come tutto quello che ha a che fare con me, sono partita in quarta, intenta a riempire tutte le pagine nel giro di una sera, poi mi sono ammansita e mi sono resa conto del fatto che - affinchè diventi un ricordo da conservare e vivere sensatamente nel tempo - avrei dovuto concedere ad ogni pagina la gradualità dell'esplorazione di un'avventura. Ed è quello che sto facendo ora e lo faccio così bene che a volte i dimentico persino di avere questo libro fermo su una mensola ad aspettarmi.

Consigliatissimo a:

- chi ha bisogno di prendersi del tempo
- chi è triste
- chi ha voglia di ammazzare qualcuno
- chi deve gestire un'immobilità forzata
- chi ha ragazzi o bambini
- chi ha voglia o bisogno di giocare
- chi deve staccare dal mondo e non può partire
- chi vuole concedersi un ritorno a pastelli e pennarelli
- chi vuole fare un regalo che stupirà
- chi sa disegnare e vuole creare un vero e proprio capolavoro
- chi sogna di scrivere un libro, ma non trova le parole

Song of the day: Grace Potter & The Nocturnals - Colors