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mercoledì 9 dicembre 2015

Del primo esperimento con il pirografo della Lidl

Vi ricordate il post tragicomico nel quale raccontavo le mie insensate peripezie atte a procacciarmi un pirografo di quelli in offerta alla Lidl? Ecco, lo scorso sabato pomeriggio mi sono messa d'impegno e ho provato a decorare dei sottobicchieri in legno grezzo e morbido - recuperati dai cinesi in confezione da sei per ben 2 euro - e si sono rivelati un'ottima superficie per una principiante alla prima incisione.
decorazioni natalizie pirografo


Ho preso spunto da alcuni oggetti di Natale in vendita su Etsy e mi sono messa all'opera. Diventeranno delle decorazioni per l'albero, o per i pacchetti oppure un'arma da lanciare dal balcone dritta in testa a chi farà degli schiamazzi sotto casa o si farà vivo e non sarà gradito.
Non mi posso lamentare del risultato, sebbene la resa sia oggettivamente imprecisa e tentennante, però per 10 euro non avrei potuto pretendere di più.

decorazioni natalizie pirografo

Mi posso invece lamentare per la difficoltà di impugnatura, per il cavo troppo rigido e corto e per il dolore che ora provo al polso, per le due dita ustionate e per il palmo della mano fuori uso. Pochi accorgimenti renderebbero questo prodotto a prova di impedito, quindi anche a prova di Erica.
Se lo userò di nuovo? Sicuramente! Ho un intero arsenale di utensili da cucina da personalizzare e distruggere irrimediabilmente!

decorazioni natalizie pirografo


lunedì 23 novembre 2015

Del pirografo della Lidl e dei colpi di testa che sembrano lampi di genio

Sono quella dei colpi di testa, dei lampi di genio, delle epifanie improvvise, forse anche delle partenze intelligenti: e stamattina ho dato prova di ognuno dei miei talenti persino al mio cane.

Esce il nuovo volantino delle offerte Lidl. Una parte delle promozioni era dedicata alla creatività e al bricolage, una delle mie innumerevoli passioni in cui mi lancio a capofitto e che poi abbandono una volta realizzati un paio di progetti. Decido che il pirografo debba essere mio e mi vedo già provetta pinstriper a mostrare al mondo le mie prodezze di lettering su utensili da cucina, cornici, pendagli natalizi, braccialetti e qualsiasi oggetto che possa essere inciso o anche solo maltrattato dalle mie manine.

Sorrido, mi compiaccio, gongolo, quasi quasi sguazzo al solo pensiero di possedere un pirografo. Poi, all'improvviso, mi prende l'ansia. Quell'ansia irrefrenabile che mi porta a pensare che se non sarò davanti al supermercato almeno dieci minuti prima dell'apertura un'orda di vecchi e donnette creative assaliranno le poche scorte disponibili e mi ritroverò con un sogno infranto, ragion per cui ieri sera, armata di grugno e intenzioni malefiche, ho annunciato alla famiglia che il mattino seguente avrei sfidato il traffico, il freddo, il sonno, il lunedì e la pigrizia e a varcare la porta di quel supermercato sarei stata la prima, o al massimo la seconda.

Immaginavo che il mio meraviglioso pirografo fosse ben riposto in una scatolona pesante e voluminosa, in fondo fino a ieri non avevo nemmeno idea di che cosa diavolo fosse un pirografo e non ricordavo nemmeno il termine che lo definisce e lo confondevo con poligrafo, pirigrafo, ma anche con "il coso per incidere sul legno". Immaginavo che a disposizione del circondario di Nova Milanese ci fossero giusto una decina di esemplari, rari e preziosi da difendere quanto un ideale. Immaginavo che mi sarei dovuta armare di un porro o un gambo di sedano per infierire colpi ben assestati contro chiunque avesse anche solo ipotizzato di frapporsi tra me e il mio pennino a caldo. Ma sfortunatamente il mio immaginario fa cilecca quasi quanto i miei slanci più genuini e mi sono ritrovata di fronte ad uno scenario inatteso: un intero bancale di scatoline a disposizione di chiunque e nessuno - a parte un vecchietto che avevo pensato di rendere monco per non avere rivali - interessato al mio nuovo amante.


Il tutto alle otto e mezza del mattino, col mio cagnino sdraiato sul sedile posteriore dell'auto a dormire a palline all'aria un po' intontito dall'uscita così mattiniera, il tutto dopo essermi lavata, vestita e truccata alla velocità di Benny Hill e una guida da rallista per ben cinque chilometri.

Spero di cimentarmi già oggi pomeriggio nella creazione di qualcosa, in fondo, una manciata di speranze la ripongo davvero in questi nove euro e novantanove.

(To be continued...)

Song of the day: Big Bad Voodoo Daddy - Mr. Pinstripe Suit

domenica 13 settembre 2015

Dell'agenda e della stanza da sistemare



E' una domenica mattina di buoni propositi, di riposo sufficiente addosso e di casa appena pulita dalla signora che ogni quindici giorni viene a darci una mano. E' una mattina in cui mi ritrovo ad osservare quella stanza da rendere un po' più mia, quella stanza da ottimizzare per salvare occhi, schiena, ordine, pratiche, materiali e concentrazione, perché - a distanza di un anno dal makeover di casa - soffre ancora di una pigra negligenza che le infliggiamo, di troppi "Poi lo faccio", "Sì mettilo lì", "Poi vediamo"; quella stanza risente della connotazione di sgabuzzino dove appoggiare di tutto senza troppe esitazioni, quella povera stanza cui abbiamo inflitto una quiete statica che non la rende utile, necessaria, indispensabile come adesso invece accade, all'improvviso.

Sorseggio un caffè che si è già mezzo raffreddato e penso a quanto si stia intrecciando in questo periodo, a quanta vita sia esplosa nel giro di poche ore, a quante sfide io abbia detto "Dai, ci sto!", a quanto poco sia bastato per tornare in me, tornare alla consapevolezza, tornare alla speranza e soprattutto all'amor proprio. Il ricordo di tutto quello che sembrava essere andato irrimediabilmente a rotoli sembra essersi fatto da parte, ma a volte mi sento come se i segni che ho addosso fossero fin troppo vivi e pulsanti, crudeli e dispettosi, ma non voglio fissarmi su quelle sensazioni che è giusto che vengano accantonate, voglio solo che tutto sia, che tutto vada come deve andare, che tuto prenda la forma che mi aspetto di saper plasmare.

L'agenda è così fitta di appunti da perdercisi: note in rosso, note in nero, note sottolineate, note che mi segno anche se non serve a niente farlo, note decontestualizzate attorno alle quali fantasticare, note che non vanno rimandate, note che andrebbero tatuate sul palmo della mano così da non perderle mai di vista.

Ed è bello.
Mi piace.
Mi fa bene.
Mi infonde allegria.


Il mio cagnolino sonnecchia sul divano, ogni tanto apre un occhietto ed è come se mi chiedesse se sia finalmente giunta l'ora, ma dalle finestre aperte entra uno scroscio d'acqua prepotente e entrambi sappiamo che uscendo ci infliggeremmo una doccia tutt'altro che produttiva, soprattutto considerando che il bel puzzone nero con le orecchie grandi e gommose, si è dimostrato in svariate occasioni allergico alla pulizia e all'igiene, quella che viene offerta gratis cadendo dal cielo compresa.

Ieri era il compleanno del mio papà  e sebbene fosse lui il festeggiato, anche io ho ricevuto un regalo prezioso e insperato: una bella foto con Bloody. Ed è bello questo promemoria di affetto, ed è dolce accorgermi di quanto siamo carini noi due insieme.

Ho spostato la pianta di basilico - che sopravvive al mio pollice nero da più di due mesi - affinché goda della pioggia.
Mi sono arrabbiata per una tovaglia e sto aspettando il biker al varco.
Osservo una mela e qualcosa mi tormenta: mi ossessiona il pensiero che quella palla rossa possa diventare una torta.
Sto ascoltando la messa e non ho mica capito il perché.
Sento freddo, nonostante indossi una felpa di M. calda e spessa e dei pantaloni della tuta da combattimento.



Forse dovrei portarmi avanti e stirare.
Forse dovrei lanciarmi sul divano e appisolarmi davanti alla tv accesa a vuoto.

Song of the day: The Velvet Underground – Sunday Morning

venerdì 14 agosto 2015

Della frangetta: Bentornata, Milvina pin up

La frangetta è come il rossetto rosso : provata una volta non te ne liberi più, se non temporaneamente. Ma come ogni vizio che si rispetti, ogni vizio da manuale, prima o poi ci ricadi.

Una giornata trascorsa a ribaltare casa, provo una stanchezza esponenziale, ma ho parecchi lavori noiosi da sbrigare; mentre ascolto del rock'n'roll (e mi rendo conto che forse mi sono dimenticata come si balli il jive... ballato a modino, intendo) inizio a pensare che mi manca quello che da qualche anno è lo stile che sento più mio, che mi valorizza e che mi infonde sicurezza.
Mi specchio e quello che scorgo non mi piace. Io non sono da Victory Rolls, le mollette mi annoiano, le bandane le uso solo per disperazione: e allora qualcosa deve cambiare.

Avere un parrucchiere a due attraversamenti di strada mi invoglia a buttarmi sotto la doccia e uscire. Sono quasi le otto di sera, scelgo un paio di foto in rete, conscia del fatto che i capelli non verranno mai e poi mai come li sogno, le mostro al pettinatore e aspetto. Pazientemente.

Chiedere ad uno sconosciuto di realizzare una frangetta da quattro peli sulla fronte è un atto di fiducia incondizionata, è un buttarsi di schiena sperando di essere afferrata, è convertirsi all'improvviso - quasi sinceramente - e pregare che nessuno faccia cazzate con la tua testa.

Non è andata male e io mi sento di nuovo me stessa, rigenerata, mi vedo ancora più bella, mi sento più consapevole, attraente, forse persino maliziosa e considerando che nonostante il caldo e la grigliata il biker si sia prodigato a rifilarmi parecchi bacetti inattesi, credo che l'operazione makeover sia stata compiuta egregiamente.

Eccomi rinnovata!
Fatelo anche voi! Se state esitando ad osare, se avete bisogno di vedervi in modo nuovo, se non siete contenti di quello che siete ora: partite da un piccolo passo, una rivoluzione da poco, un lampo di genio o una piccola follia!

Ho pensato che per immortalare l'attimo avrei dovuto rendere omaggio a tutte le donnucce che fanno della bocca a culo di gallina uno stile di vita attraverso il quale esibirsi... Come on, please!

Oh che bello essere vipera!

venerdì 7 agosto 2015

Della lavatrice (maledetta come il demonio)

mollette e panni stesi


M. a volte mi rimprovera, non è che mi rimproveri, diciamo che mi fa notare, mi sottolinea, porta alla mia attenzione, ci tiene a precisare - insomma mi fa saltare i nervi - e dichiara : "Tu fai troppe lavatrici".

Io guardo la cesta dei panni, gli extra in giro per la casa, penso al copri divano color pelo ispido di Bloody, scruto da lontano gli asciugamani da sostituire, le lenzuola di quasi una settimana stropicciate e sudaticce e sospiro, perché più lavatrici faccio più sembra che ce ne siano da fare, più capi puliti ripongo negli armadi e nei cassetti, più la cesta indemoniata vomita indumenti pestilenziali che reclamano acqua e detersivo a squarciagola.

Ma voi quante lavatrici fate a settimana?
Come lo organizzate il bucato?

Perché siete tutti più ecologici e straordinariamente più efficienti di me?!

Provo a fare due conti:

Due lavaggi di neri generici perchè siamo rocherolle, metallari e su di me il nero sfina. Uno di jeans e indumenti un po' meno delicati. Uno di bianchi, non pensavo sarebbe mai successo in casa mia, eppure sono passata al lato oscuro, ma solo perché credevo avessero dei biscotti. Uno di colorati, per colpa del biker che si permette di indossare maglie rosse, gialle, beige, persino verde, sconvolgendo i miei stendini a lutto stretto. Uno di stracci e schifezze, ma è una lavatrice quindicinale. Uno di tappeti. Varie ed eventuali nel caso di nuovi acquisti o imprevisti.

Premetto di non essere una vera massaia moderna e di non essere nemmeno una casalinga così disperata da mettermi a lavare a mano, ordunque in cosa sbaglio? Ormai mi sono convinta di essere al centro delle attenzioni degli inquirenti che stanno indagando sulla natura del guasto domestico perchè la lavatrice di casa sta proprio tirando le cuoia. Colpa dell'usura? Colpa dell'estenuazione? Colpa della femminona di casa? In ogni caso: li mortacci sua.

Il mio bel biker si è messo d'impegno un paio di sere fa e armato della pazienza dei santi e della meticolosità che lo contraddistingue, appena tornato da lavoro ha provato a compiere un miracolo elettrico sostituendo sia la presa del muro che la spina della cara Indesit, ma la maledetta di nemmeno sei anni, nonostante l'amorevole intervento di primo soccorso, ieri sera ha abbandonato una vagonata di calzini, mutande e paracaduti (ohi, mica li si possono chiamare soltanto reggiseni) al loro destino, imponendoci uno spegnimento improvviso in pieno lavaggio, uno stendino pieno di capi non lavati e l'amara rassegnazione all'intervento di un tecnico: il tutto a ridosso del ferragosto.

Che io sia incarognita e col dente avvelenato nei confronti di mezzo mondo non è una novità per chi mi conosce bene e - nonostante tutto - mi ha a cuore, ma ammetto che è stata una lotta contro i titani riuscire a trovare un centro di assistenza autorizzato (ma anche non autorizzato sarebbe andato bene) con prezzi di senso compiuto.

bucato laundry
Tutto vero.
Questo è il nostro balcone a seguito di un lavaggio da 16 kg presso una lavanderia self.

La lobby delle assistenze tecniche ti invoglia con un gettone fantascientifico di uscita di circa 20 euro, costo che spesso non prevede il preventivo scritto, non specificano che la manodopera avrà un costo orario che oscillerà tra i 40 ( dico Q-U-A-R-A-N-T-A) agli 80 (chittemmuort' O-T-T-A-N-T-A) euri. A queste somme occorre aggiungere la manodopera supplementare nel caso in cui il lavoro non venga eseguito nel tempo di una Blitzkrieg e - ovviamente - i preziosissimi pezzi di ricambio. Facendo un paio di conti alla buona, arrotondando garbatamente, includendo qualsiasi opzione, persino la peggiore, abbiamo constatato che la minima forma di manutenzione non avrebbe potuto gravare sul bilancio domestico con una cifra inferiore ai venghinosignorivenghino  centocinquanta/ duecento euri (listen and repeat d-u-e-c-e-n-t-o). Cosa significa? Che risparmiandoci l'intervento di un tecnico e buttando un bene che forse qualche speranza l'avrebbe ancora, copriremmo due terzi del costo di una nuova ottima lavatrice in offerta.

Mentre scrivo sono a casa dei miei genitori, in trasferta temporanea, e ascolto la loro Hoover intenta a esibirsi in qualità di bella lavanderina, e nel frattempo vengono spulciati innumerevoli siti di offerte e promozioni. Non nego che avrei preferito spendere quei soldi in un biglietto aereo o in un po' di shopping, ma tant'è: presto avremo una nuova lavatrice. Ma io, per garantirle una minima sopravvivenza, lunga vita e figli maschi... quanti lavaggi dovrò fare a settimana?!

(to be continued...)

Song of the day: Her Majesty Bessie Smith - Backwater Blues

Backwater blues done call me to pack my things and go

'Cause my house fell down and I can't live there no more




giovedì 23 luglio 2015

Della ricetta del tiramisù perfetto


Che tanto non esiste e che nessuno vi darà mai.


tiramisù perfetto


Ogni volta che decido di preparare il tiramisù cado nel ridicolo e cerco questa chiave di ricerca "ricetta tiramisù perfetto", confesso di avere un po' di ansia da prestazione, ma mentre sbircio i blogger più famosi, le ricette della tradizione e i post e articoli dei vari tuttologi della cucina, rimprovero me stessa perché non può esserci una ricetta oggettivamente perfetta, ma una ricetta ben riuscita, dal risultato soddisfacente e il più possibile verosimile all'idea che noi abbiamo di un determinato piatto.

Non può esistere la ricetta definitiva perché ognuno di noi ha canoni diversi di percezione gustativa, ma possiamo sforzarci a lavorare su dosi e procedimento al fine di creare la ricetta il più simile alla nostra idea di perfezione. E quindi? La soluzione sarà fare tanti tiramisù e prendere appunti ogni volta, perchè solo sbagliando si impara e provando di continuo si migliora.

E allora, Milvina, cosa scrivi a fare questo post?

Scrivo partendo da diversi punti di partenza: la foto ti ha invogliato a prepararti il tiramisù? Ti è venuta fame? La crema rende l'idea del soffice e spumoso? Era così che avresti voluto che fosse l'ultima fettazza di tiramisù che hai pagato a peso d'oro in un ristorante e ti ha lasciato depresso e insoddisfatto?
E allora prova ad affidarti a qualche mio consiglio e poi fammi sapere se quel che hai fatto era all'altezza delle tue speranze e rispondeva alle tue aspettative.

Per un tiramisù piccino, spartano eppure onesto (per due persone golose) ho avuto bisogno di:

250 g mascarpone
2 uova
1 scatolina di panna da montare
savoiardi

caffè americano
due o tre cucchiai di zucchero
cacao amaro


Punto primo: Io cuocio i tuorli delle uova. Lo faccio alla buona, velocemente, ma non esiste che uova comprate al supermercato non subiscano anche la più veloce delle pastorizzazioni.

Preparo il caffè all'americana e lo metto a raffreddare in un piatto fondo.
In un pentolino monto a fiamma bassissima i tuorli assieme ad un cucchiaio abbondante di zucchero, mi aiuto con una frusta e faccio in modo che il risultato sia uno zabaione tiepido e spumoso. Con l'aiuto di un colino, filtro i tuorli montati in una ciotola.
Unisco allo zabaione ottenuto il mascarpone, aggiungo altro zucchero (uno o due cucchiai a seconda di quanto vogliate che sia dolce) e mescolo accuratamente.
In un'altra ciotola monto a neve la panna e la aggiungo a cucchiaiate alla crema di mascarpone. Metto in frigo pochi minuti.
Prendo uno stampo a cerniera, uno stampo piccolo, da 16 / 18 cm di diametro,  e ricopro il fondo con uno strato di savoiardi inzuppati nel caffè. Aggiungo abbondanti cucchiaiate di mascarpone fino a creare uno strato alto e omogeneo. Ripeto l'operazione e ricopro questo ultimo stato di crema con abbondante cacao amaro. Copro lo stampo con della pellicola da cucina, metto in frigo e prego che non mi venga fame.

Semplice? Sì, assolutamente.

Buono? Se mentre preparate il vostro tiramisù avete dato delle poderose ditate alla crema e ripulendovi vi site compiaciuti del risultato, allora avrete ottime basi per un tiramisù perfetto per voi!

tiramisù


Varie ed eventuali:

- C'è chi rende più morbido il mascarpone con gli albumi montati a neve, ma le uova dovranno essere appena deposte (o poco più) e montate a neve così ferma da non riuscire a staccarle dalla ciotola.
- C'è chi aromatizza il caffè con del marsala o dell'amaretto. Bah, de gustibus.
- C'è chi ricopre la superficie con scaglie di cioccolato, ma per me si perde via la delizia di mascarpone.
- C'è chi usa i pavesini, anziché i savoiardi: per me è fantascienza.
- I savoiardi non vanno fatti affogare nel caffè, altrimenti si spappolano, ma non vanno nemmeno fatti passare per sbaglio nel siero per tenersi svegli, altrimenti risulteranno duri e stopposi.
- Se avete bambini non fate la scemenza di inzuppare i savoiardi nel latte che già la crema è una bomba: abbiamo mangiato tutti il tiramisù della mamma e della nonna e non siamo mai morti, se proprio non volete sentir ragioni - e siete più testoni di me - esiste il caffè decaffeinato!
- Ecco, se volete essere alternativi e vi avanza una torta, fate un dolce al mascarpone, usando delle fette sottili come base, ma se lo chiamate tiramisù che peste vi colga!

martedì 21 luglio 2015

Della nobile arte dello Zentangle


zentangle
Oh, Zentangle!

Ovvero: nuova OSSESSIONE.

Ho scoperto questa meraviglia artistica domenica pomeriggio grazie alla carissima Mappi che ha postato una sua creazione su Instagram. Mi sono entusiasmata, sono corsa a recuperare del materiale e ora non posso più farne a meno.
Ok, Milvina, ma che cos'è?  Zentangle = tecnica per scarabocchiare artisticamente.

Rende l'idea? Vi ricordate quando ad educazione tecnica (che poi non so nemmeno se si chiami ancora così) ci facevano tracciare delle linee ad occhi chiusi per poi chiederci di riempire tutti gli spazi con motivi e colori diversi? È qualcosa di molto simile

In pratica potremmo pensare allo Zentangle come ad un metodo di rilassamento, ma anche ad una vera e propria forma creativa e artistica che prevede l'utilizzo di uno specifico kit composto da dei motivi di base, carta e penne.
Si parte dal tracciare una linea esterna (sia astratta che un disegno preciso) e poi si riempie ogni area desiderata con i diversi tangle - che si possono trovare a migliaia in rete - oppure giocando con linee, curve, simboli, punti e tratti che andranno a sviluppare dei piccoli o grandi  motivi decorativi. Poi si dà libero sfogo a fantasia e il risultato dipenderà dalle vostre abilità artistiche, pazienza e precisione. Ovviamente vincete facile se sapete disegnare!

Lo scopo è concedersi del tempo per riflettere, del tempo per non fare nient'altro che consumare una penna, del tempo per tenere (e tenersi) compagnia silenziosamente, come avviene qui nella nostra Rock'n'roll Family mentre il LUI guarda un film e io gli siedo accanto con i miei fogli da disegno, il mio broncio e tanti pennarelli neri: pensate che per ben due sere di fila non l'ho abbandonato al suo destino di cinefilo addormentandomi sul divano!

Qualche consiglio:
- Utilizzate pennarelli neri, penne in gel e indelebili così da dare un intenso senso di profondità a ciò che realizzerete.
- Scegliete della bella carta. Io ho trovato in un bazar cinese dei fogli da disegno ruvidi e particolarmente ricettivi all'inchiostro.
- Non abbiate fretta di completare il vostro capolavoro perché la magia sta proprio nell'assaporare ogni tratto.
- Se a metà dell'opera non siete convinti: non stracciate il vostro foglio iniziandone un altro! Parola di pasticciona: soltanto quando ogni spazio bianco sarà stato riempito potrete lasciarvi stupire dal risultato.
- Fate svagare i vostri ragazzi in spiaggia con lo Zentangle rendendolo un gioco da fare sotto l'ombrellone. Le dita sporche di inchiostro sono più felici di quelle che pigiano lo schermo di uno smartphone.

Zentangle? Creatività alla portata di tutti.
Arte che non pensavate di poter veder nascere proprio dalle vostre mani.

Song of the day:
Bonnie Raitt - Tangle and Dark

zentangle
Love me some Zentangle!