Tu sei la risposta più bella a tutto quello che non gira, tutto quello che si ingarbuglia, tutto quello che si rompe, tutto quello che si annoda e strozza, tutto quello che fa rumore inutilmente, tutto quello che cerca di far male, tutto quello che infastidisce come zanzare vicino al cuscino, tutto quello che luccica pur non avendo alcuna sostanza, tutto quello che non serve, tutto quello che se ne deve andare, tutto quello che non sarebbe mai nemmeno dovuto esistere e tutto quello che non mi appartiene e che mi tocca masticare, ingoiare e a volte persino digerire.
Visualizzazione post con etichetta ricordi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ricordi. Mostra tutti i post
sabato 19 novembre 2016
lunedì 26 ottobre 2015
Del 26 Ottobre 2011
Probabilmente sto ascoltando la canzone sbagliata, uno di quei pezzi sprecati ed elargiti a vuoto che meritano di essere riabilitati pazientemente, perché la musica non si butta via, la musica lascia che i sentimenti prendano forma e sostanza e non la si può maltrattare. Mai.
Probabilmente mi manca il lago, mi manca il tè bollente preso nel bar all’angolo, gli appunti presi in piazza Duomo, le parole al parco che non volevo dimenticare mentre guidavo e mi manca la ripetitività di quelle abitudini che mi spiace tanto aver perso. Mi mancano le annotazioni che facevo su foglietti improvvisati dai quali, una volta tornata a casa, nascevano descrizioni e condivisioni più elaborate che si trasformavano in giorni da offrire a chi avesse avuto voglia di leggerli. E mi manca la libertà del condividere forme più o meno intense di intimità sapendo che quel che ho appena liberato dai silenzi, verrà accolto dagli occhi e dall'affetto di anime amiche.
Probabilmente il bisogno di scrivere, a volte, ritorna così prepotentemente da non poter essere ignorato e, a volte, non avere più il mio diario, seppur elettrico, è una mutilazione e non soltanto una mancanza, ma io so di non essere più costante, so di non sapere più dare continuità ad un progetto. O forse non è così. Probabilmente è l’ennesima fissa che inchiodo alle tempie.
Probabilmente nelle ultime settimane sono successe davvero tante cose e a volte mi sembra che il tempo trascorra troppo velocemente, che scivoli via dalle mani come un foulard leggero che cade nell'acqua senza che tu possa recuperarlo, senza che tu possa anche solo accorgerti di quello che sta accadendo. Non saper fermare il tempo mi stordisce, come se stessi trascurando qualcosa, qualcosa che unisce gli occhi alle mani, le mani ai respiri e i respiri di nuovo agli occhi,come se tanto l’assenza di pensieri a forma di frasi quanto la parsimonia di espressioni fossero innaturali e forzate.
Probabilmente non intrecciare attimi e momenti alle parole mi fa sentire senza un braccio, anche se in fondo, posso solo ipotizzare come sia non averne uno per davvero. Io so solo come si sta senza un pezzo di pancia, e alla fine ci si abitua, non sconvolge, incasina, ma non sancisce alcuna fine. Certo, la vita cambia, ma non termina e a distanza di anni sai bene che occorrono solo abitudine, indulgenza e tolleranza per avere a che fare con ciò che in realtà non accetti di buon grado.
Probabilmente non mi aspettavo di ricominciare a sentire una luce interiore e di sorridere senza remore o sensi di colpa. Probabilmente mi piace inciampare nei colori che ho cercato di negarmi così a lungo e probabilmente adoro scoprirne di nuovi quotidianamente. Probabilmente dovevo aspettare di ritrovarmi a vivere qualcosa di veramente bello, cercandolo, desiderandolo, e sono felice di averlo fatto. Probabilmente, però, porto sottopelle delle cicatrici che ancora devono guarire e che a volte non sono in grado di curare. Probabilmente le sensazioni di inadeguatezza e il terrore dell’abbandono, la paralisi inflitta dal temere di non essere mai abbastanza e di essere fin troppo oppure di essere più di quanto serva, appesantiscono le ali dell’anima che invece vorrei semplicemente spiegare senza paura.
Quanto male si infligge senza nemmeno rendersene conto, quanto male ho permesso che mi venisse inflitto abbassando lo sguardo, sospirando, ingoiando, come se non ci fossero state più speranze o alternative. Quanto detesto quelle forme di fragilità che hanno condizionato le mie scelte e i miei gesti per così tanti anni. Probabilmente sono nel mezzo di un conflitto con me stessa per aver permesso di essere rasa al suolo, umiliata, usata, scagliata via lontano e ignorata nel momento di maggior bisogno o quando ciò che mi sentivo di dare era assolutamente sconfinato. E detesto i miei stessi silenzi, detesto quel nodo alla gola che torna improvvisamente e mi paralizza, mi blocca, mi spegne, anche ora che gli occhi in cui mi perdo sono limpidi e sinceri, anche ora che potrebbe essere tutto come semplicemente è: vero. E a volte vorrei non avere così tanto da gestire, vorrei non essere tutto quel che sono. Però, probabilmente, imparo dagli sbagli e nonostante tutto cerco anche di seguire i consigli sussurrati dalla spontaneità, dall'entusiasmo, dal bisogno sia di rinascere interiormente che da quello di continuare a proseguire, nonostante le strade dissestate, quelle fatte saltare in aria, quelle allagate, quelle fiorite e quelle che portano dritte ai colori ipnotici dei tramonti. E per una volta mi sento di non sbagliare e di non aver sbagliato. Per una volta ho cura di me perché ho permesso al cuore, e a lui soltanto, di guidarmi e di convincermi a lasciarmi andare. Mi sono ricordata di osare sempre, mi sono ricordata di non retrocedere e ho permesso che dalle difficoltà venissero finalmente raggiunte le stelle.
Probabilmente sono cambiata ed è cambiata la mia interiorità. Probabilmente sono sempre la stessa, nonostante i cambiamenti, gli sconvolgimenti, la routine e le novità.
Probabilmente sentire tra le braccia la mia Pipola a peso morto aspettando che si svegliasse dall’anestesia, spaventarmi e ritrovarmi in lacrime all’idea di perderla, inevitabilmente, un giorno, mi ha ricordato quanto siano preziosi quei rari Amori che abbiamo la fortuna di vivere. E io li voglio vivere senza riserve.
”La mia bocca vuole vivere!
La mia mano vuole vivere!
Ora, in questo momento!
Il mio corpo vuole vivere!
La mia vita vuole vivere!”
E’ un pomeriggio di fine ottobre. Sulla scrivania c’è il manuale che ho trascurato un po’ questo pomeriggio, ma ho ancora la sera e qualche ora della notte per lo studio. Una candela brucia piano e si fa guardare, la sua fiammella non danza, ma scalda e profuma. Pipola è in cucina e sta meglio e assapora le carezze così come i bacini, indugia nella tenerezza delle coccole così come nella tranquillità della sua casa. Nei miei pensieri e nel mio cuore c'è qualcuno che merita tutto il buono che c'è in me. Tra le mani ci sono crini sottili fatti di emozioni e sorprese, miracoli e gesti indimenticabili, ricordi e sogni da raggiungere e rendere realtà. Penso alla mia tesi, al fatto che forse, per la prima volta nella vita, devo avere cura tanto dei miei talenti quanto del mio valore. E devo fare chiarezza, e devo lasciare andare i pesi inutili e superflui, e devo avere cura di chi, sorridendo, senza sforzo o sacrificio, ha così cura di me. E se devo, è solo perché lo voglio.
martedì 1 settembre 2015
Di quello che scrivevo oggi, ma un anno fa
1 Settembre 2014.
Ha riaperto la farmacia vicino alla banca e ha riaperto il bar nel quale il panettiere con il bulldog consegna le brioche in zoccoli da infermiere; notizie pressoché inutili, se non per il fatto che la rimozione del cartello che annunciava la fine delle loro ferie, avvicina un po' più concretamente l'inizio solenne e sfacciato delle nostre.
Ho sbrigato delle commissioni noiose, quelle che ti fanno strisciare i piedi sull'asfalto a scarpe allacciate in malo modo, quelle per le quali non occorre nemmeno truccarsi il grugno o togliersi il broncio. Ho camminato velocemente, infastidita dal sole ringhioso che non sa intiepidire nessun passaggio ombreggiato e da quei gridi di luce inattesa, che esplodono come spaventi messi in atto da dietro le spalle.
Ho letto i vostri status malinconici sulla fine delle vacanze e sul ripristino della normalità. Noi dobbiamo stringere i denti ancora un po', accogliere un amico che sarà ospite qualche giorno, preparare i bagagli e poi partire per la nostra prima avventura insieme. E io non vedo l'ora, sebbene nel tempo scandito dall'attesa ve la invidi quella routine sempre uguale a se stessa eppure dotata di continuità della quale un po' soffrite e vi lagnate, della quale io non conosco quasi nulla, se non il rimpianto di volerne qualche manciata. Perché io voglio un po' tutto.
E sbadiglio. E mi gratto la fronte cui la frangia spettinata fa il solletico. E esito domandandomi "ma avrò la febbre oppure sono solo stremata? È malinconia o mi brontola la panza?".
E poi una foto volutamente sfuocata. Un istante saturato di consolazione. Il bambino del quale non si sa il nome che guarda la moto di M. e rimane senza parole: estasiato. Lui che la notte ti fa gelare il sangue con le sue grida. Lui che cerca l'attenzione di sua mamma con un disegno in mano, chiamandola ossessivamente, senza sosta, da lontano, come se avvicinandosi, varcasse quel confine delirante che solo per sbaglio - di tanto in tanto - si può oltrepassare senza correre alcun rischio. Lui che infastidisce per i suoi modi da teppistello. Lui che irrita con la sua prepotenza da una manciata di chili. Lui che ha a che fare con gentaglia e vecchi rumorosi. Lui che consuma la piazzetta davanti casa con le sue corse, salti e attese. Lui che con quella canotta e pantaloncini coordinati ti strappa prima il cuore e poi ti attorciglia lo stomaco come uno straccio per i pavimenti. Lui che meriterebbe una vita normale, notti tranquille, cose buone: persone buone. Lui del quale parliamo prima di addormentarci a tarda notte, facendolo entrare per la prima volta senza frustrazione in camera nostra.
E mentre, tutto incuriosito e frastornato, scopre che le moto di M. sono due e sono una più spaziale dell'altra, io lo guardo dallo studio, sorrido al suo addentare un panino vuoto, mi soffermo sul sorriso che ha strappato al mio amore e penso che, tra le cose più belle e pure che possa fare una motocicletta, una sia proprio far fantasticare gli occhietti increduli di un bambino e far sbocciare in noi la più tenera forma di indulgenza.
E ora che sbraita e dice parolacce, ora che rimbomba fin nel mio bicchiere d'acqua, sbuffo e penso "gli tirerei un pomodoro". E forse ne ho uno in frigorifero. Ma ho anche della torta al cioccolato. E una casa che profuma di cose buone e di una famiglia appena nata.
mercoledì 19 agosto 2015
Delle melanzane ripiene di Nonna Elisabetta e di quelle di Nonna Amelia
Ci sono piatti che dovrebbero preparare solo ed esclusivamente le nonne, pietanze che sanno di famiglia, di feste, di casa e di infanzia. Alle nonne dovrebbe essere negato il diritto di spegnersi, quello di andarsene, quello di lasciare in noi un vuoto insanabile e crudele.
Preparare le melanzane ripiene è pensare alla mia nonna, è portarla in casa mia, è chiederle scusa per i due piani di scalini irregolari, è farla sedere e chiederle come le sembra questa casa tutta strana, se le piace il nostro cagnolino, se sono troppi i tatuaggi che ho addosso o se me lo darebbe ancora un bacino sulla luna che ho dietro la schiena, come faceva dopo essermi ammalata.
Chissà come le sembrerei ora che lo scorrere del tempo travolge anche me, la sua bambina.
Chissà se è almeno un po' felice di me, ora che io non sono esattamente quello che mi aspettavo di essere e di diventare.
Tutto questo può solo avvenire nei sogni, nei sospiri, ma ritrovarla asciugando qualche lacrima è soltanto felicità del privilegio di averla vissuta, amata e stretta a me fino all'ultimo istante della sua esistenza.
Mi manca, Dio se mi manca, e per ritrovarla devo cucinare, devo cercare i suoi profumi e sapori nella cassettiera dei ricordi che ho tra sterno e pancia, devo ritornare alla casa di via Tolstoj, al pranzo di mezzogiorno e un quarto, aspettando gli zii, guardando prima Bis di Mike Bongiorno poi Il pranzo è servito di Corrado, maledicendo le due meno un quarto che significavano il ritorno della mia mamma in fonderia. Che salto nel passato, che sensazioni frastornanti eppure mi fa bene rimanere ad annaspare nel passato dai colori pastello, quello dell'infanzia.
Mi dilungo, ci metto troppo ad iniziare a scrivervi la ricetta, ma questo non è più un semplice archivio di cucina, qui ho spazio per me, per tutto quello che ho bisogno di lasciare andare.
Ieri sera a cena di nonne in casa ce n'erano due, perché ogni nonna ha le sue ricette speciali e ieri ho voluto che il mio M.o ritrovasse (anche solo per un attimo) la sua Nonna Amelia che partendo dalla tradizione della cucina napoletana, gli proponeva delle melanzane ripiene inconsapevolmente vegan, buone da morire.
Per prima cosa ho messo su un sughetto di pomodoro al basilico veloce, mettendo a crudo della cipolla tritata, una latta di pelati, due spicchi di aglio interi, qualche foglia di basilico, un paio di bicchieri d'acqua e del sale. Ho lasciato cuocere il sugo per più di mezz'ora, perché io cucino - e ne vado immensamente fiera - alla terrona maniera, quindi un sugo veloce ha almeno quasi un'ora da trascorrere sul fornello.
(Copierò alcuni passaggi della ricetta qui sopra affinchè vegan e vegetariani possano avere una ricetta esaustiva senza continui rimandi alla precedente).
My Body's Acing From Laying In This BedI Went Singing In The Rain And The Cold Got To My HeadI Don't Know Who's Paying I Just Know What The Doctor Said84 Years Of A Sinning Life And In The Morning I'll Be Dead
Saint Peter Won't You Open Up The Big White GateCause I Heard About Forgiveness And I Hope It Ain't Too LateI Ain't No Holy Roller But You Go Tell Your KingThat All The Folks Up In Heaven Might Like To Hear Me Sing
I Sang To My ChildrenBefore They Strayed So FarI Sang For My LoversOr A Nickel In A Tip JarI Never Knew JesusI Never Read The Good BookBut On My Day Of DyingI'm Giving Life A Second Look
It's Coming On Time NowMy Body's Getting ColdI've Got No Will I've Got No PrayerMy Story's All Been ToldI'm Ready For The Land Of FireBut I'd Love To See The Land Of GoldSo Nurse Bring Me My GuitarOne More Song Before I Go
Preparare le melanzane ripiene è pensare alla mia nonna, è portarla in casa mia, è chiederle scusa per i due piani di scalini irregolari, è farla sedere e chiederle come le sembra questa casa tutta strana, se le piace il nostro cagnolino, se sono troppi i tatuaggi che ho addosso o se me lo darebbe ancora un bacino sulla luna che ho dietro la schiena, come faceva dopo essermi ammalata.
Chissà come le sembrerei ora che lo scorrere del tempo travolge anche me, la sua bambina.
Chissà se è almeno un po' felice di me, ora che io non sono esattamente quello che mi aspettavo di essere e di diventare.
Tutto questo può solo avvenire nei sogni, nei sospiri, ma ritrovarla asciugando qualche lacrima è soltanto felicità del privilegio di averla vissuta, amata e stretta a me fino all'ultimo istante della sua esistenza.
Mi manca, Dio se mi manca, e per ritrovarla devo cucinare, devo cercare i suoi profumi e sapori nella cassettiera dei ricordi che ho tra sterno e pancia, devo ritornare alla casa di via Tolstoj, al pranzo di mezzogiorno e un quarto, aspettando gli zii, guardando prima Bis di Mike Bongiorno poi Il pranzo è servito di Corrado, maledicendo le due meno un quarto che significavano il ritorno della mia mamma in fonderia. Che salto nel passato, che sensazioni frastornanti eppure mi fa bene rimanere ad annaspare nel passato dai colori pastello, quello dell'infanzia.
Mi dilungo, ci metto troppo ad iniziare a scrivervi la ricetta, ma questo non è più un semplice archivio di cucina, qui ho spazio per me, per tutto quello che ho bisogno di lasciare andare.
Ieri sera a cena di nonne in casa ce n'erano due, perché ogni nonna ha le sue ricette speciali e ieri ho voluto che il mio M.o ritrovasse (anche solo per un attimo) la sua Nonna Amelia che partendo dalla tradizione della cucina napoletana, gli proponeva delle melanzane ripiene inconsapevolmente vegan, buone da morire.
Le melanzane ripiene di carne della Nonna Elisabetta
2 melanzane
150 g di carne macinata per sugo
1 uovo
pane raffermo
2 cucchiai parmigiano grattugiato
1 cucchiai di formaggio pecorino
sugo di pomodoro e basilico
aglio
olio evo
Per prima cosa ho messo su un sughetto di pomodoro al basilico veloce, mettendo a crudo della cipolla tritata, una latta di pelati, due spicchi di aglio interi, qualche foglia di basilico, un paio di bicchieri d'acqua e del sale. Ho lasciato cuocere il sugo per più di mezz'ora, perché io cucino - e ne vado immensamente fiera - alla terrona maniera, quindi un sugo veloce ha almeno quasi un'ora da trascorrere sul fornello.
Ho lavato e asciugato le melanzane tagliandole a metà longitudinalmente e le ho scavate con un cucchiaio facendo attenzione a non romperle. Ho preso la polpa delle melanzane - che servirà per il ripieno - l'ho ridotta ad una dadolata grossolana e ho cosparso scorze e polpa di sale grosso lasciando che perdessero l'amaro per una ventina di minuti. trascorso questo tempo le ho sciacquate e lessate in acqua bollente leggermente salata e la stessa cosa l'ho fatta con la polpa, ovviamente, tenendo tutto separato, secondo questi tempi: 4 minuti di bollore per le scorze, 5 minuti per la polpa.
Ho preso una padella e ho messo a bollire dell'olio di semi vari, ho fritto prima le scorze e poi la polpa, mettendo tutto ad asciugare su della carta assorbente. Non buttate l'olio perché vi servirà per la seconda frittura.
In un'altra padellina ho versato un filo d'olio, ho aggiunto la carne macinata lasciandola cuocere per pochi minuti e ho unito la polpa di melanzane affinchè carne e polpa si insaporissero reciprocamente. ho lasciato raffreddare.
Ho preso una padella e ho messo a bollire dell'olio di semi vari, ho fritto prima le scorze e poi la polpa, mettendo tutto ad asciugare su della carta assorbente. Non buttate l'olio perché vi servirà per la seconda frittura.
In un'altra padellina ho versato un filo d'olio, ho aggiunto la carne macinata lasciandola cuocere per pochi minuti e ho unito la polpa di melanzane affinchè carne e polpa si insaporissero reciprocamente. ho lasciato raffreddare.
Ho bagnato il pane raffermo in un poco di acqua tiepida, l'ho strizzata a due mani e sbriciolata, mettendola in una ciotola nella quale ho aggiunto l'uovo, uno spicchio di aglio finemente tritato e i formaggi grattugiati. Ho poi aggiunto carne e polpa quando erano tiepidi, amalgamando il ripieno in modo accurato.
Ho farcito le melanzane con cucchiaiate generose di ripieno e con l'aiuto delle mani le ho compattate in modo tale che la farcia non sporgesse troppo dalla scorza. Ho fritto nuovamente le melanzane per pochi minuti con il ripieno rivolto verso il fondo della padella.
Ho farcito le melanzane con cucchiaiate generose di ripieno e con l'aiuto delle mani le ho compattate in modo tale che la farcia non sporgesse troppo dalla scorza. Ho fritto nuovamente le melanzane per pochi minuti con il ripieno rivolto verso il fondo della padella.
Ho disposto le melanzane in una pirofila in vetro, le ho irrorate con del sugo di pomodoro e ho infornato a 200° fino a quando non si sono dorate.
Le melanzane ripiene vegan della Nonna Amelia
2 melanzane
un grosso panino raffermo
olive nere o taggiasche
capperi dissalati
capperi dissalati
basilico in foglie
sugo di pomodoro e basilico ( pelati, aglio, basilico, olio evo, acqua e sale)
aglio
olio per friggere
(Copierò alcuni passaggi della ricetta qui sopra affinchè vegan e vegetariani possano avere una ricetta esaustiva senza continui rimandi alla precedente).
Per prima cosa ho messo su un sughetto di pomodoro al basilico veloce, mettendo a crudo della cipolla tritata, una latta di pelati, due spicchi di aglio interi, qualche foglia di basilico, un paio di bicchieri d'acqua e del sale. Ho lasciato cuocere il sugo per più di mezz'ora, perché io cucino - e ne vado immensamente fiera - alla terrona maniera, quindi un sugo veloce ha almeno quasi un'ora da trascorrere sul fornello.
Ho lavato e asciugato le melanzane tagliandole a metà longitudinalmente e le ho scavate con un cucchiaio facendo attenzione a non romperle. Ho preso la polpa delle melanzane - che servirà per il ripieno - l'ho ridotta ad una dadolata grossolana e ho cosparso scorze e polpa di sale grosso lasciando che perdessero l'amaro per una ventina di minuti. trascorso questo tempo le ho sciacquate e lessate in acqua bollente leggermente salata e la stessa cosa l'ho fatta con la polpa, ovviamente, tenendo tutto separato, secondo questi tempi: 4 minuti di bollore per le scorze, 5 minuti per la polpa.
Ho preso una padella e ho messo a bollire dell'olio di semi vari, ho fritto prima le scorze e poi la polpa, mettendo tutto ad asciugare su della carta assorbente.
Ho preso una padella e ho messo a bollire dell'olio di semi vari, ho fritto prima le scorze e poi la polpa, mettendo tutto ad asciugare su della carta assorbente.
Ho bagnato il pane raffermo in un poco di acqua tiepida, l'ho strizzata a due mani e sbriciolata, l'ho passata in padella con la dadolata di melanzane, i capperi, le olive, del basilico spezzettato e un paio di cucchiaiate di sugo di pomodoro.
Ho farcito le melanzane con cucchiaiate generose di ripieno, e con le mani ho premuto affinché si compattassero bene.
Ho farcito le melanzane con cucchiaiate generose di ripieno, e con le mani ho premuto affinché si compattassero bene.
Ho disposto le melanzane in una pirofila in vetro, le ho irrorate con del sugo di pomodoro e ho infornato a 200° fino a quando non si sono dorate.
![]() |
| Nel giorno in cui festeggiavamo 86 piccole candeline. Mi manchi. |
Song of the day: Grace Potter & The Nocturnals - Big White Gate
Saint Peter Won't You Open Up The Big White GateCause I Heard About Forgiveness And I Hope It Ain't Too LateI Ain't No Holy Roller But You Go Tell Your KingThat All The Folks Up In Heaven Might Like To Hear Me Sing
I Sang To My ChildrenBefore They Strayed So FarI Sang For My LoversOr A Nickel In A Tip JarI Never Knew JesusI Never Read The Good BookBut On My Day Of DyingI'm Giving Life A Second Look
It's Coming On Time NowMy Body's Getting ColdI've Got No Will I've Got No PrayerMy Story's All Been ToldI'm Ready For The Land Of FireBut I'd Love To See The Land Of GoldSo Nurse Bring Me My GuitarOne More Song Before I Go
giovedì 30 luglio 2015
Del cagnolino rock'n'roll e dei ricordi
Ma io non lo volevo il cane!
E invece - come fin troppo spesso accade - il biker ha avuto la meglio.
Il giorno del mio compleanno, l'autunno scorso, uno scriccioletto siciliano di tre mesi (tutto orecchie e pisellino) è entrato a far parte della nostra Rock'n'Roll Family. A tutt'oggi non so esprimere a parole quanto io sia riconoscente nei confronti del mio M.per essere stato così testardo. Lui sosteneva che un cane ci avrebbe cambiato la vita, che ci avrebbe uniti e che avrebbe consolidato l'impegno reciproco che desideravamo veder radicare giorno per giorno.
Io non ne volevo sapere.
Puntavo ad un gatto, ma anche a un bel niente.
L'adozione di Bloody in canile è stata l'espressione più sincera dell'amore a prima vista, una di quelle emozioni che ti si tatuano nel cuore, nei ricordi e in quella parte dello spirito dove viene cullata la felicità in purezza, qualcosa che la vita ti lascia a prescindere da chi sia arrivato o chi se ne sia andato, indipendentemente da quello che tu abbia avuto e quello che ti sia stato strappato via, qualcosa di tuo e di così intimo che niente e nessuno potrà mai scalfire.
Io non ne volevo sapere.
Puntavo ad un gatto, ma anche a un bel niente.
L'adozione di Bloody in canile è stata l'espressione più sincera dell'amore a prima vista, una di quelle emozioni che ti si tatuano nel cuore, nei ricordi e in quella parte dello spirito dove viene cullata la felicità in purezza, qualcosa che la vita ti lascia a prescindere da chi sia arrivato o chi se ne sia andato, indipendentemente da quello che tu abbia avuto e quello che ti sia stato strappato via, qualcosa di tuo e di così intimo che niente e nessuno potrà mai scalfire.
Una gran bella fiaba, vero?
Col cazzo!
Mi concedo un francesismo perché a ripensarci la so called fiaba è stata travolta da drammi, esplosioni, sofferenza, mondi fragolini infranti e trailer di diapositive dall'inferno. Per arrivare al compimento dei nostri intenti ne abbiamo passate di tutti i colori, ma poi abbiamo scelto di non gettare alcuna spugna, semmai di scagliare una sassata contro ogni forma e grado di avversità, sebbene ahimè, non ci sia concesso lapidare chi qualche pietrata se la meriterebbe senza appello. You know who you are!
Siamo quelli che si tengono stretti mano nella mano, a volte ballando, a volte immobili, a volte imbronciati, a volte stremati. Siamo complici come non mai, ancora acciaccati, eppure sempre più uniti, perché entrambi crediamo che non sia stato un caso se qualcuno o qualcosa ha deciso che dovessimo incontrarci, divorarci, metterci alla prova, ritrovarci e stare insieme.
E Bloody che c'entra?
Milvina, non parlavi del cagnaccio?
Lui è un promemoria quotidiano di bene, l'ago della bilancia quando cerchiamo equilibrio, monito quando ciò che è più difficile e ingestibile ci richiama al bisogno di armonia, lui è ridere quando la quotidianità induce a scordarti come si faccia, lui è ristabilire le priorità e il giusto peso di ciò che nel bene e nel male va gestito.
Col cazzo!
Mi concedo un francesismo perché a ripensarci la so called fiaba è stata travolta da drammi, esplosioni, sofferenza, mondi fragolini infranti e trailer di diapositive dall'inferno. Per arrivare al compimento dei nostri intenti ne abbiamo passate di tutti i colori, ma poi abbiamo scelto di non gettare alcuna spugna, semmai di scagliare una sassata contro ogni forma e grado di avversità, sebbene ahimè, non ci sia concesso lapidare chi qualche pietrata se la meriterebbe senza appello. You know who you are!
Siamo quelli che si tengono stretti mano nella mano, a volte ballando, a volte immobili, a volte imbronciati, a volte stremati. Siamo complici come non mai, ancora acciaccati, eppure sempre più uniti, perché entrambi crediamo che non sia stato un caso se qualcuno o qualcosa ha deciso che dovessimo incontrarci, divorarci, metterci alla prova, ritrovarci e stare insieme.
E Bloody che c'entra?
Milvina, non parlavi del cagnaccio?
![]() |
| Sei bello! Ma bellooo! |
Lui è l'andare avanti con leggerezza, perchè ci insegna che a volte l'unica cosa da fare sia darsi una grattata, una scrollata poderosa e scondinziolare felici, perchè come diceva Chiara, un'amica di non so quante vite fa: la vita è bella, in ogni caso.
Quest'ondata di ricordi è nata riguardando le fotografie di ieri. Sono stata con il nostro piccoletto - ormai un audace ragazzetto di un anno - in un giardino pubblico poco distante da casa dei miei genitori. Quel posto è una validissima alternativa ad un'area cani e lì - in particolare la mattina quando i bimbi sono dai nonni e i ragazzini ronfano fino a tardi - Bloody può correre all'impazzata libero dal guinzaglio e spesso in compagnia di qualche compagno di giochi. Guardandolo con la sua linguetta stremata dalle corse e con il suo manto lucente, mi sono sentita fortunata e avevo voglia di annotare qui qualche frammento di noi.
Quest'ondata di ricordi è nata riguardando le fotografie di ieri. Sono stata con il nostro piccoletto - ormai un audace ragazzetto di un anno - in un giardino pubblico poco distante da casa dei miei genitori. Quel posto è una validissima alternativa ad un'area cani e lì - in particolare la mattina quando i bimbi sono dai nonni e i ragazzini ronfano fino a tardi - Bloody può correre all'impazzata libero dal guinzaglio e spesso in compagnia di qualche compagno di giochi. Guardandolo con la sua linguetta stremata dalle corse e con il suo manto lucente, mi sono sentita fortunata e avevo voglia di annotare qui qualche frammento di noi.
![]() |
| 2/3 di noi |
Se a qualcuno interessasse, indosso una maglietta Dirty Shirty un brand americano; il modello è "EAT SLEEP GET TATTOOS", non credo sia ancora in commercio, ma se vi andasse di arricchire il vostro guardaroba con qualcosa di figo, di rock e spesso in edizione limitata, date un'occhiata al sito. Ricordatevi che spediscono dagli USA, quindi occhio sia alle tasse doganali che alle spese di spedizione che potrebbero immagonirvi!
Gli occhiali da sole sono un esemplare autentico di plasticazza cinese.
Buona fortuna, and go get yourself cheap sunglasses!
Song of the day: ZZ Top - Cheap Sunglasses
Gli occhiali da sole sono un esemplare autentico di plasticazza cinese.
Buona fortuna, and go get yourself cheap sunglasses!
Song of the day: ZZ Top - Cheap Sunglasses
mercoledì 22 luglio 2015
Dello Zambatò
O meglio delle estati in cui facevamo grandi scorpacciate di Ratatouille senza nemmeno ipotizzare che - di lì ad un paio di decenni - un topo chef della Disney l'avrebbe resa un piatto che il mondo intero ora conosce. O - a pensarci bene - anche delle estati in cui la nonna rifilava un piatto vegan a tutta la famiglia, lasciando ognuno di noi soddisfatto, compiaciuto e con la panzella appagata.
L'estate, si sa, è un muro di caldo armato di ostinazione, buoni propositi da mandare a ramengo, miraggi da ventilatore, deliri da squagliamento e ancora di più ricordi improvvisi che appaiono non appena si perde coscienza e ci si appisola per pochi minuti. Partendo da questa premessa ho avuto un'illuminazione!
Ci sono piatti che di tanto in tanto senti il dovere di preparare e lo Zambatò è proprio uno di questi.
Ieri avevo un piccolo arsenale di verdure da smaltire e siccome la temperatura esterna si aggirava attorno a dei piacevoli 41/ 42 gradi ho pensato bene di darmi ai fornelli per dare vita ad una casseruola colma di verdure; un piatto sostanzioso e invitante, buono sia incandescente - come il disciplinare della mia mammina prevede che sia - che tiepido nel caso in cui lo si voglia accompagnare ad un secondo oppure del riso al vapore.
Io lo faccio come avrebbero fatto tutte le donne della mia famiglia: alla buona, con quel che c'è in frigo o con parte del bottino spartito dopo una spedizione nell'orto.
Ieri avevo a disposizione:
- un paio di cipolle di tropea
- uno spicchio obeso di aglio rosso
- tre simpatici pomodori costoluti
- un gambo di sedano
- mezza grasta di basilico
- una melanzana prosperosa
- una zucchina rattrappita eppure con ancora qualcosa da dire
- due peperoni corno di toro (uno giallo e uno rosso)
- olio evo di Cortale
- sale
In una casseruola generosamente ampia ho versato abbondante olio evo, cipolle tagliate in quarti e uno spicchio d'aglio un po' schiacciato. Ho fatto soffriggere per un paio di minuti questo fondo e ho aggiunto melanzane, zucchine, peperoni, la costa di sedano e pomodori tagliati a metà, il tutto - per ovvi motivi - è stato precedentemente lavato sotto acqua fresca corrente.
Ho aggiustato di sale, ho aggiunto due bicchieri d'acqua, ho dato una poderosa remenata con un bel cucchiaio di legno e ho abbandonato la cucina senza dimenticarmi di mettere la fiamma al minimo.
Lo zambatò ha cotto per circa un'ora, regalandomi questa meraviglia che gusterò a pranzo con dei crostini di pane.
I consigli della Milvi:
- Usate lo spargifiamma per evitare che vi si bruci il fondo della casseruola.
- Tagliate i pomodori solo a metà in senso verticale o se sono giganteschi tagliateli in quattro, perchè così mentre cuoceranno e si spappoleranno, sarà più semplice rimuovere le fastidiose pellicine esterne.
- La ricetta autentica prevede che ci siano delle patate tagliate grossolanamente, ma siccome avevo intenzione di gustare il mio Zambatò con del pane, ho evitato di eccedere con i carboidrati
Song of the day: Billy Lee Riley - Red Hot
L'estate, si sa, è un muro di caldo armato di ostinazione, buoni propositi da mandare a ramengo, miraggi da ventilatore, deliri da squagliamento e ancora di più ricordi improvvisi che appaiono non appena si perde coscienza e ci si appisola per pochi minuti. Partendo da questa premessa ho avuto un'illuminazione!
Ci sono piatti che di tanto in tanto senti il dovere di preparare e lo Zambatò è proprio uno di questi.
![]() |
| Zambatò. O Caponata . O Ratatouille. |
Ieri avevo un piccolo arsenale di verdure da smaltire e siccome la temperatura esterna si aggirava attorno a dei piacevoli 41/ 42 gradi ho pensato bene di darmi ai fornelli per dare vita ad una casseruola colma di verdure; un piatto sostanzioso e invitante, buono sia incandescente - come il disciplinare della mia mammina prevede che sia - che tiepido nel caso in cui lo si voglia accompagnare ad un secondo oppure del riso al vapore.
Io lo faccio come avrebbero fatto tutte le donne della mia famiglia: alla buona, con quel che c'è in frigo o con parte del bottino spartito dopo una spedizione nell'orto.
Ieri avevo a disposizione:
- un paio di cipolle di tropea
- uno spicchio obeso di aglio rosso
- tre simpatici pomodori costoluti
- un gambo di sedano
- mezza grasta di basilico
- una melanzana prosperosa
- una zucchina rattrappita eppure con ancora qualcosa da dire
- due peperoni corno di toro (uno giallo e uno rosso)
- olio evo di Cortale
- sale
In una casseruola generosamente ampia ho versato abbondante olio evo, cipolle tagliate in quarti e uno spicchio d'aglio un po' schiacciato. Ho fatto soffriggere per un paio di minuti questo fondo e ho aggiunto melanzane, zucchine, peperoni, la costa di sedano e pomodori tagliati a metà, il tutto - per ovvi motivi - è stato precedentemente lavato sotto acqua fresca corrente.
Ho aggiustato di sale, ho aggiunto due bicchieri d'acqua, ho dato una poderosa remenata con un bel cucchiaio di legno e ho abbandonato la cucina senza dimenticarmi di mettere la fiamma al minimo.
Lo zambatò ha cotto per circa un'ora, regalandomi questa meraviglia che gusterò a pranzo con dei crostini di pane.
I consigli della Milvi:
- Usate lo spargifiamma per evitare che vi si bruci il fondo della casseruola.
- Tagliate i pomodori solo a metà in senso verticale o se sono giganteschi tagliateli in quattro, perchè così mentre cuoceranno e si spappoleranno, sarà più semplice rimuovere le fastidiose pellicine esterne.
- La ricetta autentica prevede che ci siano delle patate tagliate grossolanamente, ma siccome avevo intenzione di gustare il mio Zambatò con del pane, ho evitato di eccedere con i carboidrati
Song of the day: Billy Lee Riley - Red Hot
![]() |
| Zambatò - Ratatouille |
lunedì 20 luglio 2015
Di un giorno felice
Ci sono mattine in cui mi sveglio con la fronte aggrottata. Sbuffo, mi pesa tutto, ringhio e penso che per nessun motivo al mondo saprò come far arrivare la sera in modo indolore.
Poi, una volta compiuto lo sforzo inaudito di tirarmi su dal letto, trovo il mio cagnolino che gioca da solo sul suo cuscinone militare; ed è bello da morire, così bello da non poter trattenere il distendersi delle labbra in un sorriso, il compiacermi per così tanta dolcezza.
Poi, una volta compiuto lo sforzo inaudito di tirarmi su dal letto, trovo il mio cagnolino che gioca da solo sul suo cuscinone militare; ed è bello da morire, così bello da non poter trattenere il distendersi delle labbra in un sorriso, il compiacermi per così tanta dolcezza.
Poi mi accorgo che dalle finestre entra quell'aria di estate vera, intrisa del benessere che da bambina provavo la mattina mentre mia mamma guidava la sua 127 e cantava, mentre mi compiacevo di aver indossato dei pantaloncini corti e la canotta della Puffetta, mentre la manciata di chilometri da Bovisio a Limbiate necessaria per arrivare a casa della nonna e alla fonderia mi sembrava un viaggio.
Poi rivedo una foto - vecchia un solo anno - cui sono particolarmente legata: siamo insieme e stiamo bene. Ed ecco che mi intenerisco, accarezzo sul crapino la carognetta che ha la sua cuccia in me e le chiedo di stare buona, di fare la brava, perché non ha senso caricarsi, sebbene ben altro non dovrebbe poter godere del diritto di immagonirmi o di influire così pesantemente sul mio benessere.
Non mostro il mio mondo di fiaba, mostro frammenti di conferme. In realtà c'è un'amara sproporzione tra magia e realtà. Non vivo di apparenza, semmai compio un impegno quotidiano ad aggrapparmi a tutto quello che è saturato di bellezza. Lo faccio per non perdermi, per non perdere il senso, il valore, l'essenza e la sostanza di ciò che vivo e scelgo di continuare a vivere giorno per giorno. Eppure ci sono forme di crudeltà gratuite con le quali vorrei non dover mai rapportarmi, che non vorrei mai sentirmi addosso, che non vorrei mai si saldassero sul fondo dello stomaco senza riguardi.
C'è qualcosa che rivoglio, qualcosa che è mio e mi spetta, qualcosa che mi manca, qualcosa che non vorrei mai dover rimpiangere per colpa dell'ostinazione, di un principio che di principi proprio non ne ha. Ci sono aspettative che merito che non vengano tradite e non per capriccio, ma per amor del vero che unisce e che vuole continuare a farlo.
Song of our Love and Pledge: Johnny Ace - pledging my love
martedì 14 luglio 2015
Dei risvegli
![]() |
| Ma buongiorno, piccolo Bodibò! Ti hanno forse stecchito le mie ciabattine? |
Un risveglio inquieto, addolcito dalla presenza di Bloody accanto a me ai piedi del letto, dall'aria non ancora incarognita del mattino e dalla voglia di una tazza di caffè bollente capace persino di indurre a farmi alzare.
Notizie che non mi aspettavo di leggere, rivelazioni così inattese da avermi lasciata a metà tra l'allibito e l'incredulo. Ed è come se avessi fatto improvvisamente pace con un frammento di passato incompiuto, incomprensibile, scagliato via per capriccio: fino a ieri senza motivo.
Forse solo adesso comprendo una richiesta di aiuto insistente che non ho saputo valutare nel modo corretto. Forse solo ora anche le esasperazioni - o ciò che ritenevo tali - hanno un po' più di senso, sebbene godano ancora di poche attenuanti e pressoché nessun alibi.
E' una mattina da Tom Waits e silenzi straniti.
Tante cose da fare, tutte con la solita forma, settimana dopo settimana.
Tante aspettative e tanti ricordi.
Song of the day: Tom Waits - Hope I don't fall in love with you
sabato 11 luglio 2015
Della brioche alla crema di pere e cannella
È un ricordo dolce, in ogni senso possibile.
All'alba uscivi di casa e tornavi con la brioscina perché sapevi che la colazione è il mio pasto preferito. Mi lasciavi un biglietto. O scrivevi sul sacchetto di carta che la conteneva:
"Ti amo"
"Sei bellissima"
"GM"
All'alba uscivi di casa e tornavi con la brioscina perché sapevi che la colazione è il mio pasto preferito. Mi lasciavi un biglietto. O scrivevi sul sacchetto di carta che la conteneva:
"Ti amo"
"Sei bellissima"
"GM"
Coccole che mi facevano sentire fortunata, speciale: tramortita da quei sentimenti incondizionati che fin dal primo vero appuntamento ho provato per te.
Ogni tanto torno qui da sola, questa caffetteria è un posto carino, sempre quieto, accogliente, insomma, da starci bene. Mi siedo al tavolino all'aperto, guardo il giardino del complesso condominiale che mi circonda e aspetto che la cannella mi inebri.
Lo faccio per sentirmi ancora come in quei primi giorni d'Innamoramento, quando tutto era follemente semplice, irrazionalmente a tutta velocità. E lo faccio per riprendere fiato ora che condividiamo gli impegni, la perseveranza, la volontà, la dedizione e i sacrifici dell'Amore.
Ogni tanto torno qui da sola, questa caffetteria è un posto carino, sempre quieto, accogliente, insomma, da starci bene. Mi siedo al tavolino all'aperto, guardo il giardino del complesso condominiale che mi circonda e aspetto che la cannella mi inebri.
Lo faccio per sentirmi ancora come in quei primi giorni d'Innamoramento, quando tutto era follemente semplice, irrazionalmente a tutta velocità. E lo faccio per riprendere fiato ora che condividiamo gli impegni, la perseveranza, la volontà, la dedizione e i sacrifici dell'Amore.
Oggi va così.
Occhi lucidi, carezze in punta di dita ai tuoi disegni sulla pelle, aria fresca nonostante un sole cocciuto e malinconia pressoché indolore. Stare insieme non ci riesce poi così male.
Song of the day: Derek - Cinnamon
Occhi lucidi, carezze in punta di dita ai tuoi disegni sulla pelle, aria fresca nonostante un sole cocciuto e malinconia pressoché indolore. Stare insieme non ci riesce poi così male.
Song of the day: Derek - Cinnamon
Iscriviti a:
Post (Atom)








