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martedì 19 gennaio 2016

Dell'insalata detox con finocchi, radicchio, arance e melograno



Finite le feste mi sono ritrova con demoni tentatori sparsi ovunque per casa, bombe caloriche infami che mi chiedono di essere finite, sgranocchiate, mangiucchiate, e il tutto - una volta ingerito - mi precipita in picchiata sia sulle rotondità che sui coscioni. Complice una terapia cortisonica, mi ritrovo a vedermi spenta, appesantita, impigrita e allora, di tanto in tanto mi regalo una bella botta di vitamine, colori e sapore. Qualcosa capace di saziarmi, ma che riesce a non farmi sentire in colpa una volta di fronte alla ciotola vuota.

Nelle insalatone mi piace unire i sapori contrastanti e abbinare al dolce il salato, al morbido il croccante, e questacomposizione di frutta e verdure è una tra le mie preferite. Per prepararla ho scelto di unire: finocchi tagliati a fettine sottili, puntarelle, radicchio di Chioggia, il succo e dei dadini di arancia pelata al vivo, melograno e noci. Ho condito con un'emulsione a base di succo di arancia e limone, sale e olio evo e ho tolto dal mio piatto, insolitamente, almeno un migliaio di calorie.

Per renderla un buon lunch box potreste aggiungere dei pezzetti di parmigiano, ma anche del tonno, del petto di pollo grigliato o del salmone saprebbero appagarvi.

Un suggerimento veloce, un inno ai cromatismi invernali che sanno stupire quanto un'inattesa, un'insperata giornata di sole.





giovedì 14 gennaio 2016

Della cena messicana for dummies



Un invito a base di un piatto unico appetitoso?
Io spesso punto sul messicano, come ho fatto proprio qualche giorno fa. Andare a mangiare fajitas y tacos al ristorante coincide con un bagno di sangue o, peggio ancora, con la degustazione di assaggi liberamente ispirati a qualcosa che, soltanto per sbaglio, ha avuto a che fare con la terra di Zapata. Anno dopo anno la mia insaziabile ingordigia ha potuto constatare che in media le porzioni sono state via via ridotte a fronte di un aumento dei prezzi poco giustificabile e ancor meno gradito. Siccome le cose buone devono essere alla portata di tutti, tanto vale prepararlo a casa!



Poche pietanze e un successo assicurato, basta solo prestare un pochino di attenzione a non far mancare quei condimenti e quelle salse fondamentali per una resa a prova di lingue biforcute, criticoni e fauci voraci. Siate generosi con le porzioni!

MENÙ MESSICANO FOR DUMMIESPer 4 persone




- Tortillas oppure Tacos
(si comprano!) 8 come minimo sindacale per fajitas e 12 per i tacos
- Fajitas di pollo con verdure (un petto di pollo intero, una cipolla grande, un peperone rosso, un peperone giallo, spezie per Tacos)
- Guacamole (due avocado, due lime, pomodoro, peperone, cipolla)
- Dadini di pomodori (pomodori, prezzemolo o coriandolo, scalogno, aglio e origano)
- Salsa piccante (si compra!)
- Formaggio edam o gouda o latteria (si compra!)
- Nachos (come aperitivo o per dar fondo alle ciotole con le salse)

FAJITAS DI POLLO CON VERDURE


Taglio a strisce una cipolla cicciona e due peperoni, uno giallo e uno rosso, lifaccio saltare in una padella in abbondante olio e fiamma vivace. Dopo una decina di minuti li salo e li allontano dal fuoco. Intanto taglio a striscioline il pollo e lo condisco in una ciotola con dell’olio e delle spezie per tacos, che troverete in qualsiasi supermercato. Cuocio il pollo su una bistecchiera e quando inizia a colorarsi unisco le verdure e lascio sul fuoco allegro fino a quando il tutto non avrà assunto una bella colorazione e l’aspetto non sarà visibilmente croccante.

GUACAMOLE


L’unica accortezza che dovete avere – per la riuscita della ricetta di una buona Guacamole - è scegliere degli avocado maturi, morbidi al tatto, ma non troppo scuri. Private l’avocado della scorza e del super nocciolo, riducetelo a una purea con l’aiuto di una forchetta, aggiungete il succo di uno o due lime a vostro gusto, i dadini piccolissimi di pomodoro, dadini di cipolla e sale. Io non metto olio perché così la salsa è molto più fresca e “fruttosa”. Mescolate con cura fino a quando gli ingredienti non si saranno uniti armoniosamente, man mano, prendete un nacho ovvero una patatina di mais. Il lime dovrebbe contribuire a non scurire la vostra Guacamole, alcuni conservano il nocciolo dell’avocado e lo lasciano nella ciotola con la preparazione finita fino al momento di servire perché dovrebbe prevenirne l’ossidazione, un ultimo trucchetto è ricoprire con pellicola trasparente avendo cura di farla aderire completamente alla superficie della salsa e mantenerla al fresco.

DADINI DI POMODORI




A me piacciono così: tagliati piccoli piccoli e privati della maggior parte dei semi. Li guarnisco con micro pezzetti di peperone rosso, scalogno, aglio fresco, prezzemolo o coriandolo (dipende da quel che trovo), succo di lime, origano, olio evo e sale. Li mescolo per bene e li metto, come al solito al fresco.


Farcite i vostri Tacos e le vostre Tortillas (che vanno riscaldate su una padella o al microonde) a piacere e gustatevi queste delizie bollenti!





Insomma, adesso che avete tutto pronto per la vostra cena messicana casalinga, potete scegliere di bere del buon vino, della birra fresca, una bibita stura-lavandino oppure impegnarvi con questa ricetta per Sangria: scegliete del vino rosso o bianco e versatelo in una caraffa*. Aromatizzatelo con un paio di stecche di cannella, aggiungete un cucchiaio di zucchero, dadi di arancia, pesche e chicchi d’uva, unite la scorza di mezzo limone e mettete in frigo a riposare fino a quando non lo servirete a tavola!
N.d.Milvina *No, non sto delirando, esiste una versione con vino bianco!


Considerando il quantitativo misero di avanzi... direi che si è trattato di un successo!

giovedì 26 novembre 2015

Del Ciobar da mordere


Ogni volta che appare sugli scaffali una novità dolciaria non sono capace di resistere e molto spesso il mio cestino degli acquisti infrasettimanali viene arricchito da una selezione di prodotti dal packaging invitante e dalle combinazioni di gusti insoliti: assolutamente da provare.

Uno degli ultimi avvistamenti è stato il Ciobar da mordere. Ne avevo sentito parlare, avevo visto numerosi post sui social, ma non avevo avuto modo di osare e procedere con l'acquisto. Complice un forte sconto offerto dal supermercato Simply, questa novità Ciobar è finita in casa.

La confezione contiene due buste di un preparato che consente la realizzazione di un dolcetto al cacao in un solo minuto di cottura al microonde. L'idea della  mug cake (torta in tazza) spopola da tempo nel web, ma complice una mia diffidenza insanabile nei confronti di tutto quello che richiede una preparazione fulminea e una resa istantanea, non mi sono mai cimentata a prepararne una. Il Ciobar da mordere, invece, sembrava proprio essere la realizzazione di un piccolo desiderio sopito.


Ho chiesto a Elvis di supervisionarne la preparazione e armata di tuta da ginnastica, ciabatte comode, tazza presa in prestito dal fidanzato e cucchiaione da combattimento me lo sono preparata. Ho cercato di seguire le indicazioni alla lettera, molto semplici tra l'altro, per evitare qualsivoglia variazione che - da brava testona - decido sempre di apportare a tutto quel che preparo.
Cinque cucchiai di latte per una busta di preparato versato in una tazza alta, una bella mescolata e a cuocere! Per la riuscita ottimale della cottura vengono suggerite due intensità di potenza: 750 oppure 1000 Watt. Ovviamente, il mio microonde raggiunge gli 800 e i 600.

Ho assistito alla nascita di questa creaturina marrone con esitazione, entusiasmo e grandi aspettative. E ammetto che estrarlo dal forno e accorgermi del fatto che avesse le sembianze e la consistenza di un brownie mi ha stupita e soddisfatta. Un utile accorgimento - caldamente raccomandato nella confezione - è aspettare almeno un paio di minuti prima di mettersene una cucchiaiata in bocca, in fondo i centri grandi ustioni hanno già fin troppo lavoro da sbrigare. E così ho fatto.

La mia recensione non può essere positiva perché a fronte di una preparazione dalla riuscita assicurata - anche per i più imbranati - il sapore mi ha lasciata stranita, delusa, persino incredula. Non ha molto senso che un preparato istantaneo faccia desiderare di migliorarlo con l'aggiunta di panna o altri ingredienti: manca qualcosa. Dovrebbe essere una delizia pronta all'uso, ma non è questo il caso. Forse, Ciobar da mordere, paga il ricordo delle tanto amate cioccolate in tazza della stessa azienda, che rimangono delle delizie da grande distribuzione incapaci di tradire le aspettative che riponiamo assaggio dopo assaggio, anno dopo anno.

Lo ricomprerei? No, non credo e non perchè il mio palato sia così raffinato ed esigente, ma perchè il tortino che mi sono ritrovata nella tazza - a distanza di più di un'ora da quando l'ho mangiato - mi ha regalato una nausea persistente e mi sono sentita ben lontana da quella sensazione di appagamento e compiacimento che anche il più semplice dei dolci deve saper donare.
Che peccato!

martedì 8 settembre 2015

Del fiore di Strudel alle mele

strudel


C'è una moda molto carina che gira per il web ed è quella di condividere dolci altamente coreografici che possano stupire le nostre famiglie o i nostri ospiti a fronte di un impegno economico e di energie relativamente irrisorio.
Rispetto a qualche anno fa sembra che il cervello della massaia improvvisata si sia acceso e dalle torte di gesso ricoperte di pasta di zucchero, finalmente ci si orienta verso dei dolci dall'aspetto più tradizionale, accattivante, ma ben più genuini già a colpo d'occhio.

Qualcosa, fin troppo spesso, non viene cperò preso adeguatamente in considerazione, ovvero il fatto che un dolce - oltre che mostrarsi esteticamente bello - debba saper appagare il palato in modo genuino - altrimenti la delusione che si prova all'assaggio è capace di rovinare un intero pasto che verrà concluso in modo incompiuto, quasi sospeso.

La mia carissima amica Antonella ha preparato un dolce a base di pasta sfoglia e pesche, ricetta gustosissima trovata in questo bel blog: Il dolce e salato di Miky.
Ispirata da quest' idea così appetitosa mi sono chiesta se non fosse il caso di rielaborarne una versione con i miei ingredienti preferiti e mi sono ingegnata nella realizzazione di un:

Fiore di Strudel di Mele

Per prepararne uno, bello grosso, vi serviranno:


due rotoli di pasta sfoglia
tre o quattro mele
una porzione di crema alla vaniglia pronta
una manciata di uvetta ammollata nel rum
una manciata di pinoli
succo di limone
zucchero semolato
abbondante zucchero a velo

1) Scegliete uno stampo a cerniera ampio, oppure un disco di acciaio di quelli da pasticceria, non sarà necessario alcun fondo, foderate una placca per biscotti o una teglia con un doppio strato di carta forno e con la stessa foderate anche i bordi dello stampo.

strudel

2) Sbucciate le mele, tagliatele in quarti, privatele dei torsoli, tagliate ogni spicchio a fettine sottili e mettetele in un'insalatiera con zucchero e abbondante succo di limone appena spremuto.

3) Iniziate a ricavare delle strisce di sfoglia alte quanto le fettine di mele. Procedete a fare il primo giro di sfoglia attorno allo stampo e intervallatelo con uno di mele avendo cura di essere un po' precisi in questa fase.

4) Una volta giunti al centro dello stampo ricoprite la superficie con zucchero a velo, uvetta precedentemente ammollata nel rum e pinoli. 

5) Prendete ora la crema e colatela a filo sullo stampo in modo da insaporirne la superficie.

6) Cuocete a forno preriscaldato (180°) per almeno 40 minuti. Una volta cotto, spolveratelo subito con abbondante zucchero a velo.

7) Accompagnate lo Strudel con gelato alla crema e tanta panna montata!

fiore di strudel



NOTE che renderanno il vostro Strudel di Mele ancora più goloso:

- Fate in modo che le strisce, giro dopo giro, non siano troppo attaccate tra loro, altrimenti la pasta sfoglia non avrà la possibilità di lievitare a dovere
- Potete far colare sulla superficie del dolce della marmellata tiepida invece della crema pronta
- Se volete l'effetto sfoglia Vicenzi, dovrete spennellare la superficie con tuorlo d'uovo sbattuto con abbondante zucchero a velo prima di infornare
- Il dolce oltre ad essere furbo per l'estrema facilità della realizzazione della ricetta dura qualche giorno se conservato adeguatamente in frigorifero, magari riscaldatatelo nel forno prima di servirlo, così che torni ad essere croccante.

rosa di strudel


mercoledì 2 settembre 2015

Dei noodles vegan in stile Thai

Amici vegan a pranzo o cena? 
Ecco un'idea veloce e gustosa da preparare - anche con qualche ora di anticipo - per soddisfare i palati più esigenti o anche solo tanto affamati. La pasta all'orientale è in assoluto uno dei miei piatti più riusciti oltre  ad essere uno dei miei pasti preferiti: quando la preparo non delude mai!

Uso un paio di accorgimenti nel prepararla che ne accrescono la digeribilità.

Noodles Vegan in stile Thai
nooodles vegan - thai food
Noodles Vegan

Le dosi sono per due buone forchette, con una porzioncina da mettere da parte per il lunchbox del giorno dopo!

1 confezione di noodles da 250g
1 porro
1 carota
1 zucchina
1 peperone giallo
1 peperone rosso
zenzero fresco
salsa di soia
olio di semi
sale

Prendo una pentola e metto a bollire dell'acqua leggermente salata nella quale scotterò velocemente le verdure - precedentemente tagliate a strisce e fette - UNA ad UNA ad eccezione dello zenzero. Questo procedimento, un po' lento, aiuterà a mantenere la croccantezza delle verdure, ma saranno cotte e quindi adatte anche a chi ha problemi di digestione con alcune di esse. Se siete più propensi ad una cottura raw (grezza) saltate a piè pari questo passaggio, ma abbondate con il quantitativo di olio. 

Una volta sbollentate le verdure mettetele a colare e ricoprite il fondo di una padella o uno wok di olio di semi, versateci dentro le verdure e fatele saltare tutte insieme, condite ora con la salsa di soia e aggiungete delle fette di zenzero, più ne metterete più prevarrà l'aroma di Svelto al limone...

Portate ad ebollizione l'acqua per cuocere i noodles, salatela e buttateci dentro la pasta, una volta che si sarà ammorbidita, scolatela e sciacquatela sotto l'acqua fredda affinchè la cottura si interrompa e i noodles non si distruggano.

Unite alle verdure i noodles poco alla volta e saltateli secondo il vostro gusto e regolanteli di sale con la salsa di soia.

Idee in più per arricchire i noodles:

- con delle arachidi tostate, semi di sesamo o muesli salato
- dadolata di cetrioli conditi con erba cipollina, olio e sale per aumentare la sensazione di freschezza
- mais saltato nel burro di arachidi per spezzare con una nota dolce
- funghi champignon, cimette di broccolo e taccole 



lunedì 24 agosto 2015

Della torta paesana sbronza

Venerdì sera abbiamo avuto a cena una coppia di carissimi amici di M. e per l'occasione ho deciso di preparare un menù in cui mi sento parecchio forte e soprattutto adatto ad una vera tavolata di motociclisti: messicano!

Pico de Gallo, Guacamole, Fajita, Chili,Tortilla, Nachos, delizie che mettono alla prova in modo tanto goloso quanto sfiancante palato e stomaco, un'avventura gastronomica volta all'appagamento dei sensi e al ko tecnico a panza piena, ma che cosa abbinare come dolce? Frutta? Gelato? Nah, non sarebbe da me optare per qualcosa di light e salutare: se si deve peccare è meglio farlo a regola d'arte, inoltre le temperature che ammiccano all'autunno, mi hanno indotta all'accensione del forno a cuor leggero.

Reduce dall'ultima torta fallimentare non volevo ripetere un nuovo scempio, ma allo stesso tempo ho ritenuto di poter osare con un accostamento insolito, profondamente lombardo, assolutamente imprescindibile dalle tavole della Brianza: la torta paesana. L'ispirazione me l'ha data una monoporzione che ho acquistato in panetteria, dopo aver scoperto che da queste parti l'inizio della condivisione di questo dolce coincide con i festeggiamenti per il Ferragosto.

Premesso che la torta paesana (o torta dei poveri o torta di pane) sia uno dei miei dolci preferiti - che gode come pochi altri della mia devozione più assoluta - è un dessert ruffiano in quanto la sua preparazione bonaria - ben lontana dalle pretese di meticolosità da pasticceria - è caratterizzata da una selezione di ingredienti caratteristici di base e aggiunte che cambiano di casa in casa e di cuoca in cuoca.

La mia personale sperimentazione ha voluto che aggiungessi all'impasto una generosa dose di Rum Pampero e Tequila Sauza e da qui è nata la definizione sbronza. Ve l'assicuro: effetto WOW assicurato.

Torta Paesana Sbronza
Bikers approved

torta paesana torta dei poveri torta di pane
Torta paesana sbronza

Per una tortiera media:

mezzo litro di latte
due grossi panini raffermi
un cucchiaio da minestra di burro
1 uovo intero,
50 grammi di amaretti
una manciata di uvetta (non occorre ammollo)
due cucchiai colmi di cacao amaro
una stecca di cioccolato fondente amaro tritato al coltello
cacao amaro
mezzo bicchiere da tavola di zucchero
un bicchiere da tavola di Tequila e uno di Rum
pinoli
burro per la teglia

torta paesana torta dei poveri torta di pane

Mettete in una ciotola il pane con il latte e scaldate al microonde (o a fiamma dolce in un pentolino) fino a quando il latte non sarà così caldo da ammorbidire il pane. Lasciate intiepidire. Una volta raffreddato mescolate bene con un cucchiaio di legno fino a quando il pane si ridurrà ad una poltiglia. Sbattete l'uovo, incorporatelo al pane con il latte e mescolate ancora. Aggiungete ora tutti gli altri ingredienti tranne i pinoli e mescolate a lungo così da non si creino grumi. Il risultato deve essere morbido, una sorta di crema. Ora imburrate la tortiera e versateci l'impasto. Cospargete la superficie di pinoli. Cuocete a 180 gradi per circa un'ora o fino a quando i bordi si staccano dalla tortiera. Ricordatevi che si addenserà in fase di raffreddamento. la torta rende al meglio a temperatura ambiente e il giorno seguente a quello della preparazione.

tequila

Song of the day: The Champs - Tequila

mercoledì 12 agosto 2015

Della torta alla pesca e dell'armistizio con il fornetto

A casa non abbiamo il forno.
E questa è la cruda realtà.
E io stento ancora ad accettare questo dramma.

O meglio, abbiamo un piccolo fornetto elettrico che ho detestato con tutte le mie forze fin dall'inizio della convivenza e con il quale, mese dopo mese, ho deciso di fare pace: un po' per necessità, un po' per inevitabilità, un po' per rassegnazione, un po' per economia e un po' perché non c'è spazio e non esiste un solo angolo della casa dove se ne possa posizionare uno serio.
Ricetta dopo ricetta ne ho capito il funzionamento, mi sono adattata ai suoi tempi, ai suoi limiti, alle sue dimensioni, eppure ne ho scoperto addirittura le virtù. Virtù timide di un oggetto utile, senza troppe pretese e con un grande senso del dovere.
Ieri sera per cena ho preparato la pasta pizza, condita con un sughetto di pomodorini, olive taggiasche, origano, basilico, olio generoso, fiamma vivace e (prima di scagliarla nel fornetto per circa 20 minuti ad alta temperatura) ciliegine di mozzarella.
Perché non approfittare dell'idea geniale di M. di disporre il timido virtuoso sopra un tavolino in balcone?  Ed è nata proprio così, a forno già caldo, la mia voglia di preparare questa

tortina alla pesca, yogurt e cardamomo

torta alle pesche

Cosa vi serve?
- Mezzo vasetto di yogurt alla pesca (il mio aveva dentro anche del frutto della passione)
- una pesca matura un po' cicciotta
- due uova intere
- un bicchiere di zucchero (prendete come riferimento quello della nutella)
- un bicchiere e mezzo di farina autolievitante
- mezzo bicchiere di fecola di patate
- mezzo bicchiere di olio di semi
- abbondante cardamomo
- zucchero a velo

In una ciotola unisco allo yogurt lo zucchero, le uova e l'olio. Monto fino ad ottenere una bella crema spumosa. Aggiungo farina, fecola e cardamomo.
Una volta pronto l'impasto lo verso in una tortiera e dispongo a raggiera le fette sottilissime di pesca senza buccia, più sottili saranno le fette più verrà favorita la lievitazione.
Ricopro di zucchero a velo - uno strato leggero per far formare una crosticina - e inforno a 160 gradi per circa 35 minuti.
Il risultato è questo cuscinetto di farina e uova dal profumo inebriante. Le pesche, una volta cotte, prendono la consistenza di una crema, ricordando - con un po' di impegno e fantasia, una pasticciera aromatizzata alla frutta.

Perfetta per la colazione, da reclamare a merenda e confortante dopo cena, magari accompagnata da aria fresca - che ammansisce la ferocia di quest'estate - e un ciuffetto di panna montata o una bella cucchiaiata di gelato.
Preparatevela, dai!
E poi fatemi sapere com'è venuta.

Song of the day : Lynyrd Skynyrd - Call me the breeze
(Perché in un verso si cantano le Georgia Peaches)

torta alle pesche

martedì 11 agosto 2015

Della pasta alle zucchine e basilico

Alla fine ha avuto la meglio la vecchia lavatrice Indesit, ha gettato la spugna con noncuranza, abbandonandoci miseramente senza alcuna pietà e costringendoci all'acquisto di un nuovo elettrodomestico, arrivato proprio questa mattina. Speriamo che gli 8 kg di carico, la classe energetica che punta tanto all'eco-sostenibilità quanto al risparmio e la fama qualitativa delle lavatrici Whirlpool non vengano smentiti proprio nel nostro bagno e che - almeno sotto questo aspetto - si possa ipotizzare di godere di una stabilità durevole negli anni a venire.

Sono giorni in cui gli imprevisti e le preoccupazioni la fanno da padrone, problemi che spazzano via la serenità e ci impongono un gioco di squadra - che con naturalezza e senza esitazione ci riesce sempre meglio - e una complicità che non fa che consolidare la nostra famiglia. Ogni tanto mi prende lo sconforto e se chiedo a chi è più grande di me - e un bel po' più ne sa -  perchè c'è questo accanimento di fatiche e preoccupazioni mi sento dire: è la vita, non si sceglie, è proprio così che funziona. E allora faccio spallucce, mi guardo la punta delle scarpe, mi ripeto un po' imbronciata "E' la vita" e lascio che sia, nell'attesa che ciò che si spegne ricominici a brillare e che quello che esita e tentenna torni da me a gran balzi.

Ahimè la mia salute di tanto in tanto cede - sotto stress improvviso poi difficilmente la scampo - e mi ritrovo in riserva di energie e forze, mi passa la mia proverbiale fame da lupo e mi ritrovo mogia mogia a vagare da una stanza all'altra in attesa di un po' di sollievo.
Oggi a pranzo invece di optare per il solito panino preso a morsi in piedi tra un sito e qualche faccenda, mi sono imposta di prepararmi almeno una pasta veloce che vi suggerisco se non avete tanto tempo, se avete voglia di qualcosa di gustoso, ma leggero e se non avete chissà che nel frigorifero.



Fusilloni con zucchine, cipolle di Tropea e salsa al basilico

In una padellina ho messo delle fette di cipolla di tropea tagliate sottili, dei bastoncini di zucchine, poco olio di oliva e un cucchiaio raso di salsa di pesce come sostituto del sale.
Ho fatto cuocere il tutto a fuoco vivo giusto il tempo della cottura della pasta, circa 13 minuti e ho legato i fusilloni al condimento in padella, unendo poco prima di disporre nel piatto un bel cucchiaio di salsa al basilico (ottenuta da basilico, olio aglio e sale che potete tranquillamente sostituire con un cucchiaio di pesto alla genovese) e qualche fogliolina sempre di basilico.

martedì 28 luglio 2015

Della questione delle prospettive

panino alla segale


Che cosa vedete in questa prima foto?

Un bel panino alla segale con cetrioli, prosciutto e formaggio oppure altro? Io, ad esempio, intravedo dietro al bicchiere di succo d'arancia la cesta così piena di panni da stirare da farmi desiderare di espatriare, vedo una Stirella che mi ridurrà ad un organismo monocellulare con gli occhioni grandi e vedo un ventilatore che si impegnerà anima e corpo a darmi sollievo, ma che difficilmente riuscirà nella sua missione così premurosa.

Sempre osservando il mio pranzo rivedo la mia pignoleria e, in particolare, il breve episodio che mi ha incarognita e stizzita nella mia natura di grammar nazi, o meglio l'unica forma di snobismo nella quale non so fare a meno di cimentarmi.
Scegliendo il pane per quest'oggi ho indicato un panino alla segale, prendendolo in previsione del mezzogiorno in solitaria. Il panettiere, garbatamente e di spalle, mi ha corretta con un cantilenato "Un paaaaanino di segaaaaale alla signooooora". Ordunque, bestiaccia proprietaria dello spazio polifunzionale dei miei sogni, non sei sufficientemente preparato sulla natura di quel pane, il quale non è fatto di farina di segale pura, che altrimenti risulterebbe gradevole quanto una tavoletta di sughero, ma - come la tua dipendente mi ha raccontato - di farina manitoba con una generosa aggiunta di segale... ordunque, non correggermi mai più se non vuoi che torni dalle vecchiette in piazza.

Questo episodio mi pone di fronte all'amara presa di coscienza del fatto che io stia attraversando giorni in cui rogna, peste bubbonica, stronzaggine, cimurro, cattiveria, stanchezza, sfinimento, desiderio di prendere parte a qualche crociata a caso, scocciature, tensione e desolazione stiano avendo la meglio su quel poco di buono che ancora rimane in vita del mio bel carattere.
Aspetto con ansia che mi precipiti addosso una rivoluzione, o che ne arrivi una forgiata a regola d'arte dalle mie stesse mani, una di quelle buone e propositive perché non riesco a godere del tempo inutilmente a disposizione così come risento di tante e troppe limitazioni e frustrazioni con le quali devo barcamenarmi, mio malgrado.
fortune cookie

Il biscotto della fortuna mi prende per il culo e mi dice che la mia situazione finanziaria migliorerà, sebbene (imponendo una traduzione letterale a quanto è scritto) potrebbe venir fuori un "ha intenzione di migliorare". Ecco, biscottino caro - già prontamente disintegrato dalle fauci ferocerrime del mio cagnolino - anche io ci sto mettendo quelle che sono le più fervide delle intenzioni e  mi ingegno di settimana in settimana con azioni atte a farla migliorare.

rockabilly breakfast

Ah. un paio di giorni senza post e quasi mi dimenticavo della mia torta: è venuta proprio come si deve. E' gustosa, soffice, spugnosa, una compagna perfetta per un caffè all'americana preparato di buon mattino. Per farle la foto ho sfoggiato alcune delle chicche che rendono la nostra tavola una vera tavola rock'n'roll e vi propongo questa lista come promemoria per acquisti futuri, nel caso in cui vogliate iniziare a rockeggiare anche tra le vostre mura di casa!

In cucina da qualche giorno ci facciamo tenere compagnia da una tovaglia plastificata raffigurante delle pin up anni 50. L'abbiamo presa in un negozio di cinesi, nei quali spessissimo troviamo delle piccole meraviglie (assolutamente low cost) delle quali compiacerci e con le quali contribuire allo stile unico della nostra petit maison. 
Una tovaglietta checkered bianca e nera acquistata in una gita tra supermercati e grandi magazzini in Svizzera, lì sopra posa un piattino da dessert a pois, preso a Londra qualche settimana fa, complice un clearance da paura. Il caffè all'americana sguazza in una tazza zebrata, bottino da pound shop anch'esso londinese. Già avete letto bene: one pound / una sterlina e ce la siamo portata a casa. E infine un cucchiaino a teschio, il primo degli acquisti che io e M. abbiamo fatto on line per la nostra casetta dopo che lui mi ha chiesto di iniziare a vivere insieme. Simbolicamente imprescindibili, semplicemente fighissimi, questi cucchiaini fanno parte di una collezione (che ci godiamo giorno per giorno) di posate insolite e rare che presto vi mostrerò.

Long Live Rock 'N' Roll!


giovedì 23 luglio 2015

Della ricetta del tiramisù perfetto


Che tanto non esiste e che nessuno vi darà mai.


tiramisù perfetto


Ogni volta che decido di preparare il tiramisù cado nel ridicolo e cerco questa chiave di ricerca "ricetta tiramisù perfetto", confesso di avere un po' di ansia da prestazione, ma mentre sbircio i blogger più famosi, le ricette della tradizione e i post e articoli dei vari tuttologi della cucina, rimprovero me stessa perché non può esserci una ricetta oggettivamente perfetta, ma una ricetta ben riuscita, dal risultato soddisfacente e il più possibile verosimile all'idea che noi abbiamo di un determinato piatto.

Non può esistere la ricetta definitiva perché ognuno di noi ha canoni diversi di percezione gustativa, ma possiamo sforzarci a lavorare su dosi e procedimento al fine di creare la ricetta il più simile alla nostra idea di perfezione. E quindi? La soluzione sarà fare tanti tiramisù e prendere appunti ogni volta, perchè solo sbagliando si impara e provando di continuo si migliora.

E allora, Milvina, cosa scrivi a fare questo post?

Scrivo partendo da diversi punti di partenza: la foto ti ha invogliato a prepararti il tiramisù? Ti è venuta fame? La crema rende l'idea del soffice e spumoso? Era così che avresti voluto che fosse l'ultima fettazza di tiramisù che hai pagato a peso d'oro in un ristorante e ti ha lasciato depresso e insoddisfatto?
E allora prova ad affidarti a qualche mio consiglio e poi fammi sapere se quel che hai fatto era all'altezza delle tue speranze e rispondeva alle tue aspettative.

Per un tiramisù piccino, spartano eppure onesto (per due persone golose) ho avuto bisogno di:

250 g mascarpone
2 uova
1 scatolina di panna da montare
savoiardi

caffè americano
due o tre cucchiai di zucchero
cacao amaro


Punto primo: Io cuocio i tuorli delle uova. Lo faccio alla buona, velocemente, ma non esiste che uova comprate al supermercato non subiscano anche la più veloce delle pastorizzazioni.

Preparo il caffè all'americana e lo metto a raffreddare in un piatto fondo.
In un pentolino monto a fiamma bassissima i tuorli assieme ad un cucchiaio abbondante di zucchero, mi aiuto con una frusta e faccio in modo che il risultato sia uno zabaione tiepido e spumoso. Con l'aiuto di un colino, filtro i tuorli montati in una ciotola.
Unisco allo zabaione ottenuto il mascarpone, aggiungo altro zucchero (uno o due cucchiai a seconda di quanto vogliate che sia dolce) e mescolo accuratamente.
In un'altra ciotola monto a neve la panna e la aggiungo a cucchiaiate alla crema di mascarpone. Metto in frigo pochi minuti.
Prendo uno stampo a cerniera, uno stampo piccolo, da 16 / 18 cm di diametro,  e ricopro il fondo con uno strato di savoiardi inzuppati nel caffè. Aggiungo abbondanti cucchiaiate di mascarpone fino a creare uno strato alto e omogeneo. Ripeto l'operazione e ricopro questo ultimo stato di crema con abbondante cacao amaro. Copro lo stampo con della pellicola da cucina, metto in frigo e prego che non mi venga fame.

Semplice? Sì, assolutamente.

Buono? Se mentre preparate il vostro tiramisù avete dato delle poderose ditate alla crema e ripulendovi vi site compiaciuti del risultato, allora avrete ottime basi per un tiramisù perfetto per voi!

tiramisù


Varie ed eventuali:

- C'è chi rende più morbido il mascarpone con gli albumi montati a neve, ma le uova dovranno essere appena deposte (o poco più) e montate a neve così ferma da non riuscire a staccarle dalla ciotola.
- C'è chi aromatizza il caffè con del marsala o dell'amaretto. Bah, de gustibus.
- C'è chi ricopre la superficie con scaglie di cioccolato, ma per me si perde via la delizia di mascarpone.
- C'è chi usa i pavesini, anziché i savoiardi: per me è fantascienza.
- I savoiardi non vanno fatti affogare nel caffè, altrimenti si spappolano, ma non vanno nemmeno fatti passare per sbaglio nel siero per tenersi svegli, altrimenti risulteranno duri e stopposi.
- Se avete bambini non fate la scemenza di inzuppare i savoiardi nel latte che già la crema è una bomba: abbiamo mangiato tutti il tiramisù della mamma e della nonna e non siamo mai morti, se proprio non volete sentir ragioni - e siete più testoni di me - esiste il caffè decaffeinato!
- Ecco, se volete essere alternativi e vi avanza una torta, fate un dolce al mascarpone, usando delle fette sottili come base, ma se lo chiamate tiramisù che peste vi colga!

mercoledì 22 luglio 2015

Dello Zambatò

O meglio delle estati in cui facevamo grandi scorpacciate di Ratatouille senza nemmeno ipotizzare che  - di lì ad un paio di decenni - un topo chef della Disney l'avrebbe resa un piatto che il mondo intero ora conosce. O - a pensarci bene - anche delle estati in cui la nonna rifilava un piatto vegan a tutta la famiglia, lasciando ognuno di noi soddisfatto, compiaciuto e con la panzella appagata.

L'estate, si sa, è un muro di caldo armato di ostinazione, buoni propositi da mandare a ramengo, miraggi da ventilatore, deliri da squagliamento e ancora di più ricordi improvvisi che appaiono non appena si perde coscienza e ci si appisola per pochi minuti. Partendo da questa premessa ho avuto un'illuminazione!

Ci sono piatti che di tanto in tanto senti il dovere di preparare e lo Zambatò è proprio uno di questi.

ratatouille
Zambatò. O Caponata . O Ratatouille.

Ieri avevo un piccolo arsenale di verdure da smaltire e siccome la temperatura esterna si aggirava attorno a dei piacevoli 41/ 42 gradi ho pensato bene di darmi ai fornelli per dare vita ad una casseruola colma di verdure; un piatto sostanzioso e invitante, buono sia incandescente - come il disciplinare della mia mammina prevede che sia - che tiepido nel caso in cui lo si voglia accompagnare ad un secondo oppure del riso al vapore.

Io lo faccio come avrebbero fatto tutte le donne della mia famiglia: alla buona, con quel che c'è in frigo o con parte del bottino spartito dopo una spedizione nell'orto.
Ieri avevo a disposizione:

- un paio di cipolle di tropea
- uno spicchio obeso di aglio rosso
- tre simpatici pomodori costoluti 
- un gambo di sedano
- mezza grasta di basilico 
- una melanzana prosperosa
- una zucchina rattrappita eppure con ancora qualcosa da dire
- due peperoni corno di toro (uno giallo e uno rosso)
- olio evo di Cortale
- sale

In una casseruola generosamente ampia ho versato abbondante olio evo, cipolle tagliate in quarti e uno spicchio d'aglio un po' schiacciato. Ho fatto soffriggere per un paio di minuti questo fondo e ho aggiunto melanzane, zucchine, peperoni, la costa di sedano e pomodori tagliati a metà, il tutto - per ovvi motivi - è stato precedentemente lavato sotto acqua fresca corrente.
Ho aggiustato di sale, ho aggiunto due bicchieri d'acqua, ho dato una poderosa remenata con un bel cucchiaio di legno e ho abbandonato la cucina senza dimenticarmi di mettere la fiamma al minimo.
Lo zambatò ha cotto per circa un'ora, regalandomi questa meraviglia che gusterò a pranzo con dei crostini di pane.

I consigli della Milvi:

- Usate lo spargifiamma per evitare che vi si bruci il fondo della casseruola.
- Tagliate i pomodori solo a metà in senso verticale o se sono giganteschi tagliateli in quattro, perchè così mentre cuoceranno e si spappoleranno, sarà più semplice rimuovere le fastidiose pellicine esterne.
- La ricetta autentica prevede che ci siano delle patate tagliate grossolanamente, ma siccome avevo intenzione di gustare il mio Zambatò con del pane, ho evitato di eccedere con i carboidrati

Song of the day: Billy Lee Riley - Red Hot


ratatouille
Zambatò - Ratatouille

mercoledì 15 luglio 2015

Di Elvis e della mia insalata di riso

   


Il solito caldo insostenibile e l'applicazione Accadde Oggi di Facebook che infierisce e non fa che mostrarmi le foto ricordo della mia vacanza in Svezia più bella, quella del 2013, trascorsa sola soletta tra Stoccolma e Tyresö a caccia di libri di cucina, gadget inutili, mirtilli e strameritato riposo dopo i mesi interminabili trascorsi a Roma per il Master post laurea.
Che ricordi stupendi e quanto mi manca la mia adorata Svezia!




Oggi non devo preoccuparmi del pranzo perchè quando in frigo c'è l'insalata di riso nutrirmi è una gioia. Come la preparo? Nel più semplice e tradizionale dei modi, come la preparerebbe una mamma e al diavolo tutte le sperimentazioni folli al limite del commestibile. Come la arricchisco? Con due sapori insoliti, che accrescono la freschezza e incuriosiscono il palato.





Per due o tre persone la preparo così:

Metto a bollire un bel bicchiere di riso basmati in una pentola con 4 bicchieri abbondanti di acqua bollente aromatizzata con un rametto di rosmarino, un goccio di olio evo e sale. Una volta trascorsi dieci minuti (ovvero il tempo necessario al basmati per assorbire l'acqua) scolo il riso e lo dispongo sopra un piatto largo a raffreddarsi e riposare.

Prendo un'insalatiera capiente e ci verso dentro una latta di tonno, una confezione da 4 würstel piccoli e abbondanti sottoli misti. Ecco, io non uso mai né i condimenti per riso e tanto meno quelli per pasta. Non mi piacciono i liquidi di conservazione all'interno dei vasetti che conferiscono alla portata che preparo un sapore spento, plasticoso, troppo spesso chimico. Prediligo piuttosto dei sottoli primo prezzo oppure una giardiniera senza troppe pretese che farcisce senza avere l'arroganza di stancare.

Metto il riso a cucchiaiate nel condimento e giro man mano in modo da amalgamare bene. vado avanti così fino ad esaurimento del riso. Soltanto prima di servirlo ci sbriciolo sopra della feta greca e - con l'aiuto di un paio di forbici - tagliuzzo le foglie del rosmarino a pezzetti piccolissimi.

Se Elvis in persona ha deciso di prestarsi come testimonial, allora la mia insalata di riso è proprio gustosa!



elvis kitchen
Elvis raccomanda Milvina!

La tradizione: l'insalata di riso con i sottoli, il tonno e i wurstel
Il tocco magico: la freschezza del rosmarino
L'ingrediente che non ti aspetti: la feta greca


Song of the day: Elvis Presley - Milk Cow Blues Boogie