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martedì 20 giugno 2017

Di Bloodino lontano, anche se per poco


"Guardo le foto e mi asciugo gli occhi.
Sono scema, vero? Certo che lo sono. Ti ho salutato alle sette di stamattina eppure sembra chissà quanto in più.
So bene che sei al fresco, che sei trattato come un principino, che sei in montagna dove puoi essere libero e felice, mentre qui fa caldo e tutto quello che c'è da fare è un po' più gravoso, pesante, sudaticcio e sfiancante.
È solo che tu sei quei venti chili d'amore che giorno per giorno mi hanno inflitto la vita, le passeggiate, l'aria aperta, i sorrisi, le priorità e il benessere. Anche quando tutto era così insostenibile da sembrare impossibile.
Tu sei il sollievo nonostante tutto e tutti, tu mi fai credere che si possa essere speciali facendo semplicemente quello che è normale, esistendo e basta, mettendoci anche solo un po' di cuore.
Oggi non so a chi raccontare che nel corso dell'ultima lezione con maestri e professori c'era un bel clima allegro, che quasi profumava di vacanze.
Non so a chi dire che a fine delle due ore di gessi alla lavagna sono stata travolta da un applauso di ringraziamento e che non me l'aspettavo proprio. E forse nemmeno lo meritavo.
Non so a chi dire che ho dovuto aspettare che passassero tre treni, perché sono passata a spiare la nostra casetta immaginaria, come avrei fatto con un amore segreto e che per punizione per la mia impazienza il passaggio a livello non si apriva più.
Non so a chi dire che le ciliegie che ho comprato sono proprio buone, che mi sono portata avanti per domani e che ho avuto una buona idea pensando alla chiave di scorta della macchina.
Non so con chi dividere i cantucci, ma anche gli yogurt e persino i ghiaccioli.
Non ho un peluscetto da abbracciare, non ho una pelliccetta in cui affondare il naso e le dita, non ho nessuno che mi scansi dal letto o dal divano a zampate, nessuno che mi russi accanto, nessuno che mi imponga una passeggiata tra i moscerini, le zanzare e i maggiolini.
Come sei bello orsetto mio, come sei simpatico, pesciolino di lago con le orecchie grandi grandi. E quanto sei prezioso con quei dentini bellibrutti e quel cuore indomito che non conosce esitazione.
Divertiti, mostro delle paludi, canestrello buffo, Bidibonzi puzzone.
Oggi ho scritto io sul tuo diarietto, così è un po' come averti qui. Mi manchi, sai?"
Dal diario di Bloodino, 19 Giugno 2017


martedì 24 gennaio 2017

Dell'insonnia che diventa mia alleata

Mi sveglio presto, anche prima delle cinque e lo faccio - involontariamente - da tempo ormai. Al mio corpo non interessa che sia un giorno di lavoro oppure un giorno di festa, se pretende che io mi svegli, non posso fare nient'altro che accondiscendere e rassegnarmi. Non che sia una modalità che io sappia accettare di buon grado, ma cerco almeno di non soffrire fino a rasentare la pena, perchè non avrebbe senso consentire qualsiasi forma di accanimento, anche quella della mancanza di sonno sufficiente.



Ci sono i pensieri che mi rosicchiano l'anima quasi fossi tarlata. Ci sono preoccupazioni che sembrano ingigantirsi a dismisura e alcune volte mi soffocano, altre volte mi sfiniscono, altre volte arrivano e se ne vanno distrattamente. Poi ci sono anche le aspettative che mi rendono trepidante e che vorrei già poter stringere tra le mani.
Infine ci sono le mancanze, quelle oggettive e fisiologiche, quelle che solo la pazienza potrà ammansire e il tempo - semmai - compensare.



Domenica mattina la sveglia è stata improvvisa - e immotivata - ben prima delle cinque. Ero spaventata all'idea di trascorrere una giornata vuota, trascinandomi per casa in modo inconcludente. In fondo, si trattava pur sempre dell' unico giorno senza lavoro della settimana. Ma poi ho avuto un'intuizione, mi sono presa di coraggio e, in compagnia del mio fido bestiolino, ho deciso di sfidare il freddo e l'orario proibitivo e ho guidato fino a Colico: ho guidato fino a Casa.

Poche ore. Ore intense, rigeneranti, salvifiche.



Momenti fatti di Bloodino libero di correre sulla spiaggia, tra sassi, conchiglie e legni portati a riva dal lago. Momenti trascorsi a godere della fiducia che sono riuscita a costruire con quel cagnolino confuso, disorientato, che meno di un anno fa coglieva ogni occasione per scappare. Momenti in cui perdermi nel sole che accendeva di tepore lo specchio d'acqua che cinicamente fingeva di non essere gelido.
Momenti in cui godere della solitudine, del privilegio di non dover rendere conto a nessuno, della grazia di non dover subire più - mai più - nessuno. 



Dibò me l'ha fatta davvero grossa quando, preso dall'estasi che la libertà senza guinzaglio infonde, si è lanciato senza remore nel lago cacciando un gruppo di papere, uscendone subito dopo stranito, congelato, tremante. Un soccorso di emergenza fatto della mia sciarpa che gli frizionava il pelo, carezze per capire quanto fosse inzuppato e quanto invece congelato, un asciugacapelli a disposizione a soli 10 minuti di macchina, ringraziando chi di dovere in Cielo.



E poi l'allegria per aver trascorso insieme alcune ore in un silenzio surreale, ovattato da gelo e una spolverata di neve, tra erba che scricchiola e si spezza sotto i piedi, una manciata di croccantini golosi in tasca, un tè caldo ben riposto in un thermos e sei gradi al di sotto dello zero a pizzicarmi in viso.



I paesaggi sono sempre quelli, così come lo sono i luoghi, eppure, per ritrovare me stessa e per dare voce a quello che accartoccio e nascondo nella pancia, mi capita sempre più spesso di cercare i miei luoghi sicuri, quelli che mi confortano e mi infondono energia.  E domenica ne ho ritrovati molti. E mi sono sentita bene.


E poi un hamburger per me e uno per Bodibò, un pisolino vicini, una leggerezza al cuore che ieri mattina continuava a canticchiare leggera e spensierata, perchè ci sono forme di benessere autentiche, che sanno fare per bene il loro lavoro.





martedì 13 dicembre 2016

Di Santa Lucia



Insomma, Zuckerberg, "Accadde Oggi" te lo saresti potuto risparmiare. Anche perché poi, appena sveglia, ho il bisogno malsano di prendere atto di quel che è stato, ma ancor di più di quello che ora è. E allora sbircio, come una stalker della mia stessa vita, tra i ricordi abbelliti dagli intenti e dalle speranze che si ostinavano a credere alle menzogne. Colpi ben assestati in pieno stomaco, improvvisi e inevitabili come le carrellate che ti prendi il sabato mattina nel reparto ortofrutta del supermercato quando fai la spesa.

Ma ai ricordi si sopravvive. Si sopravvive a tutto. Persino all'inimmaginabile. Si sopravvive ai lutti, alla solitudine, alle malattie, al cinismo più sadico, all'abitudine e all'ineluttabilità. Si sopravvive persino alla malinconia, alla disperazione, alla pastina troppo salata, ad un rimprovero da parte di una voce sgraziata, ad una storta che prendi in mezzo alla gente e quasi finisci a terra.

Non operano più Bloodino. O meglio, per evitare che l'attacco di esorcismo di settimana scorsa - tuttora in cura con antibiotici - possa interferire con la terapia post operatoria di routine, il veterinario ha suggerito di aspettare.

- Il 28 dicembre le va bene?
- Sì, certo.
- Non le crea problemi con i festeggiamenti?
- Anche se avessi qualcosa da festeggiare, il mio cane verrebbe prima di tutto.

E non perché sia brava, da applauso. Anzi. È solo che avrò meno lavoro e quindi avrò più tempo. E se avrò anche un alibi valido e sostanzioso dalla mia, non avrò motivo di scavare a mani nude in quel che è stato fango travestito da centro benessere, pur di farmi dell'altro male.

È Santa Lucia. La santa della mia Svezia, la santa delle candele, delle brioscette allo zafferano, la santa dei cori e della Luce. La santa della speranza e dei buoni propositi, la santa delle caramelle e dei cioccolatini. La Santa di uno degli incanti di dicembre.

Che luce sia, allora.
Dentro, fuori e tutt'intorno.
Luce negli sguardi e nei sorrisi.
Luce in fondo alla gola, nello sterno e nella pancia.

Lucia, io non so se sia cosa da chiedere, ma non farmi fare la tua fine. Se puoi.

(Per i blasfemi che bruceranno alla grigliata del Satanasso giù da basso: vergine, martire e bruciata viva. Ah, forse le hanno pure strappato gli occhi).


martedì 4 ottobre 2016

Della scorsa domenica e della foto che...

Sarebbe potuta diventare la nuova foto profilo.
Mi avrebbe potuto far trovare marito.
Mi avrebbe anche permesso di cambiare lavoro, rendendomi miliardaria.
E forse mi avrebbe garantito un bell'ingaggio a Bollywood.
E invece, maledetto Scodinzolo, hai voluto esibirti nel più scemo dei photobomb e distruggere la mia fortuna.
(E io adesso, per punizione, ti ammazzo di baci e pernacchie sulla panza, amore mio).

mercoledì 17 agosto 2016

Del piccolo esploratore

Io lo so che tu vuoi scoprire, esplorare e conoscere, ma non sei un cagnino furbetto. Non sei ancora sgamato. Non sei un montagnino che conosce i pericoli delle strade e ancor di più la cattiveria di alcune persone.

Io e te siamo bestiole da appartamento e le nostre strade non sono mai abbastanza sicure per camminarci in mezzo spensierati.

Corri con le zampine aperte, zampine da cucciolo pieno di entusiasmo. Corri con le zampette da ragazzino pieno di vita e ti allontani, ti fai chiamare fino allo sfinimento e in paese mi sa che ti conoscono tutti ormai. E conoscono pure me che ero riuscita a salutare solo 5 o 6 persone in quasi dieci anni che abbiamo la casa qui.

Inizi a conoscere i cagnetti dietro ai cancelli e irrompi come uno scellerato nei giardini, nei cortili e nelle case. Ma qui una pedata te la rifilano senza indugi. E io non voglio finire nei guai per aver pestato come l'uva chi ha anche solo accennato a darti una lezione.



Io cerco di non darlo a vedere, ma ho il cuore che mi esplode ad ogni macchina, ad ogni moto, ad ogni bici che ti sfreccia accanto. Pensa che inizio persino a pregare quando la tua sagomina nera diventa un puntino lontano.

Ma tu te ne freghi, perché la libertà inebria di incoscienza. E tu sei ubriaco di salite, pietre, prati e aria fresca.
Sei fradicio di vita ed esuberanza.
Sei pieno della gioia che infondono le avventure.
Sei affamato di movimento e spazio.
Sei folle di passione e insegui ogni singola traccia in cui puoi imbatterti con ostinazione.

Adesso dormi vicino a me, e ad ogni sogno che ti agita io ti posso accarezzare, rasserenare, convincere che non c'è nulla che non vada.

È che vorrei proteggerti sempre, ma non me la sento di snaturarti e costringerti in catene fatte di strisce di stoffa.

Almeno cerca di ricordarti che sei il mio primo ed unico cane. Ricordati che io sto imparando con te come funziona il tuo mondo e come funzioni tu.

Lo vedo da me che questa salopette mi sta proprio male, ma privarmi di questo ricordo per un pezzo di stoffa che mi fa sembrare un insaccato, significherebbe sminuire e insultare un istante fermato in modo prezioso. Un attimo rubato ad una giornata intensa e un po' affannosa.

Stasera prendo a calci l'insicurezza e il mio vizio malsano di sminuirmi, quindi, caro straccetto blu scuro preso da Primark, non tornerai a casa con me e condividerò lo stesso uno degli innumerevoli attimi di felicità che mi regala il mio Bastardino Delinquente.

E tu, Maledetto Puzzoletto, se non impari a tornare quando ti chiamo, te lo scordi di tornare in vacanza con me.

Insieme, da soli.

Quanta solitudine abbiamo affrontato insieme. Adesso è ora di guarire: nei boschi, nei prati, tra gli sconosciuti.

Insieme, da soli.

Come abbiamo fatto dal primo giorno di vita condivisa, quando allontanandoti dal tuo cuscino sei venuto sul divano a scegliermi e a dormire al sicuro tra le mie braccia.

Io non ti abbandono.
Tu non lasciarmi però.

domenica 29 maggio 2016

Di A. e della sua arte addosso. Per sempre



Saranno stati quasi dieci anni fa. E io ricordo ancora perfettamente quando mi sono imbattuta nei tuoi disegni addosso a qualcuno per la prima volta.
Gianni, il mio fidanzato dell'epoca con il quale vivevo un bell'amore profondo e spensierato, sapeva della mia neonata passione per i tatuaggi e - a seguito della mia intenzione di accrescere il numero dei miei ghirigori - mi aveva fatto notare la precisione e la cura con cui erano stati realizzati ricami di ispirazione giapponese sulle braccia del suo amico e collega I. (abbreviazione di un terzo di cognome), che - se la memoria non mi frega - partiva da Magenta per raggiungerti in studio a Monza.

Prima di farti visita e prendere coraggio per telefonarti, mi ero improvvisata investigatore privato e chiedevo a chiunque fosse tatuato se ti conoscesse, e quando avevo la fortuna di imbattermi in qualcuno che ti portava in bella mostra su di sé, mi ritrovavo ad immaginarti attraverso chi ti conosceva già e per te nutriva ammirazione e rispetto.

Ricordo ancora la prima telefonata in studio, prima di prendere appuntamento per venire a mostrarti la foto di un fiore di cactus, e ricordo ancora meglio la soggezione che ho provato di fronte a te e alla tua diffidenza scrupolosa, alla tua parlata scazzata, al fatto che stessi per gettare la spugna prima ancora di venirti a trovare, immagonita dalla tua freddezza al telefono, che proprio non mi aspettavo. Ma io mica lo sapevo che ricevevi ennemila telefonate al giorno, mica mi passava per la mente che oltre a chi si fa tatuare per davvero, c'è una costellazione di indecisi, insicuri, rognosi e fanfaroni che ti assillavano (e forse assillano) prima, dopo e durante il lavoro.

Ricordo i miei occhi sgranati di fronte alle pareti del tuo studio così piene di riconoscimenti e ricordo quanto fossi incredula all'idea di essere proprio lì, davanti a te, timorosa di sembrarti una rincoglionita o anche solo una che non avesse niente da dire, con la mia pelle quasi ancora del tutto candida come mamma Angela l'aveva fatta. Ricordo persino quanto desiderassi starti anche solo un po' simpatica, simpatica a sufficienza per farmi fissare un appuntamento e avere finalmente un tatuaggio che sapevo sarebbe stato unico e meraviglioso, degno di un ricordo così importante.

Erano tempi in cui, per riuscire a farsi ricamare dalle tue mani, bisognava aspettare mesi, se andava di culo erano un paio, erano tempi in cui un tatuaggio per me era un'autentica trasgressione, una rivoluzione, significati ben lontani dal bisogno quasi fisiologico - consolidato anno dopo anno - di fermare un pezzo di storia della mia vita: perché è così che vivo i segni del passaggio degli aghi intrisi di colore che mi faccio infilare sotto pelle.

Ricordo quando mi hai chiesto se fossi sicura della posizione che avevo scelto, perché era molto visibile, perché richiedeva determinazione e sicurezza, e non hai esitato a ricordarmi che mi avrebbe potuto creare problemi sul lavoro. Ricordo il tuo accenno di sorriso quando ti ho spiegato il perché quel fiore, con appoggiata sopra una farfalla, fosse così imprescindibile dall'interno del mio avambraccio: perché era lì che sentivo la pressione del braccio flebile della mia nonna nelle notti che hanno preceduto quella del nostro addio. E ricordo che poi, improvvisamente, hai sorriso, lasciando andare almeno una manciatina di riserve nei miei confronti.

Sono trascorsi quasi dieci anni da quel primo sigillo d'amore, e sopra il letto, in camera mia c'è ancora la foto delle tue mani al lavoro (il primo di ogni singolo altro lavoro che da quel momento in poi soltanto tu hai impresso su di me) e la mia mano che accompagna quella della mia nonnina. Ormai ho perso il conto delle bestioline, delle parole, dei simboli, dei fiori e dei frutti che mi hai regalato nel per sempre della mia stessa vita. Ed è anche per questo che ti ho così a cuore.



Il tempo è trascorso e come direbbe Alda Merini "E fiorita son tutta"  grazie ai tuoi ricami e alle tue incisioni. Di recente siamo persino passate dal "Lei" al "tu", dalle strette di mano agli abbracci lunghi e stretti, abbracci per salutarsi, abbracci per infondere forza, abbracci per consolare, i tuoi, e per ognuno di loro ti sono riconoscente. Quando sono più fragile, quando mi verrebbe da rognare, riascolto la tua voce, e non passa quasi giorno senza che tu non scelga di esserci anche solo un cenno, una parola atta a sussurrare la tua presenza sempre graziosa, sempre riservata, sempre generosa. Le tue parole mi hanno segnata, così come il tuo portarmi a riflessioni disincantate eppure necessarie per ricominciare a vivere e lasciare alle spalle quel recente dolore "pari ad un lutto" che ancora mi fa zoppicare, che ancora mi rende incredula, che ancora devo imparare ad accettare.

E mentre guardo il tuo capolavoro sul mio braccio,  nato nemmeno due giorni fa e mentre lo stesso capolavoro - soltanto un filino più puzzolente - dorme acciambellato ai miei piedi, ho bisogno di congedarmi dal tuo Taboo Tattoo attraverso queste parole, forse confusionarie, ma piene di emozioni che ti appartengono e che vorrei ti raggiungessero.

Mi congedo dal tuo studio, ma da lui soltanto, con la stessa pesantezza di cuore che lascia un libro incredibile che devi necessariamente chiudere perché giunto alla fine delle sue parole. Ma ho una libreria zeppa di nuovi libri che mi aspettano, e uno di questi parla di zampine di micette, un altro di una casa che è fatta di sogni, sacrifici e ostinazione dalle cui finestre si scorgono piante dai frutti antichi, un altro ancora è un giallo in cui viene persino svelato il mistero delle consegne di Amazon a novecento metri di altezza montanara, e poi c'è in una raccolta c'è un racconto che parla di un cagnolino buono e nero che sogna una passeggiata su prati che non ha ancora mai visto, ma che in compagnia della sua Zia, diventerebbero di certo un vero e proprio incanto.

Grazie. 
Per tutto quello che è stato, per tutto quello che oggi è, per tutto quello che aspetto e che non vedo l'ora che ancora sia.




lunedì 23 maggio 2016

Del cagnolino che ama i bimbi

Sarà la pioggia battente ad infierire e ad imbronciarmi perché, in fondo, da quando ho ricevuto la bellissima notizia del breve viaggio a Las Vegas a Giugno, ho deciso di investire le mie energie proficuamente, e quindi, anziché accanirmi a straziare mente e cuore con dispiacere, rammarico e tristezza, ho scelto di anteporre la riconoscenza a qualsiasi forma di ricordo e mancanza.

Mi è stato di grande aiuto confrontarmi con il mio medico personale, con la mia sorellina, che mi ha spiegato la naturalità di alcuni stati d'animo, i quali non devono però permettersi di manipolare la realtà più oggettiva e sadica. E questo confronto, davanti a piattoni pieni di sushi e schifezzine gustose, ha contribuito ad accrescere il desiderio di rivendicare il diritto inviolabile alla mia dignità, così come quello di uscire da questo annientamento.

Non sono una ragazzina con tutto il tempo del mondo a disposizione, non posso struggermi più di quanto non abbia già fatto vivendo determinate circostanze, e adesso è l'ora della presa di coscienza del fatto che ci sia solo una strada da percorrere, e che sia quella dell'amor proprio, dimenticato senza pietà nel corso degli ultimi due anni.

Ho lavorato sia sabato che domenica portando a termine il primo dei corsi iniziati tra febbraio e marzo con i miei allievi. Non nascondo che mi mancherà la testa arguta di E. così come mi mancheranno la sua casa piena di vita, movimento e colori, la sua famiglia sempre accogliente e i suoi cagnolini affettuosi, ma posso ritenermi soddisfatta sia dei risultati conseguiti che dal bel rapporto che siamo riusciti ad instaurare e credo che un bilancio positivo di un percorso non possa che giovare al mio spirito.

Sabato pomeriggio, appena tornata da lezione, ho preso guinzaglio e occhiali da sole e mi sono regalata una lunga passeggiata con Bloodino l'esploratore, e dopo aver scovato una bella pianta di ciliegine selvatiche, un paio di prati nuovi ed essermi goduta le prime vere maniche corte all'aperto, mi sono fermata un po' nel giardino condominiale, dove sono stata raggiunta dalla mia vicina di casa S., dalla sua cagnolona Holly (primo amore di Bloodino) e dai suoi due meravigliosi bimbi.



Che Bloody abbia una predisposizione netta nei confronti di chi è più fragile è visibile agli occhi di tutti, ma che lui sia riuscito a giocare e ad interagire con un esserino di tredici mesi, ha riempito il mio cuore di orgoglio e felicità. E' un cane buono e in lui posso riporre piena fiducia. E - una volta tornata a casa -  ho condiviso queste parole, accompagnandole allo scatto che chiude questa pagina di diario.

"Verso l'ora del tramonto ho visto la proiezione di tutto quello che sognavo, di tutto quello che non avrei mai potuto avere, di quello che ancora desidero diventi realtà, di quello che - in futuro - proverò ancora a costruire. E non mi sono sentita sconfitta. Ho provato conforto e speranza.
Bloodino mio, sei incredibile. E non so come dirti grazie per essere stato così premuroso, delicato e sensibile con quella manina fiduciosa, vecchia solo tredici mesi. Mio piccolo Super Dog, con te TUTTO è magia e stupore."

Non mi vergogno di desiderare che momenti come questo, un giorno, possano magari diventare la normalità così come non mi sento in colpa per aver preteso che la mia vita vedesse la fine di modalità deliranti e crudeli, che io ponessi finalmente fine all'approfittarsene e alla cattiveria. E questa nuova consapevolezza mi permette di sentirmi meglio, almeno un po'. Ho grandi sogni, sogni che nessun altro essere umano ha il diritto di denigrare o sminuire e farmi bastare meno di niente, e poi sempre meno, non è la strada che io mi sarei mai potuta concedere di percorrere.

E con un po' di sana rabbia, col mio bel rossetto rosso, con meno tempo da sprecare a osservare quello che ho alle spalle, mi concedo il lusso di vivere un sognetto ad occhi aperti. Una fantasticheria senza pretese che mi fa sorridere e sperare e mi mostra che cosa abbia veramente senso e valore nella vita: la famiglia. Qualsiasi forma e genere di famiglia, purchè tenuta insieme dal rispetto e dall'Amore reciproco.


giovedì 17 marzo 2016

Delle domande consuete

Tu lo sai, io lo so, quanto vanno disperse,
trascinate dai giorni come piena di fiume
tante cose sembrate e credute diverse,
come un prato coperto a bitume. 
Rimanere così, annaspare nel niente,
custodire i ricordi, carezzare le età;
è uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente
del diritto alla felicità... 
Se ci sei, cosa sei? Cosa pensi e perchè?
Non lo so, non lo sai; siamo qui o lontani?
Esser tutto, un momento, ma dentro di te,
aver tutto, ma non il domani...

domenica 13 settembre 2015

Dell'agenda e della stanza da sistemare



E' una domenica mattina di buoni propositi, di riposo sufficiente addosso e di casa appena pulita dalla signora che ogni quindici giorni viene a darci una mano. E' una mattina in cui mi ritrovo ad osservare quella stanza da rendere un po' più mia, quella stanza da ottimizzare per salvare occhi, schiena, ordine, pratiche, materiali e concentrazione, perché - a distanza di un anno dal makeover di casa - soffre ancora di una pigra negligenza che le infliggiamo, di troppi "Poi lo faccio", "Sì mettilo lì", "Poi vediamo"; quella stanza risente della connotazione di sgabuzzino dove appoggiare di tutto senza troppe esitazioni, quella povera stanza cui abbiamo inflitto una quiete statica che non la rende utile, necessaria, indispensabile come adesso invece accade, all'improvviso.

Sorseggio un caffè che si è già mezzo raffreddato e penso a quanto si stia intrecciando in questo periodo, a quanta vita sia esplosa nel giro di poche ore, a quante sfide io abbia detto "Dai, ci sto!", a quanto poco sia bastato per tornare in me, tornare alla consapevolezza, tornare alla speranza e soprattutto all'amor proprio. Il ricordo di tutto quello che sembrava essere andato irrimediabilmente a rotoli sembra essersi fatto da parte, ma a volte mi sento come se i segni che ho addosso fossero fin troppo vivi e pulsanti, crudeli e dispettosi, ma non voglio fissarmi su quelle sensazioni che è giusto che vengano accantonate, voglio solo che tutto sia, che tutto vada come deve andare, che tuto prenda la forma che mi aspetto di saper plasmare.

L'agenda è così fitta di appunti da perdercisi: note in rosso, note in nero, note sottolineate, note che mi segno anche se non serve a niente farlo, note decontestualizzate attorno alle quali fantasticare, note che non vanno rimandate, note che andrebbero tatuate sul palmo della mano così da non perderle mai di vista.

Ed è bello.
Mi piace.
Mi fa bene.
Mi infonde allegria.


Il mio cagnolino sonnecchia sul divano, ogni tanto apre un occhietto ed è come se mi chiedesse se sia finalmente giunta l'ora, ma dalle finestre aperte entra uno scroscio d'acqua prepotente e entrambi sappiamo che uscendo ci infliggeremmo una doccia tutt'altro che produttiva, soprattutto considerando che il bel puzzone nero con le orecchie grandi e gommose, si è dimostrato in svariate occasioni allergico alla pulizia e all'igiene, quella che viene offerta gratis cadendo dal cielo compresa.

Ieri era il compleanno del mio papà  e sebbene fosse lui il festeggiato, anche io ho ricevuto un regalo prezioso e insperato: una bella foto con Bloody. Ed è bello questo promemoria di affetto, ed è dolce accorgermi di quanto siamo carini noi due insieme.

Ho spostato la pianta di basilico - che sopravvive al mio pollice nero da più di due mesi - affinché goda della pioggia.
Mi sono arrabbiata per una tovaglia e sto aspettando il biker al varco.
Osservo una mela e qualcosa mi tormenta: mi ossessiona il pensiero che quella palla rossa possa diventare una torta.
Sto ascoltando la messa e non ho mica capito il perché.
Sento freddo, nonostante indossi una felpa di M. calda e spessa e dei pantaloni della tuta da combattimento.



Forse dovrei portarmi avanti e stirare.
Forse dovrei lanciarmi sul divano e appisolarmi davanti alla tv accesa a vuoto.

Song of the day: The Velvet Underground – Sunday Morning

giovedì 10 settembre 2015

Del cucchiaio della Kellogg's

cucchiaio kellogg'sL'attesa è stata lunga, ma finalmente è arrivato! Ricevere un gadget dopo più di quattro mesi di paziente attesa, coglie impreparati e scaccia sorprendentemente la sensazione di aver perso ogni speranza di riceverlo. Parlo del Cucchiaio Kellogg's ottenuto a fronte dell'acquisto di tre confezioni di cereali aderenti all'iniziativa. Bastava registrarsi al sito dedicato all'operazione a premi e inserire i tre codici presenti all'interno di ciascuna confezione per accaparrarsi un bel cucchiaio da personalizzare.


cucchiaio kellogg'sA chi dedicare questo oggetto?  La mia monotonia in quanto ad espressioni d'amore verso il nostro cagnolino non conosce vergogna ed è proprio a Bloodino che abbiamo deciso di intitolare questa chicca d'acciaio.
Ahimè, nell'atto della creazione del cucchiaio (si potevano scegliere la misura da tavola o da caffè, il logo e il font) "Bloody" veniva segnalato come nome non consentito, Kellogg's aveva impostato dei filtri sensatamente restrittivi per evitare che una bella iniziativa degenerasse in una raccolta di amenità imbarazzanti ed ecco che esclusi prima Bloody e Bloody Bastard poi, non restava che tentare con uno degli innumerevoli nomignoli che affibbio meticolosamente all'essere dotato di orecchie grandi e gommose: Bodibò.

La mia natura di gadget maniac è stata pienamente appagata e finalmente posso aggiungere un nuovo vanto alla mia collezione di stoviglie non convenzionali.

E' stato un buon giorno per una scorpacciata di cereali, sebbene questi di Frozen - che ho acquistato con entusiasmo infantilmente tenero qualche settimana fa - si siano rivelati deludenti, sciapi, insapori, gommosi una volta immersi nel latte, insomma da non ricomprare per i miei gusti di golosa seriale!

Se avete aderito anche voi all'iniziativa, ma non avete ancora ricevuto alcunché non demordete e abbiate pazienza, nel concorso viene specificato che l'azienda provvederà al recapito dei premi entro 180 giorni, vedrete che non verrete delusi.

cucchiaio kellogg's

domenica 16 agosto 2015

Del Ferragosto a sedici gradi



Il viaggio silenzioso, indossando un golfino assolutamente necessario e occhialoni da sole del tutto superflui. Mi dimentico sempre di cambiare la  musica in macchina e, nonostante le migliori delle intenzioni, ogni canzone si deve cantare da sola: è decisamente troppo presto per improvvisare un concerto con la mia voce assonnata.

La pioggia arriva nel preciso istante in cui parcheggio sotto casa, sorrido allo stupore frastornato di Bloody nel ritrovarsi di nuovo in montagna, sorrido alla pianta di fichi che non ne fa maturare mezzo se io sono a tiro di furto da un ramo, sorrido alla nostra casona bianca perché ritrovarla è sempre un conforto sincero.

Il pranzo in famiglia, una grande tavolata cui noi tre non siamo più abituati, la grigliata degli zii, le risate fino a farsi venire mal di pancia, il doppio caffè e la sazietà che mi colpisce alle spalle come invece fa di solito la fame.

La torta di compleanno della mia mamma apre un dibattito interessante sulle caratteristiche della pasticceria dell'Iperal: il pan di spagna è poco inzuppato nella bagna, una volta mettevano più chantilly mentre adesso è tutta panna, però sono sempre generosi e abbondano con i frutti di bosco.


E mentre tutti sorseggiano bollicine, io abdico perché non sono buona nemmeno a brindare con un goccetto di spumante da sei gradi oggi.

La fuga con la mia Elsa dai cinesi che se ne fregano del Ferragosto e sono aperti; una mezz'ora insieme a parlare impregnando ogni attimo di dettagli, confidenze, perplessità, attese, spontaneità, quiete, sfoghi e frecciate da iene avvelenate. E intanto mi ritrovo a comprare le solette a fiori e a pois per le due paia di ballerine troppo grandi, dei  lacci corti per le mie Vans, una spazzola per i capelli appena rinnovati, uno spazzolino da denti e una candela all'anice stellato da portare con me domani a casa.

E poi gli alberi che scoppiano di frutta ancora acerba, due caprette mi rubano il cuore, una teglia da forno sotto ad una grondaia raccoglie pioggia e foglie. I prati sono straordinariamente verdi e le chiome e i rami e i tronchi si specchiano (senza premurarsi di riflettere) nel cielo grigio di metà Agosto. Poi mi perdo nelle nuvole che come hula hop abbracciano i monti ai piedi dei quali passeggio con chi quassù gode del privilegio di rincorrere libero il suo adorato frisbee e dello sdraiarsi nell'erba fradicia senza rimproveri ed esitazioni.

Due fichi, latte e caffè con le madeleine, il dolcino allo yogurt migliore di qualsiasi aspettativa e le coltellate inflitte al vaso della nutella hanno preso il posto di una cena convenzionale.

- Mamma domani facciamo i biscotti.
- Mamma che torta abbiamo per colazione?
- Mamma fai le crocchette di patate!

Gli occhi stanchi, pesti, distratti, provati dalle lenti a contatto indossate per troppe ore di fila.

Tu al telefono.
La nostra nipotina domani giocherà con Bloody da noi.
L'appuntamento dopo pranzo.

- Qui diluvia.
- Ora diluvia anche qui.
- Dimmi almeno che ti manchiamo.

A me tu manchi qui.
Mi mancheresti ovunque.
E anche se sei antipatico, sei l'Amore mio.

E Buon *Compelanno* una volta ancora a te, mammina mia. Che bello è stato vederti e viverti così serena oggi.


giovedì 30 luglio 2015

Del cagnolino rock'n'roll e dei ricordi


Ma io non lo volevo il cane! 
E invece - come fin troppo spesso accade - il biker ha avuto la meglio. 


Il giorno del mio compleanno, l'autunno scorso, uno scriccioletto siciliano di tre mesi (tutto orecchie e pisellino) è entrato a far parte della nostra Rock'n'Roll Family. A tutt'oggi non so esprimere a parole quanto io sia riconoscente nei confronti del mio M.per essere stato così testardo. Lui sosteneva che un cane ci avrebbe cambiato la vita, che ci avrebbe uniti e che avrebbe consolidato l'impegno reciproco che desideravamo veder radicare giorno per giorno.

Io non ne volevo sapere.
Puntavo ad un gatto, ma anche a un bel niente.

L'adozione di Bloody in canile è stata l'espressione più sincera dell'amore a prima vista, una di quelle emozioni che ti si tatuano nel cuore, nei ricordi e in quella parte dello spirito dove viene cullata la felicità in purezza, qualcosa che la vita ti lascia a prescindere da chi sia arrivato o chi se ne sia andato, indipendentemente da quello che tu abbia avuto e quello che ti sia stato strappato via, qualcosa di tuo e di così intimo che niente e nessuno potrà mai scalfire. 

Una gran bella fiaba, vero?
Col cazzo!

Mi concedo un francesismo perché a ripensarci la so called fiaba è stata travolta da drammi, esplosioni, sofferenza, mondi fragolini infranti e trailer di diapositive dall'inferno. Per arrivare al compimento dei nostri intenti ne abbiamo passate di tutti i colori, ma poi abbiamo scelto di non gettare alcuna spugna, semmai di scagliare una sassata contro ogni forma e grado di avversità, sebbene ahimè, non  ci sia concesso lapidare chi qualche pietrata se la meriterebbe senza appello. You know who you are!

Siamo quelli che si tengono stretti mano nella mano, a volte ballando, a volte immobili, a volte imbronciati, a volte stremati. Siamo complici come non mai, ancora acciaccati, eppure sempre più uniti, perché entrambi crediamo che non sia stato un caso se qualcuno o qualcosa ha deciso che dovessimo incontrarci, divorarci, metterci alla prova, ritrovarci e stare insieme.

E Bloody che c'entra?
Milvina, non parlavi del cagnaccio?

bloody bastard
Sei bello! Ma bellooo!
Lui è un promemoria quotidiano di bene, l'ago della bilancia quando cerchiamo equilibrio, monito quando ciò che è più difficile e ingestibile ci richiama al bisogno di armonia, lui è ridere quando la quotidianità induce a scordarti come si faccia, lui è ristabilire le priorità e il giusto peso di ciò che nel bene e nel male va gestito.
Lui è l'andare avanti con leggerezza, perchè ci insegna che a volte l'unica cosa da fare sia darsi una grattata, una scrollata poderosa e scondinziolare felici, perchè come diceva Chiara, un'amica di non so quante vite fa: la vita è bella, in ogni caso.

Quest'ondata di ricordi è nata riguardando le fotografie di ieri. Sono stata con il nostro piccoletto - ormai un audace ragazzetto di un anno - in un giardino pubblico poco distante da casa dei miei genitori. Quel posto è una validissima alternativa ad un'area cani e lì - in particolare la mattina quando i bimbi sono dai nonni e i ragazzini ronfano fino a tardi - Bloody può correre all'impazzata libero dal guinzaglio e spesso in compagnia di qualche compagno di giochi. Guardandolo con la sua linguetta stremata dalle corse e con il suo manto lucente, mi sono sentita fortunata e avevo voglia di annotare qui qualche frammento di noi.


dirty shirty eat sleep get tattoos
2/3 di noi

Se a qualcuno interessasse, indosso una maglietta Dirty Shirty un brand americano; il modello è "EAT SLEEP GET TATTOOS", non credo sia ancora in commercio, ma se vi andasse di arricchire il vostro guardaroba con qualcosa di figo, di rock e spesso in edizione limitata, date un'occhiata al sito. Ricordatevi che spediscono dagli USA, quindi occhio sia alle tasse doganali che alle spese di spedizione che potrebbero immagonirvi!

Gli occhiali da sole sono un esemplare autentico di plasticazza cinese.
Buona fortuna, and go get yourself cheap sunglasses!

Song of the day: ZZ Top - Cheap Sunglasses


venerdì 24 luglio 2015

Della gita alla brughiera di Mariano, delle more selvatiche, dei pensieri

fiore di loto




Una lieve tregua dal caldo più agguerrito e prepotente. Una lunghissima passeggiata tra i boschi della Brianza. Ho le mani violacee, piene di spine di rovi, le caviglie sono tutte graffiate, i piedi mugugnano stanchi, le dita ne hanno abbastanza delle ferite dopo la caccia di more selvatiche.
E poi i fiori di loto, così belli da lasciare senza parole. Esplosioni candide, rigogliose, luce nel verde più denso, incanto a pelo d'acqua.

Lotus Flower


brughiera mariano comense
Il mio piccolo migliore Amico
brughiera mariano comense
Sir Bloody B.

La compagnia di un cucciolo libero di correre e giocare perché sempre più ubbidiente, un cucciolo che dimostra di meritare la fiducia che gli viene offerta, un cucciolo che sa esplorare, osare, curiosare, eppure tornare senza esitazione, al massimo con un paio di richiami a gran voce.

Pensieri. Tanti, troppi. Pensieri per te, pensieri che ti rivelo mentre lavori - con un po' di imbarazzo e esitazione - e tu che mi prendi in giro, mi fai ridacchiare, ah, ma io ti aspetto al varco, sai? Sarò armata di mattarello e occhi pieni d'amore. Pensieri per tutto quello che sarebbe da prendere a due mani, ma non so mica che da parte prenderli in concreto perchè non si capisce dove diavolo abbiano il capo e la coda.

Lotus flower
Pensieri da poco, pensieri da farsi mangiar viva, pensieri sprecati, pensieri che varrebbe la pena pensare più spesso e tante piccole intuizioni, illuminazioni, scoperte, genialate, epifanie che durano giusto il tempo di nascere e poi scoppiano come bolle di sapone.

E adesso, dopo tutta sta fatica, cosa me ne faccio di queste more?

Almost Jam

Song of the day: Blackberry Smoke - Ain't Much Left Of Me

martedì 14 luglio 2015

Dei risvegli

Ma buongiorno, piccolo Bodibò!
Ti hanno forse stecchito le mie ciabattine?

Un risveglio inquieto, addolcito dalla presenza di Bloody accanto a me ai piedi del letto, dall'aria non ancora incarognita del mattino e dalla voglia di una tazza di caffè bollente capace persino di indurre a farmi alzare.

Notizie che non mi aspettavo di leggere, rivelazioni così inattese da avermi lasciata a metà tra l'allibito e l'incredulo. Ed è come se avessi fatto improvvisamente pace con un frammento di passato incompiuto, incomprensibile, scagliato via per capriccio: fino a ieri senza motivo.

Forse solo adesso comprendo una richiesta di aiuto insistente che non ho saputo valutare nel modo corretto. Forse solo ora anche le esasperazioni - o ciò che ritenevo tali - hanno un po' più di senso, sebbene godano ancora di poche attenuanti e pressoché nessun alibi.

E' una mattina da Tom Waits e silenzi straniti.
Tante cose da fare, tutte con la solita forma, settimana dopo settimana.
Tante aspettative e tanti ricordi.

Quanto sa ingannare l'apparenza.  (Anyhoo, may the road you ride be kind to you)


Song of the day: Tom Waits - Hope I don't fall in love with you

sabato 4 luglio 2015

Delle frasi dei film

The one who watches over me

Tu non mi imbrogli

Tu non mi faresti del male
Tu non mi lasceresti

(Un film per bambini su Rai Movie. Lo guardo distrattamente, annoiata, assonnata. Poi questa frase, me la ripeto più volte, nella mente queste parole vanno dritte dove sanno di dover andare a colpire. Un sospiro. Una stretta lieve al petto e una un po' più forte alla gola. È proprio così.)