mercoledì 30 marzo 2016

Della luce che irrompe nel buio, delle condanne

Ci sono giorni in cui è più difficile, giorni in cui sembra quasi impossibile.
Poi a volte ci si mette il rancore a darmi una mano, altre volte la delusione, e di tanto in tanto ci si mette pure l'estenuazione. In me sopravvivono, però, la malinconia, l'incredulità, il dispiacere per un impegno preso che sentivo sacro e inviolabile, un impegno a forma di promessa che si è spezzato come vetro scagliato a terra, come carta lacerata da uno strappo sadico.

Vivere in certi momenti ha le sembianze dell'esistere, del sopravvivere, del vegetare e questa mattina, mentre Bloody mi portava a passeggio e io cercavo di non farmi staccare una spalla, ho pensato che quello di cui ho bisogno, forse, non sia ricominciare, iniziare da zero, ma semplicemente andare avanti, tra giornate sena pretese, pianti senza lacrime e grida che non hanno più alcun suono. Forse, quello di cui ho bisogno è di perdermi in una lucida rassegnazione, perché tutto quello che ho desiderato - anima e corpo - sembra apparire soltanto quando tutto è ormai perso, irrimediabilmente.

Poi mi ricordo che godo del privilegio di insegnare a dei ragazzi un po' magici e che ognuno di loro -a modo suo - mi sbatte in faccia un mondo fatto di complessità, chiodi in bella vista, occhi stralunati, meccanismi inceppati e sforzi atti più a non deludermi che ad ottenere una buona valutazione. E loro non sanno nemmeno di essere la mia salvezza, luce che irrompe nel buio.

Penso al fatto che qualche sogno, nonostante la devastazione che mi ha quasi rasa al suolo, è rimasto lì, buono buono a pulsare e vibrare, e penso che sia stato bello impastare un dolce, godendo della presenza di una bimba e dei suoi pennarelli dall'altra parte del tavolo, sebbene mi abbia fatto impressione sentirmi chiedere, da cinque anni di vocina incuriosita, se io fossi una maestra. E lei non sa quanto abbia significato per me la sua spensieratezza, la sua innocente insistenza, la mattina trascorsa interamente insieme.

Avevo tutto e non è servito a niente, ho dato tutto e non ha portato ad alcunché.
E a volte mi sento già sbiadita, come se non fossi che una foto impolverata sul fondo di un cassetto, e questa sensazione mi logora piano piano, come tarli che perforano uno stomaco che sembra essere di legno in un corpo che vedo sgraziato, deformato, appassito, spento.

Perché sebbene essere altamente sensibili sia un dono, in me è una condanna, una croce, una maledizione. E per una volta vorrei non sentire nulla, nessuna colpa, nessun rimpianto, nessuna tenerezza, nessun perdono, nessun dispiacere.

Vorrei solo guardare il mondo distrattamente, come quando fuori piove, ma tu sei in casa e - avendo già messo a posto ogni cosa - non hai bisogno di uscire, ma solo di chiudere le tende, dare le spalle alla finestra e continuare con le tue faccende: arrogandoti il diritto di dare per scontato tutto quello che ti circonda, tutto quello che vedi, tutto quello che respiri e  tutto quello che vivi. Illudendoti che nulla cambierà mai, perché si potrà sempre trovare una via.

Feeling like a misshapen daisy in a field of perfection. 
Sighing over thrift store love songs.


martedì 22 marzo 2016

Del 22 Marzo 2015

" È una domenica mattina vestita ancora da inverno. Le macchine strisciano asfalto e pozzanghere senza riguardi e io penso alla quiete di questo istante mentre le campane chiamano bambini e anziani alla messa e la pioggia zittisce gli schiamazzi sgraziati dei passanti qui sotto.

Mi manca scrivere, sono una persona diversa, una persona migliore quando lo faccio. Mi manca raccontare, raccontarmi, ridipingere ciò che vivo, sento e vedo attraverso il filtro delle mie parole preferite e lasciare che qualcuno ci si perda o ci si imbatta, anche solo per sbaglio. È un esercizio di pulizia interiore, è un atto premuroso verso tutto quello che altrimenti soffoco e taccio. È non vanificare  la memoria di ciò che accade, di ciò che perderei tra impegni, responsabilità, burocrazie, distrazioni e buone e assai cattive abitudini.

Entra luce dalle tende. Sono sveglia da ore eppure non so lasciare nè te che mi abbracci nè il piumone che ci avvolge. Guardo le pareti rosse, bianche e blu della camera. Mi soffermo a ripensare alla bellezza dei momenti in cui abbiamo scelto, posizionato ogni oggetto attorno a noi e sospiro ricordando quanto il dolore sappia sbiadire il senso più profondo di ciò che ci ha uniti a favore di quello che ha resi vittime, ognuno a suo modo, di noi stessi.

Amore, noi viviamo una rivoluzione fatta di conquiste, forza di volontà, impegno e conferme quotidiane e mentre dormi io vorrei svegliarti per dirti che sei il mio orgoglio, che sei il mio coraggio e che non mi sembra ancora vero di non averti perso e che tutto sia come è ora. Perché non te lo ricordo abbastanza. Perché forse non lo so fare come vorrei.

E poi penso allo sciroppo d'acero che mi chiederà di tuffarsi su un lettino di pancake (e vogliamo scontentarlo?). Penso al nostro cagnolino che ci darà un buongiorno da straziare il petto di tenerezza e sorrisi. Penso che come non mai nella vita sia arrivato il momento di ripagare chi mi ama con una Erica non più fragile, assopita, dimessa, spaventata, disperata. E penso che qualcosa in me stia di nuovo gemmando e che il miracolo di ciò che ancora è, di ciò che è come non lo è mai stato non possa più essere mortificato e messo in pericolo da ciò che non sarà mai più.

È una domenica mattina in cui c'è tanto da fare,  a modo nostro. Tu compri una lanterna,  la tieni in cucina per anni. Poi arrivo io, ti mostro un'immagine e tu mi chiedi di comprare dei cactus. E ora abbiamo anche una serra microscopica che sa di armonia e sintonia. Che sa di noi."



È che ho abitato quel sogno giusto il tempo di un errore.
È che tutto quello che ero, tutto quello che davo a cuore aperto, tutto quello che facevo e sognavo per due, non è servito che a niente.
E provo rabbia. E provo dolore. 

giovedì 17 marzo 2016

Delle domande consuete

Tu lo sai, io lo so, quanto vanno disperse,
trascinate dai giorni come piena di fiume
tante cose sembrate e credute diverse,
come un prato coperto a bitume. 
Rimanere così, annaspare nel niente,
custodire i ricordi, carezzare le età;
è uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente
del diritto alla felicità... 
Se ci sei, cosa sei? Cosa pensi e perchè?
Non lo so, non lo sai; siamo qui o lontani?
Esser tutto, un momento, ma dentro di te,
aver tutto, ma non il domani...

martedì 19 gennaio 2016

Dell'insalata detox con finocchi, radicchio, arance e melograno



Finite le feste mi sono ritrova con demoni tentatori sparsi ovunque per casa, bombe caloriche infami che mi chiedono di essere finite, sgranocchiate, mangiucchiate, e il tutto - una volta ingerito - mi precipita in picchiata sia sulle rotondità che sui coscioni. Complice una terapia cortisonica, mi ritrovo a vedermi spenta, appesantita, impigrita e allora, di tanto in tanto mi regalo una bella botta di vitamine, colori e sapore. Qualcosa capace di saziarmi, ma che riesce a non farmi sentire in colpa una volta di fronte alla ciotola vuota.

Nelle insalatone mi piace unire i sapori contrastanti e abbinare al dolce il salato, al morbido il croccante, e questacomposizione di frutta e verdure è una tra le mie preferite. Per prepararla ho scelto di unire: finocchi tagliati a fettine sottili, puntarelle, radicchio di Chioggia, il succo e dei dadini di arancia pelata al vivo, melograno e noci. Ho condito con un'emulsione a base di succo di arancia e limone, sale e olio evo e ho tolto dal mio piatto, insolitamente, almeno un migliaio di calorie.

Per renderla un buon lunch box potreste aggiungere dei pezzetti di parmigiano, ma anche del tonno, del petto di pollo grigliato o del salmone saprebbero appagarvi.

Un suggerimento veloce, un inno ai cromatismi invernali che sanno stupire quanto un'inattesa, un'insperata giornata di sole.





giovedì 14 gennaio 2016

Della cena messicana for dummies



Un invito a base di un piatto unico appetitoso?
Io spesso punto sul messicano, come ho fatto proprio qualche giorno fa. Andare a mangiare fajitas y tacos al ristorante coincide con un bagno di sangue o, peggio ancora, con la degustazione di assaggi liberamente ispirati a qualcosa che, soltanto per sbaglio, ha avuto a che fare con la terra di Zapata. Anno dopo anno la mia insaziabile ingordigia ha potuto constatare che in media le porzioni sono state via via ridotte a fronte di un aumento dei prezzi poco giustificabile e ancor meno gradito. Siccome le cose buone devono essere alla portata di tutti, tanto vale prepararlo a casa!



Poche pietanze e un successo assicurato, basta solo prestare un pochino di attenzione a non far mancare quei condimenti e quelle salse fondamentali per una resa a prova di lingue biforcute, criticoni e fauci voraci. Siate generosi con le porzioni!

MENÙ MESSICANO FOR DUMMIESPer 4 persone




- Tortillas oppure Tacos
(si comprano!) 8 come minimo sindacale per fajitas e 12 per i tacos
- Fajitas di pollo con verdure (un petto di pollo intero, una cipolla grande, un peperone rosso, un peperone giallo, spezie per Tacos)
- Guacamole (due avocado, due lime, pomodoro, peperone, cipolla)
- Dadini di pomodori (pomodori, prezzemolo o coriandolo, scalogno, aglio e origano)
- Salsa piccante (si compra!)
- Formaggio edam o gouda o latteria (si compra!)
- Nachos (come aperitivo o per dar fondo alle ciotole con le salse)

FAJITAS DI POLLO CON VERDURE


Taglio a strisce una cipolla cicciona e due peperoni, uno giallo e uno rosso, lifaccio saltare in una padella in abbondante olio e fiamma vivace. Dopo una decina di minuti li salo e li allontano dal fuoco. Intanto taglio a striscioline il pollo e lo condisco in una ciotola con dell’olio e delle spezie per tacos, che troverete in qualsiasi supermercato. Cuocio il pollo su una bistecchiera e quando inizia a colorarsi unisco le verdure e lascio sul fuoco allegro fino a quando il tutto non avrà assunto una bella colorazione e l’aspetto non sarà visibilmente croccante.

GUACAMOLE


L’unica accortezza che dovete avere – per la riuscita della ricetta di una buona Guacamole - è scegliere degli avocado maturi, morbidi al tatto, ma non troppo scuri. Private l’avocado della scorza e del super nocciolo, riducetelo a una purea con l’aiuto di una forchetta, aggiungete il succo di uno o due lime a vostro gusto, i dadini piccolissimi di pomodoro, dadini di cipolla e sale. Io non metto olio perché così la salsa è molto più fresca e “fruttosa”. Mescolate con cura fino a quando gli ingredienti non si saranno uniti armoniosamente, man mano, prendete un nacho ovvero una patatina di mais. Il lime dovrebbe contribuire a non scurire la vostra Guacamole, alcuni conservano il nocciolo dell’avocado e lo lasciano nella ciotola con la preparazione finita fino al momento di servire perché dovrebbe prevenirne l’ossidazione, un ultimo trucchetto è ricoprire con pellicola trasparente avendo cura di farla aderire completamente alla superficie della salsa e mantenerla al fresco.

DADINI DI POMODORI




A me piacciono così: tagliati piccoli piccoli e privati della maggior parte dei semi. Li guarnisco con micro pezzetti di peperone rosso, scalogno, aglio fresco, prezzemolo o coriandolo (dipende da quel che trovo), succo di lime, origano, olio evo e sale. Li mescolo per bene e li metto, come al solito al fresco.


Farcite i vostri Tacos e le vostre Tortillas (che vanno riscaldate su una padella o al microonde) a piacere e gustatevi queste delizie bollenti!





Insomma, adesso che avete tutto pronto per la vostra cena messicana casalinga, potete scegliere di bere del buon vino, della birra fresca, una bibita stura-lavandino oppure impegnarvi con questa ricetta per Sangria: scegliete del vino rosso o bianco e versatelo in una caraffa*. Aromatizzatelo con un paio di stecche di cannella, aggiungete un cucchiaio di zucchero, dadi di arancia, pesche e chicchi d’uva, unite la scorza di mezzo limone e mettete in frigo a riposare fino a quando non lo servirete a tavola!
N.d.Milvina *No, non sto delirando, esiste una versione con vino bianco!


Considerando il quantitativo misero di avanzi... direi che si è trattato di un successo!

mercoledì 6 gennaio 2016

Del papurott senza la bagiana




Sì, avete letto bene e se avete familiarità con la Brianza e il milanese in generale, non potrete fare a meno di sorridere e di incuriosirvi, come me, di fronte a questo dolcetto dell'Epifania.

La tradizione racconta che il Papurott Senza la Bagiana o Papurogio sia

"un antico dolce brianzolo che risale ai primi del novecento e che si consumava il giorno dell'Epifania. Una mamma che non aveva la possibilità di comprare regali o dolci ai suoi bimbi, alla vigilia dell'Epifania con quel poco che aveva in casa - farina e poco altro - modelló un impasto dandogli la forma di papurott cosicché anche i suoi figli potessero ricevere un dono il giorno successivo. Si tratta di un dolce povero il cui ingrediente principale è l'amore di mamma con l'aggiunta di pasta di pane, zucchero, marmellata e uvetta sultanina. Papurott significa bambolotto, senza bagiana invece senza sesso".

Un angioletto da mordere e condividere, un dolcino dal sapore antico, eppure mantenuto con perseveranza e volontà. Non esiste una ricetta ufficiale, ogni famiglia che ne mantiene viva la tradizione tramanda la propria versione segreta di generazione in generazione. C'è chi lo realizza con un impasto simile a quello di una veneziana, come i panettieri e le pasticcerie, chi lo prepara partendo da una frolla, chi osa e se ne concede una versione a base di sfoglia; poi c'è chi lo decora con una pipetta di caramello, chi lo cosparge di granella di zucchero o zuccherini, chi lo segna con della marmellata, insomma ogni famiglia ha il proprio papurott e solitamente questo pupazzetto viene regalato da mamme e nonne.

Un dolce semplice, adatto a tutti i bimbi e ancor più adatto ai bimbi che da decenni non lo sono ormai più, bambini dai capelli argentati, voci basse e mani incerte, ma occhi lucidi e profondi davanti a ricordi di farina e uova.



Non ho scritto e condiviso alcunché del mio Natale, non solo per pigrizia e indolenza, ma anche perché la quotidianità ha preteso esazioni inattese e gli imprevisti si sono fatti largo a discapito della normalità. Mi sono dedicata ai miei cari, per quel che ho potuto e sofferto di una malinconia densa e spessa, così gravosa da sembrare mollica di pane. Ho cucinato biscotti da regalare, ho decorato una casetta di pan di zenzero che abbiamo fatto a pezzi una sera a cena a casa di amici, ho glassato stelle e cuori presi all'ikea e li ho appesi ai nostri due alberi, sì perché quest'anno ne abbiamo voluti due.

Ho provato a prendermi cura dei miei genitori eppure qualcosa è mancato. È mancato lo spirito dei Natali passati, quelli in cui i giorni erano scanditi dalla famiglia e dal ritrovarsi. Mi sono mancati i miei zii e i miei cugini, mi sono mancati i rumori fragorosi durante una tombola o una partita a mercante in fiera. Mi è mancata la nausea da troppo cibo e i sapori che hanno senso solo se gustati attorno a un tavolo arrangiato e sedie strizzate l'una vicina all'altra. Mi sono mancate le pietanze che passi di mano in mano scottandoti le dita, rischiando di far cadere i piatti da portata, vedendo sparire sotto al naso quel pezzo che avevi puntato dall'inizio del giro dei commensali. Sono mancati gli incontri improvvisati tra carte luccicanti e aperitivi e sono mancati i rituali più consueti, quello che rende il Natale il Natale che dev'essere e non soltanto un altro Natale dal quale sopravvivere.

I buoni propositi per il nuovo anno si scontrano contro l'impellenza di tutto quello che deve arrivare, tutto quello che deve tornare, tutto quello che se ne deve andare per sempre, tutto quello che non ha più il permesso di avvicinarsi. Vorrei essere un'acrobata capace di saltare di trampolino in trampolino, di sfida in sfida, di rischio in rischio, ma è come se mi fossi rannicchiata così tanto da soffrire di un indolenzimento cronico, paralizzante, soffocante.

Intanto riprendo fiato, angosciata all'idea di privarmi delle lucine intermittenti e degli addobbi, del profumo di pan pepato e dell'attesa, perché in fondo il Natale non è altro che un anelito nostalgico di qualcosa che vorremmo vivere e rivivere, senza dare il permesso al tempo di cambiare la vita, cambiarci gli occhi e soprattutto il cuore.

Felice 2016 a chi ha bisogno di un augurio, di un po' di coraggio, di un po' di luce e soprattutto speranza.


mercoledì 9 dicembre 2015

Del primo esperimento con il pirografo della Lidl

Vi ricordate il post tragicomico nel quale raccontavo le mie insensate peripezie atte a procacciarmi un pirografo di quelli in offerta alla Lidl? Ecco, lo scorso sabato pomeriggio mi sono messa d'impegno e ho provato a decorare dei sottobicchieri in legno grezzo e morbido - recuperati dai cinesi in confezione da sei per ben 2 euro - e si sono rivelati un'ottima superficie per una principiante alla prima incisione.
decorazioni natalizie pirografo


Ho preso spunto da alcuni oggetti di Natale in vendita su Etsy e mi sono messa all'opera. Diventeranno delle decorazioni per l'albero, o per i pacchetti oppure un'arma da lanciare dal balcone dritta in testa a chi farà degli schiamazzi sotto casa o si farà vivo e non sarà gradito.
Non mi posso lamentare del risultato, sebbene la resa sia oggettivamente imprecisa e tentennante, però per 10 euro non avrei potuto pretendere di più.

decorazioni natalizie pirografo

Mi posso invece lamentare per la difficoltà di impugnatura, per il cavo troppo rigido e corto e per il dolore che ora provo al polso, per le due dita ustionate e per il palmo della mano fuori uso. Pochi accorgimenti renderebbero questo prodotto a prova di impedito, quindi anche a prova di Erica.
Se lo userò di nuovo? Sicuramente! Ho un intero arsenale di utensili da cucina da personalizzare e distruggere irrimediabilmente!

decorazioni natalizie pirografo


martedì 8 dicembre 2015

Dei biscotti per cani fatti in casa

biscotti per cani


Troppa trippa, così è stata intitolata l'inchiesta di Report andata in onda Domenica 6 Dicembre. L'argomento sottoposto a indagine è stato il mercato di cibo per cani e gatti e da quel momento si è scatenata una vera e propria rivoluzione nelle coscienze di molti, adesso orientati - mi auguro a lungo termine - ad un'alimentazione casalinga, o per lo meno, ad una seria integrazione di carne vera e nutrienti non artefatti chimicamente, necessari per il benessere dei nostri animali.
Premetto di non aver ancora visto la puntata (se a qualcuno interessasse a fine post troverete il link)  e premetto che Bloody mangia cibo che gli cucino io da quando è entrato in famiglia. La mia motivazione? Voi mangereste simmenthal e palline croccanti 365 giorni all'anno due volte al giorno? Ecco, questo è tutto. Per me non è concepibile che la monotonia sia la regola, e cucinare per il mio cane non mi costa alcuna fatica.

biscotti per cani

Mi sono informata a lungo - e continuo a farlo - riguardo alle combinazioni alimentari più opportune e di pari passo cerco di assecondare sia le preferenze di Bloodino che la sua facilità di digestione, ragion per cui nel frigo non manca mai un contenitore ermetico di pappa pronta all'uso.

Il mio post sull'alimentazione casalinga per cani ha avuto un picco di visite a seguito di Report e spero che a giovare di quella ricetta siano tanti tartufini. A tal proposito, perché avere un blog significa desiderare di raccontare e sperare che qualcuno di quei racconti venga letto, oggi pomeriggio mi sono dedicata alla preparazione di snack facili e veloci che richiedono soltanto quattro ingredienti e nemmeno un'ora di tempo. E li voglio condividere con voi!


BISCOTTI PER CANI FATTI IN CASA

- 1 banana
- 1 uovo
- crusca di avena
- burro di arachidi



In un mixer frullate insieme la banana, l'uovo intero e un paio di cucchiai da tavola di burro d'arachidi. Otterrete un composto liquido. Unite quindi crusca di avena sufficiente a rendere gli ingredienti amalgamati, per poi raggiungere la consistenza di un panetto di pasta frolla. Avvolgete l'impasto nella pellicola trasparente, riponetelo in frigorifero per almeno un quarto d'ora e intanto preriscaldate il forno a 170-180 gradi. Trascorso il tempo di raffreddamento, con l'aiuto di un mattarello, stendete metà impasto tra due fogli di carta da forno facendo in modo che lo strato ottenuto non sia più spesso di un centimetro. Con l'aiuto di uno stampino, a vostro piacimento, ricavate tutti i biscotti possibili, impastando e stendendo la pasta fino a quando non sarà esaurita. Disponete ora gli snack su una teglia bassa, precedentemente ricoperta da carta forno, e infornate per 20 minuti circa. Non essendoci lieviti tra gli ingredienti, potete aprire il forno ogni volta che riterrete necessario controllarli. Sarà opportuno capovolgere i biscotti verso fine cottura per colorarli uniformemente.
Io ho ottenuto due teglie zeppe, circa una cinquantina di stelline, che ho scelto di riporre in una bella scatola di latta a forma di pupazzo di neve.

biscotti per cani

Ora serve solo l'approvazione di Bodibò, ma a tal proposito nutro grandi speranze!


biscotti per cani

Report, Puntata 6 Dicembre 2015: Troppa trippa

mercoledì 2 dicembre 2015

Del nostro Albero di Natale.

In corsivo c'è musica di Natale in cui perdersi.

Quanti alti e bassi, quanta malinconia, quante preoccupazioni e quanti pensieri sta portando con sé l'arrivo di questo Natale. Eppure ci sono simboli, tradizioni e abitudini imprescindibili nei giorni che precedono l'abbuffata che a che fare con la Natività, gesti che nessuna tristezza deve poter intaccare, momenti che le paure non devono adombrare con insistenza. E tra tutti loro quello che sento più mio è l'Albero.
Marty Stewart - Even Santa Claus Gets the Blues

In casa ci siamo ripromessi che durante le festività nessuno si arrogherà il diritto di infrangere quella magia fatta di sapori, profumi, ritrovarsi e atmosfera dalla quale meritiamo di essere abbracciati; niente avrà il permesso di scalfire quella pace della quale meritiamo di godere.
Dean Martin - Let It Snow

Ci teniamo stretti (pregando che durino gli intenti, citando Alda Merini) nonostante tutti i millemilla garbugli che sembrano volerci far inciampare ogni paio di passi. Ci teniamo stretti elencando quello che non dovrà mancare in tavola, accendendo candele e godendo con largo anticipo delle luci più belle in cui ci si possa perdere in casa a Dicembre.Ci teniamo stretti anche col broncio, anche da incazzati, anche silenziosi, anche distratti. Ci teniamo stretti. Stretti e basta.
Rhonda Vincent - Winter Wonderland

Complice una precoce prima domenica d'Avvento e ancor di più complice la visita da parte della nostra nipotina, domenica ci siamo messi d'impegno e ci siamo dedicati all'allestimento del nostro abete rigorosamente sintetico. Lo guardo e mi ci perdo, perché fin da quando ho ricordi, pendagli, luccichio e abbondanza mi incantano e mi infondono aspettative colme di gioia.
Etta James - Merry Christmas Baby


albero di natale / christmas tree

È stato un bel momento fatto di spensieratezza e canzoni da scimmiottare, mani che si stringono e guidano un ballo da pochi attimi, esposizione di tesi ingegneristiche sul posizionamento delle luminarie e tanto senso, valore, tenerezza e significato, donati senza nemmeno accorgersene dalla nostra tredicenne preferita e dagli ultimi strascichi dell'infanzia che la sta per lasciare libera di diventare grande.
Freddie King - Christmas Tears

Provo un affetto sincero nei confronti di questo Albero, perché in fondo lui deve ancora vivere il suo primo vero Natale. Lo scrivo con gli occhi gonfi e le mani che tremano, un nodo in gola che sembra fatto di lenzuola intrecciate da chi si lancia da una finestra per evadere. Nel mio incaponirmi nella volontà di imparare cinismo, sarcasmo e sana cattiveria non smetterò mai di credere che la forza di volontà possa cambiare il mondo, non sarò mai capace di non connotare di entusiasmo ed emozioni alcuni momenti che devono essere vissuti con bontà genuina, presenza genuina e ancor di più spensieratezza altrettanto genuina.
Frank Sinatra - The Christmas Song

Forse scriverò una lettera a Babbo Natale, gli chiederò la solidità e la concretezza, la stabilità e il sostegno, perché a volte mi sento alla deriva e avere occhi e cuore troppo grandi non aiuta. Non mi aiuta per niente.

Vorrei che fosse un Natale buono, semplice e parsimonioso. Ho bisogno che sia un Natale sincero. E buono, buono come quello delle pubblicità, magari persino artificiale, purché trascorra indolore, distratto dalla bellezza che lo circonda, sopraffatto dal Bene che almeno una volta all'anno deve sapersi imporre su tutto.

E vorrei una tombolata rumorosa, odore di brodo e broccoli e poi lampadine fioche, odore di frittura e la tv che va a vuoto. Ma mentre scrivo tutto questo non sono nè a casa mia nè in quella dei miei. Sono in anticamera, appena uscita dalla stanza da letto dove una montagna di cappotti hanno invaso un letto vecchio e cigolante. Se guardo alla mia sinistra ci sono bacinelle vuote che fino a poco prima hanno tenuto in vita delle povere anguille e si sono impegnate a privare il baccalà da tutto il sale di troppo. Se guardo un po' più avanti, verso la sala, c'è un uomo con un berretto, le bretelle coi bottoni e i pantaloni di velluto che fuma, un po' fissa lo schermo, un po' si gira e guarda con quegli occhioni azzurri qualcuno intento a raccontare. Ma se guardo di fronte, verso la porta finestra che non si chiude mai un po' per colpa della maniglia, un po' per colpa del legno, allora sì che rivedo il Natale, e lo rivedo forte come uno spintone, dolce come una zeppola intinta nel miele. Vedo quel grembiule del mercato ormai liso, con le tasche gonfie, Lei è in piedi davanti a tutti e quattro i fuochi accesi, con un cucchiaio di legno in mano, e con l'indice nodoso si aggiusta gli occhiali sul naso. E indossa un maglioncino rosso con le perline, un bel maglioncino che però non è nuovo, perché quello che la mia mamma le ha regalato l'anno prima lo terrà per il pranzo del giorno dopo. E allora è lì che vorrei tornare a trascorrere l'unico Natale che meritava di essere chiamato Natale, quello che mi illudo di poter rivivere anno dopo anno. Ma il tempo incalza per tutti e gioca sporco. Senza regole.


Avrei voluto scrivere di più e avrei voluto farlo meglio, ma devo rimettermi a finire di revisionare i miei articoli con la dedizione e l'impegno che meritano, perché ho un bel lavoro, che non basta di certo, ma lo terrò stretto come si fa quando si ha tutto ed è esattamente tutto che si rischia di perdere. Come la famiglia, che troppo spesso diamo per scontata.
 Noi, folli sconsiderati nel non accorgerci di quanto sia prezioso viversi.
Elvis Presley - Santa Claus is back in Town

martedì 1 dicembre 2015

Del Calendario dell'Avvento

Nato da un'usanza di origine tedesca, il Calendario dell'Avvento è il conto alla rovescia fatto di piccoli doni che accompagna giorno per giorno al Natale. In commercio ci sono calendari di ogni sorta e il fai da te permette di sbizzarrirsi con fantasia e originalità. Ventiquattro cioccolatini, ventiquattro dolcetti, ventiquattro pensieri, ventiquattro regalini, ventiquattro bustine di tè, ventiquattro...? Cosa mettereste nel calendario di chi amate e che cosa vorreste trovare nel vostro?

Quest'anno abbiamo sotto il nostro bell'albero un Calendario dell'Avvento molto speciale: ed è tutto per Bloody. L'ho trovato in un negozio per animali e ha un costo alla portata di tutte le tasche. Non ho esitato ad acquistare questa graziosa scatola colorata, dotata di ventiquattro finestrelle in ognuna nelle quali è stato inserito uno snack.

Un piccolo segno d'Amore per chi di Amore ne dona incondizionatamente, senza mai chiedere nulla in cambio. Una coccola da sgranocchiare al giorno, un biscottino in più. Perché dovrebbe essere Natale proprio per tutti, ma è giusto che sia un po' più Natale per i piccoli, per chi è più fragile, per chi ne ha più diritto e forse bisogno.