martedì 19 gennaio 2016

Dell'insalata detox con finocchi, radicchio, arance e melograno



Finite le feste mi sono ritrova con demoni tentatori sparsi ovunque per casa, bombe caloriche infami che mi chiedono di essere finite, sgranocchiate, mangiucchiate, e il tutto - una volta ingerito - mi precipita in picchiata sia sulle rotondità che sui coscioni. Complice una terapia cortisonica, mi ritrovo a vedermi spenta, appesantita, impigrita e allora, di tanto in tanto mi regalo una bella botta di vitamine, colori e sapore. Qualcosa capace di saziarmi, ma che riesce a non farmi sentire in colpa una volta di fronte alla ciotola vuota.

Nelle insalatone mi piace unire i sapori contrastanti e abbinare al dolce il salato, al morbido il croccante, e questacomposizione di frutta e verdure è una tra le mie preferite. Per prepararla ho scelto di unire: finocchi tagliati a fettine sottili, puntarelle, radicchio di Chioggia, il succo e dei dadini di arancia pelata al vivo, melograno e noci. Ho condito con un'emulsione a base di succo di arancia e limone, sale e olio evo e ho tolto dal mio piatto, insolitamente, almeno un migliaio di calorie.

Per renderla un buon lunch box potreste aggiungere dei pezzetti di parmigiano, ma anche del tonno, del petto di pollo grigliato o del salmone saprebbero appagarvi.

Un suggerimento veloce, un inno ai cromatismi invernali che sanno stupire quanto un'inattesa, un'insperata giornata di sole.





giovedì 14 gennaio 2016

Della cena messicana for dummies



Un invito a base di un piatto unico appetitoso?
Io spesso punto sul messicano, come ho fatto proprio qualche giorno fa. Andare a mangiare fajitas y tacos al ristorante coincide con un bagno di sangue o, peggio ancora, con la degustazione di assaggi liberamente ispirati a qualcosa che, soltanto per sbaglio, ha avuto a che fare con la terra di Zapata. Anno dopo anno la mia insaziabile ingordigia ha potuto constatare che in media le porzioni sono state via via ridotte a fronte di un aumento dei prezzi poco giustificabile e ancor meno gradito. Siccome le cose buone devono essere alla portata di tutti, tanto vale prepararlo a casa!



Poche pietanze e un successo assicurato, basta solo prestare un pochino di attenzione a non far mancare quei condimenti e quelle salse fondamentali per una resa a prova di lingue biforcute, criticoni e fauci voraci. Siate generosi con le porzioni!

MENÙ MESSICANO FOR DUMMIESPer 4 persone




- Tortillas oppure Tacos
(si comprano!) 8 come minimo sindacale per fajitas e 12 per i tacos
- Fajitas di pollo con verdure (un petto di pollo intero, una cipolla grande, un peperone rosso, un peperone giallo, spezie per Tacos)
- Guacamole (due avocado, due lime, pomodoro, peperone, cipolla)
- Dadini di pomodori (pomodori, prezzemolo o coriandolo, scalogno, aglio e origano)
- Salsa piccante (si compra!)
- Formaggio edam o gouda o latteria (si compra!)
- Nachos (come aperitivo o per dar fondo alle ciotole con le salse)

FAJITAS DI POLLO CON VERDURE


Taglio a strisce una cipolla cicciona e due peperoni, uno giallo e uno rosso, lifaccio saltare in una padella in abbondante olio e fiamma vivace. Dopo una decina di minuti li salo e li allontano dal fuoco. Intanto taglio a striscioline il pollo e lo condisco in una ciotola con dell’olio e delle spezie per tacos, che troverete in qualsiasi supermercato. Cuocio il pollo su una bistecchiera e quando inizia a colorarsi unisco le verdure e lascio sul fuoco allegro fino a quando il tutto non avrà assunto una bella colorazione e l’aspetto non sarà visibilmente croccante.

GUACAMOLE


L’unica accortezza che dovete avere – per la riuscita della ricetta di una buona Guacamole - è scegliere degli avocado maturi, morbidi al tatto, ma non troppo scuri. Private l’avocado della scorza e del super nocciolo, riducetelo a una purea con l’aiuto di una forchetta, aggiungete il succo di uno o due lime a vostro gusto, i dadini piccolissimi di pomodoro, dadini di cipolla e sale. Io non metto olio perché così la salsa è molto più fresca e “fruttosa”. Mescolate con cura fino a quando gli ingredienti non si saranno uniti armoniosamente, man mano, prendete un nacho ovvero una patatina di mais. Il lime dovrebbe contribuire a non scurire la vostra Guacamole, alcuni conservano il nocciolo dell’avocado e lo lasciano nella ciotola con la preparazione finita fino al momento di servire perché dovrebbe prevenirne l’ossidazione, un ultimo trucchetto è ricoprire con pellicola trasparente avendo cura di farla aderire completamente alla superficie della salsa e mantenerla al fresco.

DADINI DI POMODORI




A me piacciono così: tagliati piccoli piccoli e privati della maggior parte dei semi. Li guarnisco con micro pezzetti di peperone rosso, scalogno, aglio fresco, prezzemolo o coriandolo (dipende da quel che trovo), succo di lime, origano, olio evo e sale. Li mescolo per bene e li metto, come al solito al fresco.


Farcite i vostri Tacos e le vostre Tortillas (che vanno riscaldate su una padella o al microonde) a piacere e gustatevi queste delizie bollenti!





Insomma, adesso che avete tutto pronto per la vostra cena messicana casalinga, potete scegliere di bere del buon vino, della birra fresca, una bibita stura-lavandino oppure impegnarvi con questa ricetta per Sangria: scegliete del vino rosso o bianco e versatelo in una caraffa*. Aromatizzatelo con un paio di stecche di cannella, aggiungete un cucchiaio di zucchero, dadi di arancia, pesche e chicchi d’uva, unite la scorza di mezzo limone e mettete in frigo a riposare fino a quando non lo servirete a tavola!
N.d.Milvina *No, non sto delirando, esiste una versione con vino bianco!


Considerando il quantitativo misero di avanzi... direi che si è trattato di un successo!

mercoledì 6 gennaio 2016

Del papurott senza la bagiana




Sì, avete letto bene e se avete familiarità con la Brianza e il milanese in generale, non potrete fare a meno di sorridere e di incuriosirvi, come me, di fronte a questo dolcetto dell'Epifania.

La tradizione racconta che il Papurott Senza la Bagiana o Papurogio sia

"un antico dolce brianzolo che risale ai primi del novecento e che si consumava il giorno dell'Epifania. Una mamma che non aveva la possibilità di comprare regali o dolci ai suoi bimbi, alla vigilia dell'Epifania con quel poco che aveva in casa - farina e poco altro - modelló un impasto dandogli la forma di papurott cosicché anche i suoi figli potessero ricevere un dono il giorno successivo. Si tratta di un dolce povero il cui ingrediente principale è l'amore di mamma con l'aggiunta di pasta di pane, zucchero, marmellata e uvetta sultanina. Papurott significa bambolotto, senza bagiana invece senza sesso".

Un angioletto da mordere e condividere, un dolcino dal sapore antico, eppure mantenuto con perseveranza e volontà. Non esiste una ricetta ufficiale, ogni famiglia che ne mantiene viva la tradizione tramanda la propria versione segreta di generazione in generazione. C'è chi lo realizza con un impasto simile a quello di una veneziana, come i panettieri e le pasticcerie, chi lo prepara partendo da una frolla, chi osa e se ne concede una versione a base di sfoglia; poi c'è chi lo decora con una pipetta di caramello, chi lo cosparge di granella di zucchero o zuccherini, chi lo segna con della marmellata, insomma ogni famiglia ha il proprio papurott e solitamente questo pupazzetto viene regalato da mamme e nonne.

Un dolce semplice, adatto a tutti i bimbi e ancor più adatto ai bimbi che da decenni non lo sono ormai più, bambini dai capelli argentati, voci basse e mani incerte, ma occhi lucidi e profondi davanti a ricordi di farina e uova.



Non ho scritto e condiviso alcunché del mio Natale, non solo per pigrizia e indolenza, ma anche perché la quotidianità ha preteso esazioni inattese e gli imprevisti si sono fatti largo a discapito della normalità. Mi sono dedicata ai miei cari, per quel che ho potuto e sofferto di una malinconia densa e spessa, così gravosa da sembrare mollica di pane. Ho cucinato biscotti da regalare, ho decorato una casetta di pan di zenzero che abbiamo fatto a pezzi una sera a cena a casa di amici, ho glassato stelle e cuori presi all'ikea e li ho appesi ai nostri due alberi, sì perché quest'anno ne abbiamo voluti due.

Ho provato a prendermi cura dei miei genitori eppure qualcosa è mancato. È mancato lo spirito dei Natali passati, quelli in cui i giorni erano scanditi dalla famiglia e dal ritrovarsi. Mi sono mancati i miei zii e i miei cugini, mi sono mancati i rumori fragorosi durante una tombola o una partita a mercante in fiera. Mi è mancata la nausea da troppo cibo e i sapori che hanno senso solo se gustati attorno a un tavolo arrangiato e sedie strizzate l'una vicina all'altra. Mi sono mancate le pietanze che passi di mano in mano scottandoti le dita, rischiando di far cadere i piatti da portata, vedendo sparire sotto al naso quel pezzo che avevi puntato dall'inizio del giro dei commensali. Sono mancati gli incontri improvvisati tra carte luccicanti e aperitivi e sono mancati i rituali più consueti, quello che rende il Natale il Natale che dev'essere e non soltanto un altro Natale dal quale sopravvivere.

I buoni propositi per il nuovo anno si scontrano contro l'impellenza di tutto quello che deve arrivare, tutto quello che deve tornare, tutto quello che se ne deve andare per sempre, tutto quello che non ha più il permesso di avvicinarsi. Vorrei essere un'acrobata capace di saltare di trampolino in trampolino, di sfida in sfida, di rischio in rischio, ma è come se mi fossi rannicchiata così tanto da soffrire di un indolenzimento cronico, paralizzante, soffocante.

Intanto riprendo fiato, angosciata all'idea di privarmi delle lucine intermittenti e degli addobbi, del profumo di pan pepato e dell'attesa, perché in fondo il Natale non è altro che un anelito nostalgico di qualcosa che vorremmo vivere e rivivere, senza dare il permesso al tempo di cambiare la vita, cambiarci gli occhi e soprattutto il cuore.

Felice 2016 a chi ha bisogno di un augurio, di un po' di coraggio, di un po' di luce e soprattutto speranza.


mercoledì 9 dicembre 2015

Del primo esperimento con il pirografo della Lidl

Vi ricordate il post tragicomico nel quale raccontavo le mie insensate peripezie atte a procacciarmi un pirografo di quelli in offerta alla Lidl? Ecco, lo scorso sabato pomeriggio mi sono messa d'impegno e ho provato a decorare dei sottobicchieri in legno grezzo e morbido - recuperati dai cinesi in confezione da sei per ben 2 euro - e si sono rivelati un'ottima superficie per una principiante alla prima incisione.
decorazioni natalizie pirografo


Ho preso spunto da alcuni oggetti di Natale in vendita su Etsy e mi sono messa all'opera. Diventeranno delle decorazioni per l'albero, o per i pacchetti oppure un'arma da lanciare dal balcone dritta in testa a chi farà degli schiamazzi sotto casa o si farà vivo e non sarà gradito.
Non mi posso lamentare del risultato, sebbene la resa sia oggettivamente imprecisa e tentennante, però per 10 euro non avrei potuto pretendere di più.

decorazioni natalizie pirografo

Mi posso invece lamentare per la difficoltà di impugnatura, per il cavo troppo rigido e corto e per il dolore che ora provo al polso, per le due dita ustionate e per il palmo della mano fuori uso. Pochi accorgimenti renderebbero questo prodotto a prova di impedito, quindi anche a prova di Erica.
Se lo userò di nuovo? Sicuramente! Ho un intero arsenale di utensili da cucina da personalizzare e distruggere irrimediabilmente!

decorazioni natalizie pirografo


martedì 8 dicembre 2015

Dei biscotti per cani fatti in casa

biscotti per cani


Troppa trippa, così è stata intitolata l'inchiesta di Report andata in onda Domenica 6 Dicembre. L'argomento sottoposto a indagine è stato il mercato di cibo per cani e gatti e da quel momento si è scatenata una vera e propria rivoluzione nelle coscienze di molti, adesso orientati - mi auguro a lungo termine - ad un'alimentazione casalinga, o per lo meno, ad una seria integrazione di carne vera e nutrienti non artefatti chimicamente, necessari per il benessere dei nostri animali.
Premetto di non aver ancora visto la puntata (se a qualcuno interessasse a fine post troverete il link)  e premetto che Bloody mangia cibo che gli cucino io da quando è entrato in famiglia. La mia motivazione? Voi mangereste simmenthal e palline croccanti 365 giorni all'anno due volte al giorno? Ecco, questo è tutto. Per me non è concepibile che la monotonia sia la regola, e cucinare per il mio cane non mi costa alcuna fatica.

biscotti per cani

Mi sono informata a lungo - e continuo a farlo - riguardo alle combinazioni alimentari più opportune e di pari passo cerco di assecondare sia le preferenze di Bloodino che la sua facilità di digestione, ragion per cui nel frigo non manca mai un contenitore ermetico di pappa pronta all'uso.

Il mio post sull'alimentazione casalinga per cani ha avuto un picco di visite a seguito di Report e spero che a giovare di quella ricetta siano tanti tartufini. A tal proposito, perché avere un blog significa desiderare di raccontare e sperare che qualcuno di quei racconti venga letto, oggi pomeriggio mi sono dedicata alla preparazione di snack facili e veloci che richiedono soltanto quattro ingredienti e nemmeno un'ora di tempo. E li voglio condividere con voi!


BISCOTTI PER CANI FATTI IN CASA

- 1 banana
- 1 uovo
- crusca di avena
- burro di arachidi



In un mixer frullate insieme la banana, l'uovo intero e un paio di cucchiai da tavola di burro d'arachidi. Otterrete un composto liquido. Unite quindi crusca di avena sufficiente a rendere gli ingredienti amalgamati, per poi raggiungere la consistenza di un panetto di pasta frolla. Avvolgete l'impasto nella pellicola trasparente, riponetelo in frigorifero per almeno un quarto d'ora e intanto preriscaldate il forno a 170-180 gradi. Trascorso il tempo di raffreddamento, con l'aiuto di un mattarello, stendete metà impasto tra due fogli di carta da forno facendo in modo che lo strato ottenuto non sia più spesso di un centimetro. Con l'aiuto di uno stampino, a vostro piacimento, ricavate tutti i biscotti possibili, impastando e stendendo la pasta fino a quando non sarà esaurita. Disponete ora gli snack su una teglia bassa, precedentemente ricoperta da carta forno, e infornate per 20 minuti circa. Non essendoci lieviti tra gli ingredienti, potete aprire il forno ogni volta che riterrete necessario controllarli. Sarà opportuno capovolgere i biscotti verso fine cottura per colorarli uniformemente.
Io ho ottenuto due teglie zeppe, circa una cinquantina di stelline, che ho scelto di riporre in una bella scatola di latta a forma di pupazzo di neve.

biscotti per cani

Ora serve solo l'approvazione di Bodibò, ma a tal proposito nutro grandi speranze!


biscotti per cani

Report, Puntata 6 Dicembre 2015: Troppa trippa

mercoledì 2 dicembre 2015

Del nostro Albero di Natale.

In corsivo c'è musica di Natale in cui perdersi.

Quanti alti e bassi, quanta malinconia, quante preoccupazioni e quanti pensieri sta portando con sé l'arrivo di questo Natale. Eppure ci sono simboli, tradizioni e abitudini imprescindibili nei giorni che precedono l'abbuffata che a che fare con la Natività, gesti che nessuna tristezza deve poter intaccare, momenti che le paure non devono adombrare con insistenza. E tra tutti loro quello che sento più mio è l'Albero.
Marty Stewart - Even Santa Claus Gets the Blues

In casa ci siamo ripromessi che durante le festività nessuno si arrogherà il diritto di infrangere quella magia fatta di sapori, profumi, ritrovarsi e atmosfera dalla quale meritiamo di essere abbracciati; niente avrà il permesso di scalfire quella pace della quale meritiamo di godere.
Dean Martin - Let It Snow

Ci teniamo stretti (pregando che durino gli intenti, citando Alda Merini) nonostante tutti i millemilla garbugli che sembrano volerci far inciampare ogni paio di passi. Ci teniamo stretti elencando quello che non dovrà mancare in tavola, accendendo candele e godendo con largo anticipo delle luci più belle in cui ci si possa perdere in casa a Dicembre.Ci teniamo stretti anche col broncio, anche da incazzati, anche silenziosi, anche distratti. Ci teniamo stretti. Stretti e basta.
Rhonda Vincent - Winter Wonderland

Complice una precoce prima domenica d'Avvento e ancor di più complice la visita da parte della nostra nipotina, domenica ci siamo messi d'impegno e ci siamo dedicati all'allestimento del nostro abete rigorosamente sintetico. Lo guardo e mi ci perdo, perché fin da quando ho ricordi, pendagli, luccichio e abbondanza mi incantano e mi infondono aspettative colme di gioia.
Etta James - Merry Christmas Baby


albero di natale / christmas tree

È stato un bel momento fatto di spensieratezza e canzoni da scimmiottare, mani che si stringono e guidano un ballo da pochi attimi, esposizione di tesi ingegneristiche sul posizionamento delle luminarie e tanto senso, valore, tenerezza e significato, donati senza nemmeno accorgersene dalla nostra tredicenne preferita e dagli ultimi strascichi dell'infanzia che la sta per lasciare libera di diventare grande.
Freddie King - Christmas Tears

Provo un affetto sincero nei confronti di questo Albero, perché in fondo lui deve ancora vivere il suo primo vero Natale. Lo scrivo con gli occhi gonfi e le mani che tremano, un nodo in gola che sembra fatto di lenzuola intrecciate da chi si lancia da una finestra per evadere. Nel mio incaponirmi nella volontà di imparare cinismo, sarcasmo e sana cattiveria non smetterò mai di credere che la forza di volontà possa cambiare il mondo, non sarò mai capace di non connotare di entusiasmo ed emozioni alcuni momenti che devono essere vissuti con bontà genuina, presenza genuina e ancor di più spensieratezza altrettanto genuina.
Frank Sinatra - The Christmas Song

Forse scriverò una lettera a Babbo Natale, gli chiederò la solidità e la concretezza, la stabilità e il sostegno, perché a volte mi sento alla deriva e avere occhi e cuore troppo grandi non aiuta. Non mi aiuta per niente.

Vorrei che fosse un Natale buono, semplice e parsimonioso. Ho bisogno che sia un Natale sincero. E buono, buono come quello delle pubblicità, magari persino artificiale, purché trascorra indolore, distratto dalla bellezza che lo circonda, sopraffatto dal Bene che almeno una volta all'anno deve sapersi imporre su tutto.

E vorrei una tombolata rumorosa, odore di brodo e broccoli e poi lampadine fioche, odore di frittura e la tv che va a vuoto. Ma mentre scrivo tutto questo non sono nè a casa mia nè in quella dei miei. Sono in anticamera, appena uscita dalla stanza da letto dove una montagna di cappotti hanno invaso un letto vecchio e cigolante. Se guardo alla mia sinistra ci sono bacinelle vuote che fino a poco prima hanno tenuto in vita delle povere anguille e si sono impegnate a privare il baccalà da tutto il sale di troppo. Se guardo un po' più avanti, verso la sala, c'è un uomo con un berretto, le bretelle coi bottoni e i pantaloni di velluto che fuma, un po' fissa lo schermo, un po' si gira e guarda con quegli occhioni azzurri qualcuno intento a raccontare. Ma se guardo di fronte, verso la porta finestra che non si chiude mai un po' per colpa della maniglia, un po' per colpa del legno, allora sì che rivedo il Natale, e lo rivedo forte come uno spintone, dolce come una zeppola intinta nel miele. Vedo quel grembiule del mercato ormai liso, con le tasche gonfie, Lei è in piedi davanti a tutti e quattro i fuochi accesi, con un cucchiaio di legno in mano, e con l'indice nodoso si aggiusta gli occhiali sul naso. E indossa un maglioncino rosso con le perline, un bel maglioncino che però non è nuovo, perché quello che la mia mamma le ha regalato l'anno prima lo terrà per il pranzo del giorno dopo. E allora è lì che vorrei tornare a trascorrere l'unico Natale che meritava di essere chiamato Natale, quello che mi illudo di poter rivivere anno dopo anno. Ma il tempo incalza per tutti e gioca sporco. Senza regole.


Avrei voluto scrivere di più e avrei voluto farlo meglio, ma devo rimettermi a finire di revisionare i miei articoli con la dedizione e l'impegno che meritano, perché ho un bel lavoro, che non basta di certo, ma lo terrò stretto come si fa quando si ha tutto ed è esattamente tutto che si rischia di perdere. Come la famiglia, che troppo spesso diamo per scontata.
 Noi, folli sconsiderati nel non accorgerci di quanto sia prezioso viversi.
Elvis Presley - Santa Claus is back in Town

martedì 1 dicembre 2015

Del Calendario dell'Avvento

Nato da un'usanza di origine tedesca, il Calendario dell'Avvento è il conto alla rovescia fatto di piccoli doni che accompagna giorno per giorno al Natale. In commercio ci sono calendari di ogni sorta e il fai da te permette di sbizzarrirsi con fantasia e originalità. Ventiquattro cioccolatini, ventiquattro dolcetti, ventiquattro pensieri, ventiquattro regalini, ventiquattro bustine di tè, ventiquattro...? Cosa mettereste nel calendario di chi amate e che cosa vorreste trovare nel vostro?

Quest'anno abbiamo sotto il nostro bell'albero un Calendario dell'Avvento molto speciale: ed è tutto per Bloody. L'ho trovato in un negozio per animali e ha un costo alla portata di tutte le tasche. Non ho esitato ad acquistare questa graziosa scatola colorata, dotata di ventiquattro finestrelle in ognuna nelle quali è stato inserito uno snack.

Un piccolo segno d'Amore per chi di Amore ne dona incondizionatamente, senza mai chiedere nulla in cambio. Una coccola da sgranocchiare al giorno, un biscottino in più. Perché dovrebbe essere Natale proprio per tutti, ma è giusto che sia un po' più Natale per i piccoli, per chi è più fragile, per chi ne ha più diritto e forse bisogno.


giovedì 26 novembre 2015

Del Ciobar da mordere


Ogni volta che appare sugli scaffali una novità dolciaria non sono capace di resistere e molto spesso il mio cestino degli acquisti infrasettimanali viene arricchito da una selezione di prodotti dal packaging invitante e dalle combinazioni di gusti insoliti: assolutamente da provare.

Uno degli ultimi avvistamenti è stato il Ciobar da mordere. Ne avevo sentito parlare, avevo visto numerosi post sui social, ma non avevo avuto modo di osare e procedere con l'acquisto. Complice un forte sconto offerto dal supermercato Simply, questa novità Ciobar è finita in casa.

La confezione contiene due buste di un preparato che consente la realizzazione di un dolcetto al cacao in un solo minuto di cottura al microonde. L'idea della  mug cake (torta in tazza) spopola da tempo nel web, ma complice una mia diffidenza insanabile nei confronti di tutto quello che richiede una preparazione fulminea e una resa istantanea, non mi sono mai cimentata a prepararne una. Il Ciobar da mordere, invece, sembrava proprio essere la realizzazione di un piccolo desiderio sopito.


Ho chiesto a Elvis di supervisionarne la preparazione e armata di tuta da ginnastica, ciabatte comode, tazza presa in prestito dal fidanzato e cucchiaione da combattimento me lo sono preparata. Ho cercato di seguire le indicazioni alla lettera, molto semplici tra l'altro, per evitare qualsivoglia variazione che - da brava testona - decido sempre di apportare a tutto quel che preparo.
Cinque cucchiai di latte per una busta di preparato versato in una tazza alta, una bella mescolata e a cuocere! Per la riuscita ottimale della cottura vengono suggerite due intensità di potenza: 750 oppure 1000 Watt. Ovviamente, il mio microonde raggiunge gli 800 e i 600.

Ho assistito alla nascita di questa creaturina marrone con esitazione, entusiasmo e grandi aspettative. E ammetto che estrarlo dal forno e accorgermi del fatto che avesse le sembianze e la consistenza di un brownie mi ha stupita e soddisfatta. Un utile accorgimento - caldamente raccomandato nella confezione - è aspettare almeno un paio di minuti prima di mettersene una cucchiaiata in bocca, in fondo i centri grandi ustioni hanno già fin troppo lavoro da sbrigare. E così ho fatto.

La mia recensione non può essere positiva perché a fronte di una preparazione dalla riuscita assicurata - anche per i più imbranati - il sapore mi ha lasciata stranita, delusa, persino incredula. Non ha molto senso che un preparato istantaneo faccia desiderare di migliorarlo con l'aggiunta di panna o altri ingredienti: manca qualcosa. Dovrebbe essere una delizia pronta all'uso, ma non è questo il caso. Forse, Ciobar da mordere, paga il ricordo delle tanto amate cioccolate in tazza della stessa azienda, che rimangono delle delizie da grande distribuzione incapaci di tradire le aspettative che riponiamo assaggio dopo assaggio, anno dopo anno.

Lo ricomprerei? No, non credo e non perchè il mio palato sia così raffinato ed esigente, ma perchè il tortino che mi sono ritrovata nella tazza - a distanza di più di un'ora da quando l'ho mangiato - mi ha regalato una nausea persistente e mi sono sentita ben lontana da quella sensazione di appagamento e compiacimento che anche il più semplice dei dolci deve saper donare.
Che peccato!

martedì 24 novembre 2015

Iger worth mentioning: IGERSITALIA e #5fotoxunpasto

E' bellissima l'iniziativa a favore di ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) promossa attraverso il profilo di Igersitalia, community tra le più interessanti del panorama italiano di Instagram.

A partire dal 24 Novembre fino al 14 Dicembre sarà possibile caricare oppure taggare una foto già presente nella vostra gallery, con gli hashtag #5fotoxunpasto e #igersitaliaRoyal Canin donerà un pasto completo ad ENPA per ogni 5 foto. L'anno scorso sono stati donati circa 3000 pasti a fronte di 14.600 foto postate.

L'invito di Igersitalia è: riusciremo a battere questo record?


Beh, diamogli una mano, armiamoci di fotocamera, chiediamo un po' di collaborazione ai nostri cagnolini e proviamoci tutti insieme! Bloody è già pronto a posare!



lunedì 23 novembre 2015

Del pirografo della Lidl e dei colpi di testa che sembrano lampi di genio

Sono quella dei colpi di testa, dei lampi di genio, delle epifanie improvvise, forse anche delle partenze intelligenti: e stamattina ho dato prova di ognuno dei miei talenti persino al mio cane.

Esce il nuovo volantino delle offerte Lidl. Una parte delle promozioni era dedicata alla creatività e al bricolage, una delle mie innumerevoli passioni in cui mi lancio a capofitto e che poi abbandono una volta realizzati un paio di progetti. Decido che il pirografo debba essere mio e mi vedo già provetta pinstriper a mostrare al mondo le mie prodezze di lettering su utensili da cucina, cornici, pendagli natalizi, braccialetti e qualsiasi oggetto che possa essere inciso o anche solo maltrattato dalle mie manine.

Sorrido, mi compiaccio, gongolo, quasi quasi sguazzo al solo pensiero di possedere un pirografo. Poi, all'improvviso, mi prende l'ansia. Quell'ansia irrefrenabile che mi porta a pensare che se non sarò davanti al supermercato almeno dieci minuti prima dell'apertura un'orda di vecchi e donnette creative assaliranno le poche scorte disponibili e mi ritroverò con un sogno infranto, ragion per cui ieri sera, armata di grugno e intenzioni malefiche, ho annunciato alla famiglia che il mattino seguente avrei sfidato il traffico, il freddo, il sonno, il lunedì e la pigrizia e a varcare la porta di quel supermercato sarei stata la prima, o al massimo la seconda.

Immaginavo che il mio meraviglioso pirografo fosse ben riposto in una scatolona pesante e voluminosa, in fondo fino a ieri non avevo nemmeno idea di che cosa diavolo fosse un pirografo e non ricordavo nemmeno il termine che lo definisce e lo confondevo con poligrafo, pirigrafo, ma anche con "il coso per incidere sul legno". Immaginavo che a disposizione del circondario di Nova Milanese ci fossero giusto una decina di esemplari, rari e preziosi da difendere quanto un ideale. Immaginavo che mi sarei dovuta armare di un porro o un gambo di sedano per infierire colpi ben assestati contro chiunque avesse anche solo ipotizzato di frapporsi tra me e il mio pennino a caldo. Ma sfortunatamente il mio immaginario fa cilecca quasi quanto i miei slanci più genuini e mi sono ritrovata di fronte ad uno scenario inatteso: un intero bancale di scatoline a disposizione di chiunque e nessuno - a parte un vecchietto che avevo pensato di rendere monco per non avere rivali - interessato al mio nuovo amante.


Il tutto alle otto e mezza del mattino, col mio cagnino sdraiato sul sedile posteriore dell'auto a dormire a palline all'aria un po' intontito dall'uscita così mattiniera, il tutto dopo essermi lavata, vestita e truccata alla velocità di Benny Hill e una guida da rallista per ben cinque chilometri.

Spero di cimentarmi già oggi pomeriggio nella creazione di qualcosa, in fondo, una manciata di speranze la ripongo davvero in questi nove euro e novantanove.

(To be continued...)

Song of the day: Big Bad Voodoo Daddy - Mr. Pinstripe Suit